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Mauro Tassotti

Del 02/06/2012 di Enrico Bonifazi


Mauro Tassotti Nel 1980 arriva dalla Lazio il giovanissimo Mauro Tassotti, un terzino dal gioco grezzo e spigoloso che ha saputo migliorare tecnicamente e alzare progressivamente il proprio rendimento fino a guadagnarsi un posto nella storia del club rossonero alzando la Coppa dei Campioni da capitano.

 E' il 24 Maggio del 1989 e il Milan sta affrontando la Steaua di Bucarest nella finale di Coppa dei Campioni al Camp Nou di Barcellona. I rossoneri sono in vantaggio per una rete a zero a metà del primo tempo in uno scenario da favola con novantamila tifosi al seguito. Al 27' la palla schizza verso la fascia laterale destra, nei pressi dell'area rumena e viene controllata da Mauro Tassotti. Il capitano della Steaua, Stoica, tenta di intervenire in scivolata ma il “Tasso”, gli mostra le spalle nascondendogli la sfera. L'intervento va a vuoto e il terzino rossonero con un astuto movimento se ne libera, per poi dirigersi indisturbato verso il fondo. Parte il cross, che non è un semplice cross ma la rappresentazione grafico-geometrica della perfezione del semi ellisse. Un capolavoro balistico, in pratica, da esporre al Louvre accanto ai capolavori di Leonardo da Vinci. Un arcobaleno a strisce dorate costellato di diamanti che (come ogni arcobaleno che si rispetti) termina la sua parabola là dove si trova un tesoro. C'è infatti Marco Van Basten che dotato di percussore in fronte, spara il pallone in porta con la potenza di una rivoltella e mette dentro la rete del 2 a 0. Questa è la fotografia di apertura che dedico a Mauro Tassotti, uno dei più grandi terzini che il Milan abbia mai schierato. Un calciatore rude, “agricolo”, operaio che in molti dopo il suo passaggio in rossonero definirono privo del bagaglio tecnico necessario per fare parte dell'ambiziosa società milanese. Infatti, Mauro, arriva dalla Lazio poco più che ventenne in un momento delicato per i diavoli che travolti dalla bufera del calcioscommesse, si trovano costretti al “castigo” della serie B con l'intento di ringiovanire la squadra per rilanciarla al più presto ai massimi livelli. Tassotti, malgrado le critiche, svolge diligentemente i suoi compiti e come una pregiata bottiglia di Barolo, riesce a fare emergere le proprie qualità col passare degli anni. I tanti calci di punizione causati dai suoi interventi si dimezzano grazie al migliorare delle sue scelte di tempo. Iniziano anche le sue sortite in avanti che ne evidenziano l'importanza anche negli schemi offensivi. Tutti questi progressi vengono in parte offuscati dai risultati della squadra. Il Milan dopo la rapida risalita in serie A, retrocede (stavolta sul campo) al termine della stagione 1981-82, domina il successivo campionato cadetto per poi radicarsi nella parte medio alta della classifica, la cosiddetta zona Uefa, dal 1983 al 1987. E' questo il periodo fondamentale per lo sviluppo tecnico di Mauro Tassotti. Soprattutto durante il triennio '84-'87, sotto la guida del “Barone” Liedholm, alcuni accorgimenti tattici ne fanno una pedina irrinunciabile nel meccanismo del gioco a zona predicato dallo svedese. Gli spigoli del piede destro del “Tasso” vengono smussati e i suoi tocchi vanno via via ammorbidendosi. La sua precisione nel cross si sposa con le qualità acrobatiche di Mark Hateley risaltandone anche la visione di gioco e la buona spinta offensiva. Terminato il periodo dei progressi, la grande svolta arriva invece con Arrigo Sacchi, mister dalla mentalità vincente che riesce a trasformare il reparto arretrato del Milan in un meccanismo perfetto. Tassotti, Filippo Galli, Maldini, Costacurta e il capitano Franco Baresi, diventano ingranaggi indispensabili nell'applicare la “trappola del fuorigioco”. Le squadre avversarie si trovano spesso in difficoltà di fronte al pressing forsennato dei rossoneri e alla linea difensiva che sale così velocemente costringendo gli attaccanti all'off-side. Guardando le sintesi nelle trasmissioni post-partita si faticano a trovare conclusioni dirette verso la porta di Giovanni Galli. Il Milan, grazie ad una rimonta dal sapore magico sul Napoli, vince il campionato 1987-88, dando vita ad una delle più belle epopee della storia calcistica. Tassotti sulla fascia è una garanzia e la sua personalità in costante aumento gli consente di togliersi anche lo sfizio di qualche gol nei due campionati