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Romeo Benetti

Del 29/12/2011 di Daniele Manuelli


Romeo Benetti Mediano dal vizio del goal. Con il Milan vanta 170 presenze complessive e 32 goal.

Domenica 7 novembre 1976, per noi rossoneri una giornata particolare. Si giocava la quinta di andata e la pattuglia del mister Marchioro iniziava a mostrare le prime smagliature di una stagione da archiviare come una tra le più brutte vissute dall’umile scribacchino nei suoi 41 campionati (contando anche quest’anno) di militanza sentimentale rossonera. Si doveva affrontare la poderosa armata bianconera di Giuan Trapattoni, il trentasettenne allenatore (vecchio cuore milanista) che fino a pochi mesi prima sedeva sulla nostra panchina. Le premesse facevano presagire una brutta aria dalle parti del vecchio acrobata Albertosi. Monna Juve viaggiava a punteggio pieno, sciorinando un gran gioco e, a fine corsa, avrebbe totalizzato 51 punti sui 60 disponibili, risultando vincitrice del torneo con un solo punticino sul favoloso Toro di Gigi Radice (altro milanista,ma guarda un po’)...Solo da un mese la radio trasmetteva anche i primi tempi a “Tutto il calcio”, ma io non ebbi il coraggio di andare, dopo pranzo, nella mia cameretta e di accendere il mio transistor. Continuavo, con aria fintamente indifferente, a seguire una puntata della prima annata di Domenica In, quella con il povero Corrado e con la bomba sexy del momento, tale Dora Moroni. In realtà, a partire dalle 14,30 (orario canonico d’inizio delle gare) avevo il cuore in gola, la salivazione azzerata, le mani ridotte a due tranci di carne congelata e una momentanea totale assenza di segnali delle mie capacità logico-razionali. Dovete poi sapere che, da qualche mese,i due unici canali TV allora esistenti (Rai Uno e Rai Due) avvisavano dei cambiamenti dei risultati delle partite inserite in schedina con delle brevissime sovrimpressioni, che per le nostre coronarie di tifosi avevano esiti imprevedibili. Improvvisamente, due squarci nella tensione, due esplosioni di gioia, due sussulti che oggettivavano i miei sogni più riposti: al 13° e al 17° andiamo sul due a zero ! Al 21° la nostra diga cedette per la prima volta. Ritornò la paura della rimonta…era troppo bello per essere vero. Tenemmo per tutto il tempo.
Alle 15,25 presi il coraggio a due mani e accesi la radio. Ameri, nel riassunto del primo tempo, parlava di un ottimo Milan. Seguivo quasi senza fiatare. I primi minuti passarono senza tremori, poi, improvvisamente il classico boato di esultanza invase il mio io più profondo. Chi aveva segnato ? Trascorsero due interminabili secondi, poi si sentì la voce di Ameri “Attenzione,attenzione…” Il mio cuore si dispose alla notizia ”Ha pareggiato la Juventus! Ha segnato Benetti con un gran tiro dai dieci metri: Milan 2 Juve 2…” Mi lasciai cadere sul letto come un burattino a cui erano stati recisi i fili. Pensai dapprima: “Ma quanti tifosi della Juve ci sono?” (tantissimi,come appurai dalle immagini televisive serali,almeno un terzo dello stadio. Ed esultavano interi settori !). E immediatamente dopo, la considerazione più dolorosa:” Ma come, ha detto proprio Benetti, ma tra tutti i giocatori della Juve, ha segnato proprio lui ?” Poi Bettega, a 10 dal termine, ci mise al tappeto. Ma la delusione maggiore rimase quella, dolorosissima, del gol di uno dei miei idoli, Romeo il veronese.
Per sei anni Romeo “il tigre” era stato uno dei giocatori da me più ammirati più completi ed affidabili dello scacchiere rossonero. Biondo, capelli di media lunghezza, basette e baffi folti, torace ampio e gambe solide ed erculee, 1,75 per 73 Kg, Benetti era un centrocampista versatile. A metà tra il mediano millepolmoni alla Lodetti e la mezz’ala, pur non essendo velocissimo, te lo ritrovavi ovunque. Inoltre, sapeva impostare discretamente, in virtù di soddisfacenti qualità tecniche. Aveva un eccezionale temperamento e un tackle divenuto leggendario. Insomma, fu il più fido collaboratore di Rivera nella fase della maturità agonistica del Divino. E