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Marco Van Basten

Del 01/02/2012 di Enrico Bonifazi


Marco Van Basten Il più grande attaccante di tutti i tempi. Veste la maglia del Milan dal 1987 al 1995 finché un problema alla caviglia lo costringe al ritiro. Con il Milan di Sacchi vince tutto compreso il pallone d'oro.

Immaginate di iniziare a leggere un romanzo. Sfogliate le prime pagine quasi meccanicamente, senza troppa convinzione, fino a che, il libro, improvvisamente, riesce a far breccia nel vostro cuore. L'anima ne resta incatenata e gli occhi “divorano” l'inchiostro che riempie quei fogli di carta, ricchi di emozioni, momenti indimenticabili e splendide gesta. Poi, un brutto giorno, cercate quel volume esattamente dove lo avete lasciato la sera precedente e non ve n'è più alcuna traccia. Disperati al pensiero di dover interrompere sul più bello quel racconto meraviglioso lo iniziate a cercare ovunque, in ogni possibile ripostiglio di casa vostra, nelle librerie più fornite o negli archivi nascosti delle biblioteche più grandi del mondo. Tutto invano. Quel romanzo, si è polverizzato proprio sul più bello, introvabile e perduto per sempre. Questa è metaforicamente la storia di Marco Van Basten al Milan. Una romantica avventura, terminata bruscamente e senza un finale degno. È il racconto di due caviglie troppo deboli per sostenere tanta classe ma anche dei suoi piedi di farfalla che univano la leggerezza del volo, la “zampata” di tigre, l'artiglio del rapace, il cesello dello scultore e la potenza della coda di un leviatano.  Il “tulipano” Van Basten, sboccia in Olanda nel 1964 e cresce calcisticamente nelle varie rappresentative giovanili della sua città, Utrecht, fino a quando, grazie alla competenza degli osservatori dell'Ajax Amsterdam,  viene ingaggiato come sostituto di Cruijff. In quel momento nessuno può ancora sospettare che il giovanissimo attaccante riuscirà ad eguagliare (se non a superare) in prestigio, la carriera del suo predecessore. A soli 17 anni, esordisce in prima squadra, bagnando con il gol il suo debutto. Da allora, le sue cifre statistiche iniziano ad impennarsi. Vincere campionati con l'Ajax è quasi una formalità; in quel periodo, così quel che desta impressione è la regolarità con cui Marco riesce a “trapanare” la porta avversaria. Durante i cinque anni di permanenza all'Ajax, si distingue anche per la freddezza sottoporta, l'eleganza (che gli vale il soprannome di “cigno di Utrecht”) e l'agilità da slalomista nel dribbling. Conquista la scarpa d'oro (premio in palio per il miglior attaccante europeo) e il titolo di capocannoniere in campionato. Durante la stagione 1986-87 inizia ad accusare problemi fisici di vario genere. Costretto a fermarsi per un'epatite virale prima e per un infortunio alla caviglia poi, viene recuperato dai lancieri in tempo per giocare la finale di Coppa delle Coppe del 1987 contro la Lokomotive di Lipsia, partita nella quale, sia pur acciaccato, Marco Van Basten segna la rete decisiva con un bel colpo di testa. Il futuro dell'attaccante è comunque già legato al Milan dell'ambizioso presidente Silvio Berlusconi, intenzionato a costruire una squadra spettacolare dal gioco prettamente offensivo. Nell'estate 1987, i rossoneri, davanti ad un bagno di folla, presentano il tulipano nero Ruud Gullit e il “cigno” Van Basten, due olandesi carismatici, potenti e decisivi sul rettangolo di gioco ma diametralmente opposti nel carattere. Van Basten, pagato un prezzo assai conveniente e dal carattere freddo e distaccato, non conquista subito l'esigente platea di San Siro. Segna qualche gol tra Coppa Italia e campionato ma è costretto quasi subito ad un lungo stop per infortunio. Nel frattempo, le sgroppate di Ruud e le incornate di Virdis, portano il Milan vicinissimo ad una storica rimonta sul Napoli. Contro l'Empoli, a San Siro, i rossoneri sono invischiati nelle sbbie mobili di uno 0 a 0 che spegnerebbe ogni speranza di scudetto. Marco parte dalla panchina. Con il numero 16 sulla schiena, entra nel corso del secondo tempo e dopo pochi minuti, segna il gol decisivo con un destro fulminante dal limite dell'area. Il servizio della Domenica Sportiva (di Franco Zuccalà)  relativo a questo incontro, si apre con le note de “La vita è adesso” di Claudio Baglioni, vero inno al Carpe Diem, a far da accompagnamento alla rete e ai relativi abbracci ricevuti da Marco che, secondo il Guerin Sportivo, diventa “Marcobaleno", ossia, la tempesta è