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Mark Hateley

Del 19/08/2012 di Enrico Bonifazi


Mark Hateley Dalle ceneri di Jordan e Blissett, approdò al Milan un altro centravanti proveniente dal calcio britannico. Molto entusiasmo e qualche scetticismo iniziale lo accompagnarono all'esordio. La sua abilità nel gioco aereo ripagò la tifoseria degli ultimi anni bui grazie ad alcune prodezze tra cui lo splendido stacco con il quale sovrastò Collovati nel derby regalando la vittoria ai rossoneri.

 

Estate 1984. Il trionfo calcistico di una delle nazionali più antiche d'Europa passa in secondo piano nelle pagine dei quotidiani sportivi italiani. L'Inghilterra Under 21 ha concluso vittoriosamente la doppia sfida contro la Spagna valevole per il “baby” titolo continentale. Sono rappresentative giovanili, d'accordo, ma tra le fila dei britannici c'è un giovane calciatore che da qualche tempo stuzzica la fantasia dei tifosi milanisti: Mark Wayne Hateley. Il ventiduenne di Wallasey è infatti da tempo nelle mire del presidente Giussy Farina e sono in molti a spalancare le braccia di fronte al suo probabile approdo in rossonero. Le speranze vengono esaudite e “Attila” si prepara a raccogliere la (non proprio pesante) eredità di Blissett. Insieme a lui arriva “RasoioWilkins, anche lui inglese, fornito di tutta l'esperienza dei suoi quasi ventotto anni. E' un'estate ricca di soddisfazioni in cui il neo allenatore Nils Liedholm, convince Agostino Di Bartolomei (bandiera romanista) a seguirlo sulle rive dei navigli, per dare vita ad una zona “passeggiata” che sancirà il rilancio del Milan ad alti livelli. Mark, diventa l'idolo dei tifosi grazie alle aspettative che trascina con se. Il suo curriculum di 8 gol in 10 partite (di cui uno in finale) nei match ad eliminazione diretta dei campionati europei giovanili, sommati alle 25 segnature in una sola stagione al Portsmouth (club da cui proviene), fanno sognare al punto da fare quasi passare inosservato l'arrivo di un veterano marpione dell'area di rigore come Pietro Paolo Virdis. Non mancano però gli scettici, stressati da un triennio di delusioni confezionate dalla United Kingdom come lo scozzese Jordan, uno dei grandi capri espiatori della retrocessione del 1982 e il grottesco (già menzionato) Blissett, rivelatosi un vero fiasco. Insomma l'entusiasmo c'è ma non si spicca il volo nel cielo delle grandi aspettative, per paura di cadere rovinosamente. L'inizio è incoraggiante, Hateley va a segno nella prima partita ufficiale. I rossoneri vincono a Parma per due reti ad una nel primo turno della Coppa Italia. Un'ondata di fiducia spazza via ogni paura e il Milan inizia con grande convinzione il campionato. L'attacco non delude le attese e Mark, al suo esordio, dopo una bella sgroppata solitaria serve un comodo pallone che Virdis appoggia in rete per il vantaggio milanista contro l'Udinese. Dopo il pareggio friulano, è lo stesso Hateley a fare esplodere la curva sud, inzuccando nella porta avversaria il pallone del nuovo vantaggio. Finisce 2 a 2 ma l'inglese, con un assist ed un gol, ha già conquistato il cuore dei fans. Il Milan del barone Liedholm non è squadra da corsa. La manovra è lenta e (a tratti) prevedibile. Quando mancano gli sbocchi offensivi, diventa perciò fondamentale l'apporto di Mark. Di Bartolomei, Verza, Evani... tutti a turno fanno spiovere nell'area avversaria palloni morbidi che l'ariete Hateley rifinisce o trasforma. Alla terza giornata, il Milan subisce la rete di Nicoletti verso lo scadere di un primo tempo che chiude in svantaggio contro la modesta Cremonese. Nella ripresa, l'uragano Attila si abbatte sui grigiorossi prima con un calibratissimo colpo di testa e infine grazie ad un bel diagonale di sinistro. E' vittoria in rimonta per 2 a 1 unita alla certezza di avere finalmente trovato un grande centravanti. I tifosi intonano cori per lui e le ragazze (mia sorella ne