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Filippo Inzaghi (Superpippo)

Del 29/12/2012 di Enrico Bonifazi


Filippo Inzaghi  (Superpippo) Uno dei più grandi bomber della storia rossonera. Un predatore dell'area capace di decidere con i suoi gol, partite pesantissime come la finale di Champions League del 2007 vinta contro il Liverpool grazie ad una sua doppietta e il Mondiale per Club contro il Boca Jrs.

La storia "calcistica" di Filippo Inzaghi andrebbe divisa in due parti: la prima da inserire nella categoria NEMICI STORICI dei nostri colori e la seconda, con tutti gli onori del merito, va incastonata tra le biografie dei grandi CAMPIONI ROSSONERI. Avendo quest'ultima un peso specifico quasi quadruplo (quantificabile in gloria, trofei, successi personali e amore riscosso tra i tifosi), Inzaghi merita (oltre al pernotto vita natural durante a Milanello guadagnatosi nel Maggio del 2007) l'ingresso tra le nuvole dell'immortalità dei fuoriclasse del passato. Qualcuno alle mie parole potrebbe storcere il naso, ad esempio un esteta del nostro sport o chi ama la tecnica sopraffina dei piedi verdeoro. Niente di tutto questo è Pippo Inzaghi ma l'epressione di superpoteri in area mascherati da "un'identità segreta" da essere umano normalissimo. Come dimenticare ad esempio i primi calci di quelle gambette sottili ed insignificanti e di quei piedi "grezzi" da raffinare che seppero guadagnarsi l'attenzione (all'inizio degli anni 90) degli osservatori del Piacenza (serie B) a suon di gol. Il gol non ha valore estetico, è un numero che fa battere il cuore e i "battiti" generati dal bambino Filippo Inzaghi nel campetto del San Nicolò (la sua frazione natale) sono davvero tantissimi. Gettato nella mischia, se la cava bene, appena maggiorenne, anche nel mezzo dell'agonismo cadetto anche se i suoi muscoli "acerbi" necessitano maggiore sostanza. La dirigenza piacentina decide per il prestito in C1, al Leffe dove Pippo germoglia gol dopo gol dimostrando con i suoi "numeri" di meritarsi un ritorno in serie B. L'illustre attenzione dell'Hellas Verona cade sulla sua abilità nel trasformare in gol ogni palla che vaga nell'area avversaria e il passaggio ai gialloblù avviene nell'estate del 1993. Un solo campionato per mostrare il suo valore con 13 reti e la mutazione da Filippo Inzaghi a "Superpippo" (come il celebre eroe di Topolinia), soprannome lanciato dalla tifoseria veronese, è servita. Il Piacenza lo richiama alla "base" per la stagione successiva, durante la quale si concretizza (anche per merito dei suoi 15 gol) il ritorno del club emiliano in serie A. Inzaghi inizia a fare gola alle squadre nei piani alti della classifica e il primo passo verso la consacrazione (dopo una breve parentesi nel forte Parma di Nevio Scala) avviene a Bergamo, stavolta con la maglia dell'Atalanta. E' la stagione 1996-97 e il giovanissimo bomber mette a segno ben 24 reti (una delle quali al Milan), conquistando il titolo di capocannoniere della massima serie ed evidenziando le sue qualità di rapace dell'area. Dopo un solo campionato con i nerazzurri, viene ingaggiato dalla Juventus tra lo scetticismo generale dei tifosi bianconeri che speravano in ben altre "pedine" per sostituire il tandem Vieri-Boksic. Il sodalizio Inzaghi-Del Piero si rivela invece vincente. Le rifiniture di Alex e il costante incombere di Inzaghi nell'area avversaria portano gol a grappoli e la coppia inizia a raccogliere consensi da ogni parte. I bianconeri vincono il campionato e solo una sconfitta di misura nella finale di Champions League contro il Real Madrid impedisce a Superpippo di alzare al cielo il suo primo trofeo internazionale. Nel campionato seguente le cose proseguono bene per il centravanti emiliano che mantiene altissima la sua media gol e contribuisce alla vittoria del secondo scudetto consecutivo per la Juve. L'attaccante nel frattempo si è potenziato muscolarmente ma non abbastanza per fare del tiro da fuori una delle sue armi. La sua specialità resta la partenza sul filo del fuorigioco