passata. Il cigno di Utrecht, chiude la stagione da riserva di lusso, trovando il tempo per mettere a segno, al San Paolo, il gol della sicurezza nel confronto diretto contro i partenopei, vinto dal Milan per 3 reti a 2 in un pomeriggio indimenticabile che consegna, in pratica, il tricolore alla squadra di Arrigo Sacchi. E' l'inizio di una storia d'amore tra Marco e la tifoseria del Milan. Durante l'estate, il bomber rossonero rifulge nel campionato europeo di Germania. La nazionale olandese, dopo avere perso il primo match contro l'URSS, rischia l'eliminazione contro l'Inghilterra. Van Basten, partito dalla panchina, entra in campo e mette a segno tre gol di pregevole fattura che regalano la vittoria agli orange. Oramai è indiscutibilmente tornato al massimo della forma e viene schierato nella semifinale contro i tedeschi padroni di casa. Mancano pochi minuti al termine quando Marco con un'elegante scivolata riesce ad anticipare Kohler e beffare il portiere della Germania segnando la rete del due a uno che vale la finalissima contro l'Unione Sovietica. E' proprio in quel match che si compone il suo “capolavoro” balistico. Il canto (preventivo) del cigno. Siamo a metà del secondo tempo e la squadra olandese conduce per uno a zero grazie ad una bella incornata di Gullit. Van Tiggelen esce palla al piede della linea mediana e serve lateralmente Muhren. Il centrocampista lascia partire un lungo cross parabolico dalla tra quarti, fino a raggiungere la linea laterale opposta dell'area dove Marco, ben posizionato, si coordina e senza indugi, calcia con potenza e precisione al volo, scavalcando Dassajev e lasciando sbalorditi i sessantamila presenti. E' un gol splendido che viene celebrato tuttora ogni volta che qualcuno lo riporta alla memoria. L'Olanda vince la Coppa Europa e Van Basten prenota il Pallone d'Oro di France Football. A settembre inizia l'avventura in Coppa dei Campioni. Dopo la prima apparizione, contro il Vitosha Sofia, la Gazzetta dello Sport titola: “Marco Van Gollen”, in onore del “poker” di reti siglato dal bomber (5 a 2 il risultato finale). Il cigno, con la sua eleganza si distinge per il dribbling secco e lo scatto bruciante. In acrobazia è strepitoso e lo dimostra al Santiago Bernabeu con un avvitamento in tuffo che gli permette di colpire di testa a pochi centimetri dal terreno il pallone crossato da Tassotti e destinato a terminare la sua corsa alle spalle di Buyo. Una rete divenuta leggendaria per un pareggio meritato, storico e spettacolare contro il Real Madrid. I blancos, verranno poi polverizzati a San Siro con un perentorio cinque a zero. I rossoneri approdano così alla finale di Barcellona contro la Steaua, davanti ad una folla impressionante di sostenitori. Il tabellino è tutto olandese. Segnano in quest'ordine Gullit, Van Basten, Gullit e ancora Van Basten. Il Milan raggiunge  il tetto più alto d'Europa ma le vittorie non terminano qui. In campionato, lo scudetto dell'88 non viene bissato, ma di sera, nelle coppe, sembrano non esserci avversari per i diavoli. Van Basten vince il titolo di capocannoniere e, malgrado un infortunio al menisco, dispensa il suo contributo con grande continuità. Arrivano la Supercoppa Europea e l'Intercontinentale, seguite dalla seconda Coppa dei Campioni consecutiva, decisa da un altro olandese, Frankie Rijkaard, in finale contro il Benfica. Purtroppo però, iniziano anche i problemi alla caviglia. Il dottor Maertens viene consultato sempre più spesso senza che si riescano a trovare soluzioni soddisfacenti. Marco, dopo essere stato nuovamente premiato con il pallone d'oro, vive il biennio 1990-91 tra lampi di luce e momenti d'ombra. Il suo rapporto con Arrigo Sacchi sembra al capolinea. Il bomber di Utrecht, segna solo undici reti tra le varie competizioni e si rende protagonista di un brutto gesto quando a Bruxelles , contro il Bruges, con la  qualificazione ormai in tasca, rifila una gomitata al suo marcatore, rimediando due turni di squalifica. Salterà la doppia sfida contro il Marsiglia costringendo i rossoneri a schierare il condor Agostini titolare e sappiamo tutti come andò a finire. Al termine della stagione, dopo avere contribuito (senza segnare) alla conquista dell'Intercontinentale con una prestazione maiuscola, Van Basten accusa un calo degli stimoli lasciando intendere di preferire un nuovo tecnico. Le contemporanee lusinghe della nazionale per Don Arrigo, fanno si che sia proprio quest'ultimo a lasciare il Milan per allenare  gli azzurri.  