sa qualcosa) appendono in camera i posters che lo ritraggono. Tutti pazzi per il numero 9 del Milan che con i suoi 186 cm di altezza e il taglio di capelli un po' "all'austriaca”, conla chioma che ricade sulle spalle ma soltanto qualche ciuffo a coprire la fronte, sembra destinato a diventare un vero idolo. Le sue caratteristiche tecniche sono limitate sui palloni bassi, ma nel gioco aereo sembra insuperabile. Goffo e impacciato nei movimenti senza palla, Mark riesce a cambiare marcia, ingranando al momento utile per bruciare avversari anche in velocità. Dopo essere uscito imbattuto addirittura dalla trasferta di Torino contro la Juventus, il Milan affronta la Roma a San Siro. Di Bartolomei con una delle sue penetrazioni segna il gol del vantaggio ma il vero capolavoro è di Attila. Sebino Nela “gigioneggia” in area di rigore e Mark riesce a soffiargi il pallone in un rapido corpo a corpo, per poi lasciar partire una schioppettata che s'infila sotto la traversa con una violenza spaventosa. E' il gol del 2 a 0 che risulterà decisivo (finirà 2 a 1). Si arriva così a Domenica 28 Ottobre 1984: una data che nessun tifoso del Milan potrà mai dimenticare. Sotto nel derby per la rete di “SpilloAltobelli, arriva l'immediato pareggio di “AgoDi Bartolomei. Dopo “Spillo” e “Ago” però, il vero ricamo lo confeziona il solito Hateley. Virdis dalla fascia destra lascia partire uno di quei bei cross tesi che fanno sbrodolare di gioia ogni attaccante. La fiondata si dirige al centro dell'area dove spalla a spalla, stanno duellando il nostro Mark e Fulvio Collovati, ex rossonero e bersaglio di cori di scherno provenienti da Fossa e Brigate a causa delle ruggini tra lo stopper e la tifoseria nate dal presunto “tradimento”, quasi per sottrarsi alle responsabilità della retrocessione. Il rossonero e l'interista saltano contemporaneamente. E' un balzo felino da finale olimpica, di quelli che i fratelli Wachowski imprigionerebbero in una epica scena di slow-motion 3D. Hateley sembra arrampicarsi sulle nuvole e restare sospeso per un istante, senza gravità, come le incredibili acrobazie dei manga giapponesi di Capitan Tsubasa. Il pallone di cuoio cerca lui e il suo collo d'acciaio e Attila, spietato come l'unno da cui prende il soprannome, colpisce. Dalla sua fronte parte una specie di raggio laser dalla potenza devastante che riesce a perforare Walter Zenga malgrado il disperato tentativo di quest ultimo di respingere la sfera di luce. La rete si gonfia. Lo stadio esplode. Qualcuno potrà dire: “io c'ero!”. L'istantanea è impietosa per l'ex Fulvio Collovati, quasi crocifisso in aria con Mark mezzo metro più in alto, pronto ad apparecchiargli il cranio per cenarci sopra. E' un gol splendido e decisivo che entra nella storia dalla porta principale. L'immagine di quel duello aereo è conservata ancora nella sala dei trofei rossoneri, come l'emblema della resurrezione. Dopo anni, il Diavolo infilza il biscione sottraendogli punti importantissimi nella rincorsa al Verona (che vincerà sorprendentemente il titolo). Per Hateley e per il Milan è l'apoteosi. Imbattuta dopo sette giornate, la sorniona squadra di Liedholm, sembra vivere un momento magico quando la doccia fredda regala il peggiore dei risvegli. Durante il combattuto match a Torino, contro i granata, l'inglese sente un crack al ginocchio ed è costretto ad uscire. Rottura del menisco e conseguente lungo stop. L'attacco dei rossoneri s'inceppa e senza di lui piomba in una sterilità preoccupante. Hateley, viene pizzicato sulle piste da sci del Sestriere, pochi giorni dopo l'operazione al ginocchio e la dirigenza milanista si infuria. Il suo rientro in campo non è dei migliori. Il Como espugna un Meazza dal manto completamente congelato. L'equilibrio precario penalizza la poca sicurezza di Attila che appare molto timoroso e ancora imballato. Hateley nel girone di ritorno è intermittente. Segna reti pesanti, ingaggia