che lo rende difficilissimo da marcare e la sua onnipresenza in area. Palle perse da portieri, cross perfetti e non, appoggi "sporchi", tutto è preda del rapidissimo Inzaghi che "alchimista" di questo sport, trasforma in oro ogni giocata. Tuttavia la "viziata" tifoseria juventina inizia a beccarlo per una presunta rivalità con Del Piero, l'idolo dei tifosi, per via di alcuni palloni non serviti al compagno nei momenti di difficoltà, soprattutto nel biennio 1999-2000, quando il numero 10, dopo il grave infortunio al crociato, trova difficoltà a segnare su azione. L'egoismo proverbiale di Inzaghi non si allenta nemmeno di fronte alla possibilità di fare sbloccare il compagno di reparto e l'unico suo obiettivo resta segnare. Durante il match a Venezia, nel Febbraio del 2000, con la Juventus lanciatissima verso il terzo scudetto in 4 anni, stavolta sotto la guida di Carletto Ancelotti, il rapporto tra i due attaccanti si frattura ulteriormente. Inzaghi lanciato a rete in solitaria, supera il portiere e si presenta davanti alla porta. Del Piero lo segue e tutti si aspettano il passaggio che potrebbe riportare al gol "su azione" il capitano bianconero. Pippo invece tra lo stupore di tutti appoggia in rete il pallone ed esulta per la sua tripletta mentre Ale abbassa la testa. La dote che rende spietato un attaccante, viene in questo caso condannata. I tifosi la prendono male e iniziano a fischiare Superpippo. Si inizia a parlare dell'interessamento del Milan per il centravanti. In curva sud, a San siro, appare uno striscione: "Fininvest paghi per il "rossonero" Inzaghi", è Milano che chiama non senza "frecciatina" rivolta al presidente Berlusconi. L'estate del 2001 porta grandi cambiamenti nei ranghi rossoneri e Inzaghi firma per il Milan dopo una lunga trattativa con Galliani. Arriva anche Fatih Terim, allenatore turco di grande spessore che porta con se dalla Fiorentina il talentuoso Rui Costa. Si punta in alto, anzi altissimo. Il destino infame si accanisce però sulla stagione del rilancio. Il trequartista portoghese si infortuna alla spalla durante il primo match di campionato e Inzaghi, ben lanciato verso una delle sue stagioni proficue, si ferma per un grave problema al ginocchio ed è costretto al riposo per quindici giornate. Il suo rientro ha il potere di svegliare un Milan pigro, altalenante e inglobato dalla mediocrità nonostante il cambio di allenatore (da Terim ad Ancelotti). I rossoneri grazie ad una rimonta esaltante, sul finire della stagione agganciano la qualificazione al preliminare di Champions League e tutti i propositi di aprire un ciclo vincente vengono rinviati al campionato 2002/2003. E' proprio Superpippo con un guizzo a decidere la sfida di andata contro lo Slovan Liberec e, ottenuto il pass per la fase a gruppi, impallina a dovere anche Lens, Deportivo (tripletta), Bayern (doppietta) e Borussia Dortmund. Il campionato, partito alla grande, viene presto accantonato per dedicarsi alla più "appetitosa" coppa con le orecchie. Nei quarti di finale contro l'Ajax, Inzaghi gioca quella che probabilmente sarà ricordata come la sua più bella prestazione nel Milan. Segna il gol del vantaggio provvisorio e propizia con un'azione personale il 2 a 1 di Shevchenko. Quando le cose sembrano mettersi malissimo, in pieno recupero, Pippo mette la zampata decisiva, smarcando Tomasson a porta vuota (in molti preferiscono attribuire a Pippo il gol, a dispetto dei tabellini) e facendo impazzire gli ottantamila di San Siro. Dopo avere eliminato l'Inter nella doppia semifinale poco tecnica e molto psicologica, il Milan trova di fronte a se nella finale di Manchester la tostissima Juventus di Lippi. Solo un miracolo di Gigi Buffon impedisce a Inzaghi (grande colpo di testa in acrobazia) di mettere dentro l'1 a 0 e il match termina ai rigori. Sheva spiazza il numero uno bianconero nel penalty decisivo e finisce in tripudio per il Milan e per Pippo che finalmente può alzare al cielo la tanto agognata coppa. Passano pochi giorni e il Milan aggiunge ad una stagione