I rossoneri, esenti dalle coppe per squalifica, sono autori sotto la neoguida di Fabio Capello, di una cavalcata trionfale senza la minima flessione (non perderanno nemmeno una partita), nel campionato 1991-92.  Van Basten segna addirittura 25 gol in 31 partite, tra cui quello più atteso a cui tutto lo stadio di San Siro dedica un boato speciale, quello “piantato” sul groppone di Pietro Vierchowod. È infatti maturata una sfida tra i due negli anni. Le scintille si alzano fino al terzo anello ad ogni contatto. Colpi proibiti, “trattamenti speciali” e Marco lì anche a darle e non solo a prenderle pur senza riuscire a segnare la sua prima rete con lo “zar” in marcatura. Tutti ricordano quel gol perchè sono in molti tra i tifosi del Milan a considerare i loro duelli una delle principali cause dei danni che seguirono alla caviglia di Marco. Quando si perde qualcosa di inestimabile si cercano le colpe anche dove non ve ne sono affatto.  Intanto, con lo scudetto in bacheca, la squadra di Capello prepara un rientro alla grande per la prima edizione della Champions League dopo la scontata squalifica per il “siparietto” marsigliese seguito allo scoppio di un riflettore. Il Milan apre le danze alla grande asfaltando tutte le rivali dei preliminari e del girone all'italiana. La sera del 25 novembre 1992, Van Basten è autore della prima quaterna messa a segno da un calciatore nella storia della Champions League. La terza rete è una spettacolare rovesciata che incanta il mondo intero. Il terzo pallone d'oro in quattro anni è suo. In campionato riesce a dare il suo apporto soltanto nel girone di andata, la caviglia lo tradisce nuovamente. Il Milan senza di lui vede avvicinarsi pericolosamente l'Inter. Il vantaggio che separa le due squadre si assottiglia da 11 a 5 punti. I rossoneri si appannano senza il loro attaccante più forte  e solo grazie ad un suo rientro prematuro le cose sembrano sistemarsi. È una squadra stanca quella che nel maggio del 1993 affronta l'Olympique Marsiglia nella finale di Champions a Monaco di Baviera. Van Basten scende in campo con la caviglia malconcia e riesce comunque a sfornare una palla d'oro al Massaro troppo sprecone di quella sera che, di testa, manca il bersaglio facile. La Coppa sfuma, malgrado l'ottimo primo tempo anche se  la vera perdita è rappresentata dall'inizio del calvario di Marco che a ventotto anni e al top della forma è costretto a farsi da parte. La sua “partita” più complicata  inizia tra terapie ed interventi per ricostruire quella cartillagine ossea fragile come tutte le cose preziose. I tifosi rossoneri e gli appassionati di calcio incrociano le dita per lui. Il Milan, orfano di Van Basten segna con il contagocce diventando l'unica squadra a vincere la serie A senza mai segnare più di due gol in una partita (stagione 1993-94). Nel 1995 , Marco si arrende e stanco di soffrire il cammino di una infinita via crucis, annuncia il suo ritiro poco prima del Trofeo Luigi Berlusconi. Resterà per molti, compreso il sottoscritto, il più grande centravanti della storia rossonera. Di lui scorreranno le immagini dei gol nei derby, contro la Juventus e nelle partite più importanti, la sua freddezza nel calciare i rigori (in rossonero ne fallì soltanto uno).  Ne parleremo ai ragazzi che non hanno avuto la fortuna di vederlo in campo e loro rivivranno le imprese del cigno su Youtube o sulle vecchie VHS. Nessuno però potrà più rivivere quella sensazione di pericolosità che avvertivamo sugli spalti, l'amore della folla, i cori, le triplette in cinque minuti e l'agonismo unito alla bellezza del suo modo di giocare a calcio. Ora come allenatore, viene accostato spesso ai rossoneri e si apre la prospettiva di continuare quella bella storia d'amore ma non potrà mai essere la stessa cosa. Van Basten è un libro incompleto che l'autore ha smesso di scrivere sul più bello. Possiamo disperarci e rileggere fino allo sfinimento i capitoli completati, immaginare o ipotizzare quello che sarebbe potuto essere ma non possiamo dimenticare. Van Basten è una fetta del nostro cuore rossonero. Galliani dichiarò “abbiamo perso il nostro Leonardo da Vinci”; parole azzeccate. Non è un calciatore ad avere interrotto una carriera , è un genio che ha smesso di creare.

                                                                                                                                              

Enrico Bonifazi


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