seguenti. Il suo valore è al pari di campioni come Gullit, Van Basten, Donadoni, Baresi e Ancelotti. Diventa per tutti Djalma Tassotti, grazie all'attestato di stima con cui Carlo Pellegatti, il noto giornalista di fede rossonera, lo paragona al talentuoso brasiliano del passato Djalma Santos. La storia del club scolpisce il suo nome tra i grandi. Il Milan di Sacchi trionfa nel biennio 1988-90 in Europa (conquistando 2 Coppe dei Campioni e 2 Supercoppe Europee) e nel mondo (sollevando per due volte l'Intercontinentale a Tokyo), incantando per il suo gioco ad altissimo tasso spettacolare. Tutti ricordano le sue discese lungo la corsia di destra contro il Real Madrid (una delle quali fruttò il famoso gol di Van Basten con uno splendido colpo di testa in tuffo). Il suo numero di maglia, il 2, diventa anche uno status e Mauro diventa più di un giocatore. E' il vicecapitano di una tra le squadre più vincenti della storia del calcio e il suo carisma si avverte in campo e all'interno dello spogliatoio. Con l'esperienza diventa uno “della vecchia guardia” anche se molti acquisti della società come Salvatori, Carobbi o Gambaro, sembrano indicare un passaggio di consegna che, per fortuna, non avviene. Paradossalmente è l'addio di Arrigo alla panchina del Milan a regalare al “Tasso” le soddisfazioni maggiori a livello personale. Con Capello si torna ad alzare trofei e a cucire scudetti sulla maglia (ben tre consecutivi!). Arriva poi a trent'anni la prima convocazione nella nazionale Italiana maggiore e nella notte del 18 Maggio 1994, al termine di una serata che nessun tifoso del Milan dimenticherà mai, Mauro Tassotti con la fascia di capitano al braccio, alza la “Coppa con le orecchie” grazie all'epica vittoria contro il Barcellona di Cruyff. La finale termina 4 a 0 per i diavoli che (malgrado alla vigilia fossero dati per spacciati) “inforcano” gli azulgrana senza pietà. La nomina a leader è temporanea e dovuta all'assenza di Baresi per squalifica e questo farebbe pensare ad una difesa in emergenza in quella partita, vista anche la contemporanea assenza di Billly Costacurta, ma la risposta, il laterale destro milanista la dà sul campo, dirigendo con classe e mestiere i movimenti della retroguardia ristrutturata. Una manciata di settimane dopo, una sua gomitata a Luis Enrique (evidenziata dalla prova TV), durante il mondiale di USA 94, gli costa otto giornate di squalifica. L'Italia arriva comunque in finale ma la crudele lotteria di calci di rigore nella bollente Pasadena, premia il Brasile dopo un pareggio a reti bianche durante i 120 minuti di gioco. Questa resta l'ultima delusione sul campo per una Coppa del Mondo che sfuma per questioni di centimetri. Il ritorno al Milan è altalenante. Il peso degli anni si fa sentire e la spinta di un tempo non può essere garantita con costanza. Il giovane Panucci viene spesso schierato al suo posto prima degli esperimenti fallimentari con i vari Reiziger, Daino o Helveg in fascia. Dopo lo scudetto del 1996, segue un'annata disastrosa per i rossoneri che aprono ferite impossibili da tamponare persino col ritorno di Arrigo Sacchi in panchina. Al termine del campionato 1996-97, il Tasso ammaina la bandiera. In curva appare una gigantesca maglia con il numero 2 per ringraziare un grande campione che ha scritto centinaia di pagine di storia di questo club e continua ancora a farlo, quando un allenatore rossonero ha bisogno di consigli. Tassotti diventa l'allenatore in seconda a fianco di Cesare Maldini nel 2001. Spalleggerà poi Ancelotti e Allegri nelle loro parentesi rossonere. Il sogno sarebbe, un giorno, vederlo comandare su quella panchina anche se, visto che dopo di lui, solo Cafù, a tratti, non lo ha fatto rimpiangere lungo la fascia destra, sarebbe davvero eccezionale trovare un suo erede. Uno che sappia crossare, munito di un destro poderoso e con un senso tattico spiccatissimo, magari non fortissimo nel gioco aereo, ma comunque in grado di erigere un muro in difesa e di sfondarlo, quel muro, in attacco, senza pretendere giocate da fuoriclasse o numeri da funambolo... Un calciatore in grado quindi di adempiere in maniera ottimale il compito che ci si aspetta da lui e che, proprio per questo, temo, resterà insostituibile. “Tasso hai tutto un altro passo”...cantano in curva, perchè Mauro Tassotti non è in campo ma è ancora con noi rossoneri.

 

Enrico Bonifazi

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