un duello personale contro Garella nel big match contro il Verona, sforna assist ai compagni (un suo splendido suggerimento permetterà a Scarnecchia di pareggiare nel derby di semifinale in Coppa Italia) e si sacrifica con grande cuore nei ripieghi difensivi. I rossoneri chiudono al 5°posto e staccano il biglietto per la Coppa Uefa. In Coppa Italia, viene raggiunta la finale dopo avere sconfitto Inter e Juventus. La coccarda va però alla Sampdoria che supera il Milan in entrambi i confronti. La stagione sembra gettare basi solide per il futuro e Hateley riesce a migliorarsi, malgrado alcuni acciacchi, realizzando 8 reti in serie A. In Uefa, il Milan raggiunge gli ottavi di finale eliminando l'Auxerre con una incredibile rimonta (3 a 0 nel match di ritorno dopo l'1 a 3 dell'andata) e si sbarazza faticosamente anche del Lokomotive Lipsia. In entrambi i casi, i giustizieri sono Virdis e Mark Hateley. Dopo avere segnato la rete del 2 a 0 contro i tedeschi dell'est, sfruttando una corta respinta del portiere, il bomber inglese si aggrappa alla traversa della porta sotto la curva sud ed esulta in maniera grintosa e coinvolgente. Un gesto che viene ricordato spesso tra i best moments dell'attaccante in rossonero. La stagione iniziata benissimo, con il Milan al secondo posto per buona parte del girone di andata, subisce uno scossone dopo l'eliminazione (causata da un ridicolo rigore fischiato a Filippo Galli) subita contro belgi del Waregem. Molto rimaneggiato, il Milan, accusa il colpo anche in campionato dove sfuma la qualificazione alla Coppa Uefa. Hateley resta intoccabile, anche se la sua ultima stagione in rossonero è assai deludente. Il nuovo presidente, Berlusconi, ripulisce la rosa e risana i conti della società sull'orlo del tracollo. Farina si eclissa per sfuggire alle grane economiche. Viene investito molto sul futuro ma la squadra non decolla e Liedholm (esonerato) ne fa le spese. Al suo posto esordisce Fabio Capello che rivalorizza Attila al fianco di Virdis. Mark segna una rete pesantissima contro il Torino a San Siro e all'ultima giornata contro l'Udinese, saluta lo stadio che lo ha venerato per un triennio. “E' un po' triste oggi...” dichiara ai microfoni della RAI. Il Milan raggiunge, dopo uno spareggio contro la Samp, la qualificazione Uefa ma la destinazione del bomber britannico è a Montecarlo, nel Monaco. Un campionato francese e 24 reti in tre stagioni sono il suo bottino prima di passare ai Rangers. Con gli scozzesi segna 111 reti contribuendo al trionfo in cinque campionati consecutivi dal 1990 al 1995 e sfiorando la storica qualificazione alla finale di Champions League (proprio contro il Milan) nel 1993. Il finale di carriera è spezzettato da infortuni e prestazioni prive di continuità. Dopo il ritorno in Inghilterra e la reunion ai Rangers, chiude la carriera con gli scozzesi del Ross County. A San Siro il “volo” di Attila è ancora argomento tramandato dalle generazioni degli anni ottanta. Hateley è spesso resente a qualche celebrazione rossonera o partite di beneficenza, senza la folta chioma di un tempo, ingrigito, ma sempre nel cuore per la sua generosità e la capacità di accendere la folla con le sue incornate. Molti lo considerano una meteora, vissuta di rendita per quel capolavoro nel derby ma chi ha vissuto Hateley sa che non è così. Tutti hanno amato Mark, a prescindere dal numero di gol segnati, perché nel calcio è facile perdere la testa per chi dà tutto in campo. Lo chiamavano Attila, come il flagello di Dio, per la sua grinta, per la predisposizione alla battaglia oltre che per una facile assonanza. Il posto giusto per uno così non poteva essere che nella tana del Diavolo rossonero e quella fotografia, quel duello aereo con Collovati in un derby di quasi trent'anni fa, ci resterà sempre e beato chi potrà dire: “io c'ero!”

 

Enrico Bonifazi

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