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Marcel Desailly

Del 29/12/2011 di Enrico Bonifazi


Marcel Desailly Con il Milan dal 93' al 98'. Conquista 5 trofei. Nell'estate del 98' viene ceduto al Chelsea. Nello stesso periodo conquista il mondiale in Francia con la formazione padrona di casa.

E' il 21 novembre del 1993 quando un colosso di nome Marcel Desailly fa il suo esordio nel Milan  in un complicato match che vede i rossoneri opposti al Napoli. Capello è alla caccia del terzo scudetto consecutivo e, vista la scarsa incisività dell'attacco decide di blindare il centrocampo e badare al sodo. Davanti al televisore, resto impressionato dall'agonismo del neo acquisto. Tackle in mezzo al campo e interventi molto rudi che evidenziano la sua identità di difensore. Infatti il buon Marcel proviene dal Marsiglia neo campione d'Europa (a spese del MIO Milan e delle MIE coronarie) ed è uno stopper sensazionale. La stampa è inizialmente critica con il suo modo di giocare e gli viene subito affibbiata la fama di “potatore”. Il settimanale “Guerin Sportivo” dopo una delle sue prime partite con la maglia del Milan lo biasima schiaffandolo “dietro alla lavagna” con la frase durissima “Così si gioca nella jungla”, per via di un paio di interventi spigolosi. Ben presto però, emergono i suoi pregi e il grande senso tattico. La trovata di Capello del difensore avanzato si rivela azzeccata e il Milan domina un campionato stranissimo. L'attacco si affida soprattutto ai lampi di Massaro ma, grazie alla difesa e al centrocampo coperto, spesso un gol si rivela sufficiente per portare a casa l'intera posta. I rossoneri non superano il “muro” delle due reti segnate nella stessa partita per tutto l'arco della stagione in serie A, mentre gli avversari vedono i loro attacchi infrangersi contro l'altro “muro”, quello rappresentato da Marcel Desailly.  Il francese diventa un idolo, sradica palloni agli avversari e punge nel gioco aereo quando si proietta in avanti. Con lui a tamponare le offensive avversarie, Sebastiano Rossi polverizza i record di imbattibilità e la difesa subisce pochissimo. Lo statuario Marcel è un vero e proprio muro di cemento armato. In coppa dei Campioni, segna un gol importantissimo nella semifinale contro il Monaco e si ripete nella storica finale di Atene superando grazie ad una serie di triangoli la difesa del fortissimo Barcellona di Stoichkov e Romario, per poi battere Zubizzarreta con uno splendido tiro in diagonale siglando così l'ultima rete della serata. Il Milan stravince il match con un rotondo 4 a 0 e per Marcel, è la riconferma da detentore del titolo dopo quello conquistato con l'OM.
La sua avventura coi rossoneri parte dunque con uno storico double: scudetto e Coppa. La stagione successiva è però altalenante e la squadra non decolla in campionato terminando lontana dalla Juventus che conquista il titolo. Desailly però raccoglie l'ennesimo record, giocando la terza finale di Champions League consecutiva (seconda con il Milan).  La sfida di Vienna con l'Ajax però, malgrado una lieve supremazia rossonera, ha un amaro epilogo, con il giovanissimo Kluivert che segna il gol decisivo, vincendo un rimpallo a qualche minuto dalla fine, negando al Milan il secondo trionfo di seguito. Nel 1994-95, la squadra di Capello torna protagonista e vince il titolo grazie anche agli arrivi di Weah e di Roberto Baggio. Purtroppo. in coppa Uefa, l'eliminazione di Bordeaux rischia di “macchiare” una buona stagione. Forti del 2 a 0 di San Siro, i “diavoli” con una formazione sperimentale vengono sotterrati con un netto 3 a 0. Lizarazu, Zidane e Dugarry (che segna una doppietta), tutti compagni di squadra in quella nazionale francese di cui Marcel sta per ereditare la fascia di capitano, riescono nell'impresa che viene ancora ricordata come uno dei successi più importanti dei girondins. Desailly nel frattempo ha conquistato l'affetto della curva e dello stadio intero. Gli avversari lo rispettano e la sua fama è di calciatore che sul rettangolo verde dà sempre il centouno per cento. Con la partenza di Capello però, le cose cambiano e il Milan per due anni consecutivi non raggiunge nemmeno un piazzamento Uefa. Al termine della stagione 1997-98, il pullman dei giocatori rossoneri è vittima del fittissimo lancio di uova organizzato, come protesta per gli scarsi risultati, dalla curva sud. Qualcosa si sta rompendo. Durante l'estate inizia lo “svecchiamento” della retroguardia e Marcel Desailly viene praticamente regalato al Chelsea. Nemmeno il tempo di rimpiangerlo che il mese successivo si laurea campione del Mondo con la nazionale francese . Nel 1999, il sorteggio accoppia nello stesso girone di Champions League il Milan ed i "blues" di Londra. “Cemento armato” torna a San Siro, nello stadio dove l'amore nei suoi confronti (come succede a quelli più grandi), ha resistito al tempo e alla distanza. Marcel viene salutato calorosamente da cori ed applausi, mentre con la maglia del Chelsea sta effettuando il riscaldamento prepartita. Ci sono anche io ad unirmi al coro e il suo nome viene urlato con boati di passione e un pizzico di rimpianto per averlo lasciato andar via troppo presto. Desailly applaude un paio di volte, laggiù, nella metà opposta del campo, guardando verso la curva. I cori proseguono, incessanti, lo stadio applaude, tutti si rendono conto che si tratta di un richiamo. Se ne accorge anche lui, il vecchio gladiatore che, emozionato, si dirige sotto la curva e alza le mani al cielo perchè tutto il mondo possa vedere che non ci ha dimenticato. Lo stadio scoppia di entusiasmo. E' un momento quasi solenne. Un sipario di qualche minuto che ha grande significato e poi, di nuovo nemici in campo, come ai tempi della beffarda finale di Monaco di Baviera. Durante il match non posso che rammaricarmi nel vedere il nostro Ayala e il loro Marcel Desailly. Nella premier inglese le vittorie arrivano con il contagocce ma il suo palmares lo arricchisce ancora la Francia che nel 2000 sconfigge in maniera rocambolesca proprio l'Italia conquistando il trono anche in Europa   Lentamente però, la carriera del ghanese di Francia si affievolisce, fino a spegnersi negli Emirati Arabi, dove segna anche parecchie reti. Desailly a 37 anni, lascia il calcio per affiancare come supporto tecnico, i telecronisti della BBC e di Europa 1. Di lui, recentemente, è noto il bisticcio con Sagnol (compagno di squadra ai tempi della nazionale), che stizzito per alcuni suoi commenti ritenuti offensivi nei confronti della squadra allenata da Domenech, senza mezzi termini gli intima di chiudere il becco dando il via ad un botta e risposta di punzecchiature. Noi, però, lo ricordiamo bene il guerriero Desailly, le sue bordate da fuori area, la generosità in fase difensiva, i decolli per colpire la palla di testa e i suoi gol, conservati per le occasioni importanti. La storia di un club è così, fatta di campioni che vengono e poi se ne vanno. Lasciano il campo,  lo spogliatoio, smettono di indossare la maglia della nostra squadra e se ne vanno altrove. Però a noi non rimane soltanto un nome all'interno di un coro...resta il ricordo indelebile nel cuore . 

     
Enrico Bonifazi

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