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Josè Altafini

Del 28/02/2013 di Enrico Bonifazi


Josè Altafini Poco dopo essere stato acquistato dal Milan, si laureò Campione del Mondo con il Brasile in Svezia nel 1958. Centravanti tecnico e potente. Mise a segno una doppietta nella finale di Wembley contro il Benfica che regalò al Milan la prima Coppa dei Campioni della sua storia.

"Incredibile amici! Straordinario!" Quante volte abbiamo sentito queste espressioni durante una partita di calcio trasmessa alla televisione! A pronunciarle è Josè Altafini, commentatore televisivo originale e divertente che riesce a dare sempre un pizzico di gas alla telecronaca. Gli appassionati un po' più maturi, ricorderanno senz'altro benissimo il tempo in cui Josè si destreggiava col pallone tra i piedi (e non dietro ad un microfono) sui campi internazionali più prestigiosi. Altafini, centravanti brasiliano di Piracicaba (1938), cresciuto nelle giovanili del Palmeiras, scocca la freccia al cuore della dirigenza rossonera durante un tour amichevole in Italia. Siamo alla fine degli anni cinquanta, periodo di moderato benessere, in cui si torna ad investire sui giovani nel calcio. Josè ha meno di vent'anni, un fisico ancora in fase di formazione che promette un'ottima muscolatura e una tecnica di palleggio superiore alla media. La sua caratteristica più allettante è, tuttavia, il "vizio del gol". Nel suo blasone (vista l'età) si può leggere soltanto di un campionato paulista juniores conquistato con il Palmeiras ma è il suo rendimento individuale a spingere il Milan all'acquisto prima della spedizione del Brasile ai mondiali di Svezia nel 1958. I verdeoro vinceranno i mondiali trascinati da un grande Pelè ma decisivo risulterà anche l'apporto del giovane Josè con i suoi tre gol nella competizione. Al Milan, Altafini diventa un idolo e nella sua stagione di esordio (1958-59) segna 34 reti in 38 presenze (I rossoneri conquistano il tricolore) e il rendimento (nonostante un lieve comprensibile calo) si mantiene costante negli anni a seguire (al suo fianco ci sono campioni del calibro di Liedholm, Schiaffino, Grillo). In campo continua a "timbrare il cartellino" con regolarità a fronte di una vita extracalcistica davvero poco professionale. Il brasiliano viene pizzicato spesso in giro per night, nel tentativo di reprimere la saudade che lo attanaglia. Il D.S. Viani inizia con lui un rapporto conflittuale e si apre qualche piccola crepa all'interno dello spogliatoio. El Paròn Nereo Rocco smorza il fuoco, e decide di dargli fiducia nonostante le scappatelle. I gol del centravanti ripagano il Mister e il Milan conquista il suo secondo titolo al termine della stagione 1961-62. La Coppa dei Campioni 1962-63 inizia con grappoli di reti all'Union Luxemburg e prosegue spedita fino alla finale di Wembley, dove il forte Benfica passa in vantaggio grazie ad una rete di Eusebio. Nella ripresa si scatena Altafini che grazie a due contropiede travolgenti ribalta il risultato. Il Milan diventa la prima squadra italiana nella storia a vincere la Coppa dei Campioni e Josè si aggiudica (con 14 reti in 9 presenze) il titolo di capocannoniere della competizione. Il suo ispiratore è Rivera e la sua spalla è Mora. La vittoria della massima competizione europea consente al Milan di giocarsi l'Intercontinentale contro il Santos. La presenza di Altafini in Brasile suscita grandissimo entusiasmo ma la sua prestazione delude le attese. Il Milan viene sconfitto (complice un arbitraggio scandaloso) nel match di spareggio dalla squadra di Pelè e Viani apre una frattura insanabile dando del coniglio a Josè nel dopopartita. Inevitabile al termine della stagione 1964-65, il divorzio tra i rossoneri ed il campione brasiliano dopo un campionato iniziato in trionfo e concluso in maniera fallimentare. Il Milan, dopo il rientro di Altafini da una "pausa di riflessione" trascorsa in patria, si lascia recuperare un vantaggio di ben 7 punti dall'Inter e perde uno scudetto che sembrava già in bacheca. Le polemiche con Viani si inaspriscono. Altafini, ingrassato, lento e meno prolifico rispetto al passato diventa il capro espiatorio e decide di lasciare Milano. Si accorda in un primo momento con la Juventus, ma la scelta definitiva è il Napoli di Pesaola. In coppia con Sivori, Altafini (visibilmente dimagrito e rimesso a nuovo) torna a risplendere e trascorre anni indimenticabili con la squadra che, senza raccogliere titoli (a parte una Coppa Alpi), gioca un calcio entusiasmante. Durante la sua permanenza alle pendici del Vesuvio, un fatto di cronaca rosa "riunisce" Josè al Milan. E' lo scandalo che porterà alle nozze il calciatore brasiliano con Annamaria Galli, già moglie dell'ex compagno di squadra (al Milan) Barison e madre di tre figli. Il gossip riempie le pagine dei giornali e le vicende sportive al fronte della relazione (inizialmente clandestina) passano quasi in secondo piano. Dopo la sua lunga esperienza partenopea, ormai trentaquattrenne, Josè termina la carriera alla Juventus dove riveste il ruolo di panchinaro di lusso. Di lui si ricordano soprattutto la rete al Napoli nella sfida scudetto 1974-75 (feriti dall'esultanza di Altafini i tifosi partenopei esposero al San Paolo lo striscione "Josè, core n'grato") ma soprattutto la rete del sorpasso bianconero ai danni del Milan, all'ultima di campionato 1972-73 mentre i rossoneri lasciavano le ossa nella fatal-Verona. Una carriera invidiabile, iniziata da campione del Mondo e proseguita nei club più prestigiosi d'Italia che gli ha fatto meritare un posto come oriundo nella spedizione azzurra (purtroppo terminata malissimo) in Cile nel 1962. Ora, il calcio se lo gusta dietro ad un monitor e ama le squadre più tecniche, quelle che fanno divertire, mentre continua, lui, a dare spettacolo con il suo "manuale del calcio", quello che cita sempre in telecronaca... quello di cui ha riempito pagine dorate sui campi da gioco.


Enrico Bonifazi

(Foto estratte dal Web)


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