esaltante anche la conquista della Coppa Italia 2003 (Inzaghi timbra anche la finale) con un 2 a 2 che non è sufficiente alla Roma per ribaltare la pesante sconfitta subita all'andata (1 a 4). Il connubio tra Inzaghi e il Milan è destinato a sfociare nell'amore più profondo. Quando il bomber entra in campo sembra uno squalo che ha assaporato il sangue e non può più farne a meno e il suo "cibo" è il gol. Nel 2003 arriva Kakà e il primo scudetto in rossonero. La sua continuità è davvero notevole e diventa l'attaccante con il più alto bottino nelle coppe (verrà poi scavalcato da Raùl). Arrivano gli anni di calciopoli, la sconfitta contro il Boca nell'Intercontinentale, la nerissima finale di Istanbul contro il Liverpool (un infortunio gli impedisce di farne parte) e la voglia di riprovarci, sfumata l'anno successivo dopo la semifinale persa contro il Barcellona. Nell'estate del 2006, dopo un turbine di emozioni "giudiziarie" che portano il Milan (abbandonato da Sheva) a doversi riconquistare la qualificazione alla Champions tramite preliminare, Inzaghi, laureatosi nel frattempo Campione del Mondo con la nazionale in Germania (anche se non come titolare), mette a segno la rete decisiva contro la Stella Rossa di Belgrado, un deja vù che porterà allo stesso meraviglioso epilogo del 2002/2003. Il Milan, pesantemente penalizzato in campionato stenta e concentra gli sforzi sulla Champions. Pippo Inzaghi mette la sua firma nel quarto di finale di ritorno contro il Bayern e, soprattutto, nella finale di Atene dove il destino ripresenta la stessa sfida del 2005: Milan-Liverpool. Superpippo segna una doppietta che entra nella storia e regala una gioia inaspettata e quasi piovuta dal cielo al popolo rossonero. Il bomber si ripete al Mondiale per Club di Tokyo, stendendo nell'ennesima rivincita, il Boca Jrs che soccombe per 4 a 2 in finale (doppietta di Inzaghi che diventa l'unico calciatore ad avere segnato in tutte le finali delle grandi competizioni per club). In campionato prosegue l'egemonia dell'Inter che trova nella Roma l'unica rivale degna. Le parentesi rossonere di Ronaldo e Sheva (bis), gli arrivi di Ronaldinho e Ibrahimovic, nonchè la fioritura del baby Pato, sottraggono spazio ad un sempre più "anziano" Inzaghi. In panchina, dopo il saluto del glorioso Carletto Ancelotti, si alternano Leonardo (stagione 2009-2010) e Allegri. E' quest'ultimo a condurre i rossoneri allo scudetto dopo ben sette anni di astinenza. Inzaghi gioca poco e (di conseguenza) segna di meno ma le sue reti sono sempre pesantissime. Contro il fortissimo Real Madrid di Mourinho, Pippo segna una doppietta (2 a 2 a San Siro) dimostrando che molti vini invecchiando mantengono qualità. Durante la stagione 2011-2012 il numero 9 del Milan viene utilizzato con il contagocce e spesso si scalda per buona parte della ripresa senza poi essere mandato in campo. Il rapporto con il mister Allegri sembra logorarsi e lo scarso minutaggio compromette la sua condizione atletica. Inzaghi dopo oltre un decennio di gloria incommensurabile lascia il Milan e il calcio giocato durante l'estate del 2012 dopo avere segnato il gol vittoria nel suo ultimo match giocato contro il Novara a San Siro, ma è solo un arrivederci. la grande famiglia rossonera gli offre un posto come allenatore degli Allievi e lui, che ama le sfide, accetta di buon grado. Superfluo dire quanto mancherà al calcio uno come lui. Uno tra i più amati e i più odiati attaccanti di sempre. Uno che avrebbe fatto a pugni per contendere ad un compagno il diritto di tirare un calcio di rigore, che faceva miracoli in area e dava sempre il massimo. Chi dà tutto in campo non sbaglia mai e Inzaghi per me resterà sempre il supereroe che con un movimento sinuoso, da slalomista, si lascia alle spalle Reina per depositare in fondo alla porta il pallone che (in vita mia) ha saputo darmi la gioia più grande. Altro che Superman o Spiderman... grazie Superpippo.

 

Enrico Bonifazi

(Foto di Zimbio.com)


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