poi, amici rossoneri, madre natura lo aveva dotato di ottime capacità balistiche: insomma,non erano infrequenti le sue “mine” che spesso erano pericolosamente indirizzate nello specchio della porta. Uomo intelligente, mai banale, un po’ ruvido con la stampa, ma capace di comunicare in un italiano formalmente corretto, lo ricordo in una specie di fuori onda ante litteram che evidenziò il suo antidivismo fisiologico.I l giornalista della Domenica Sportiva Alfredo Pigna era andato a Milanello per intervistarlo, nel corso di una seduta di allenamento dei rossoneri, guidati dal patriarca Rocco.Ma il nostro non voleva saperne di finire sotto i riflettori. Il giornalista si avvalse vanamente della mediazione del mister e del leader Rivera, ma i due carismatici personaggi non fecero recedere di un millimetro il possente Benetti. Dinanzi alle sue argomentazioni,tutte incentrate sullo scarso amore per gli”speciali” dal sapore agiografico, il garbato Pigna decise di levare le tende, con Rivera che guardava allibito il suo compagno di squadra e il simpatico Paròn che diceva, imbarazzato a mezza bocca ”Il Benetti è fatto così”.
Quando arrivò al Milan nell’estate 1970, via Samp, Romeo aveva 25 anni. Giovane, quindi ma non giovanissimo ed era un giocatore in netta ascesa. Il suo primo gol in maglia rossonera decise Mantova-Milan nel gironcino di Coppa Italia a settembre. In campionato partì subito titolare dalla prima e da quel momento, fu lui il numero 8 con la maglia millergihe del Milan. La compagine di via Turati,come ho avuto modo di raccontare più volte, crollò nel girone di ritorno dinanzi al agli ultimi fuoriclasse di quella che era stata l’Inter di Helenio Herrera. Romeo si distinse con nove reti (6 in campionato,3 in Coppa Italia) su 37 gare. Non male davvero, tenendo presente che, allora, la media gol annuale complessiva era più bassa almeno del 25 per cento rispetto ad ora. Purtroppo, ci fu un episodio che macchiò il primo anno di Romeo e contribuì a creargli un alone negativo di picchiatore violento. In un limpidissimo e gelido pomeriggio del gennaio 1971, il Milan, nel suo miglior periodo di forma, affrontava a San Siro un Bologna tosto e piuttosto forte (arrivò quinto). Al 15°, il giovane e promettente centrocampista Liguori, provò i primi metri di una percussione centrale dalla sua metà campo. Arrivato al cerchio di centro campo, venne affrontato lateralmente da Romeo,che sbagliò l’intervento, piombando con violenza sul ginocchio del rivale.La gamba ebbe una impressionante torsione innaturale: il ginocchio era rimasto attaccato ad un solo legamento, la carriera dello stantuffo rossoblù, alla luce delle tecniche chirurgico-ortopediche del tempo, poteva dirsi virtualmente spezzata. Il nostro rimase comprensibilmente scosso dal danno gravissimo, ma involontario, procurato al giovane collega.
Nel 1971/72 il biondo tuttofare rossonero siglò otto centri in 45 gare tra campionato, coppa Italia e Coppa UEFA. Le sue realizzazioni erano quasi tutte centrali,tra i 15 e i venti metri. Alcune volte azzardava anche punizioni piuttosto pericolose. Nel settembre del 1971 Romeo conquistò la maglia azzurra. Ci giocherà fino al 1980, totalizzando 55 gare e segnando due reti e formando un’ottima coppia di interni con lo juventino (poi milanista) Fabio Capello. L’anno successivo, il Milan realizzò 89 gol in 46 gare totali, tanto davvero in un calcio più compassato, con pochissimo pressing, con gli schieramenti a uomo in ogni parte del campo, con pochi e elementari schemi e dove la vittoria per uno a zero o il pareggio a reti bianche erano i risultati più frequenti. Romeo segnò 10 reti.Insomma se non segnavano le punte e se l'Abatino Rivera aveva le polveri bagnate, qualche volta era l’affidabile Romeo a metterla dentro con la sua botta dal limite, preceduta dal suo classico stop a seguire. Indimenticabile il terzo gol del Milan nel derby del novembre 1972. Al 52°, con i milanisti in vantaggio per due a zero, Pierino Prati scagliò un tiro dall’interno dell’area da posizione molto vantaggiosa. Lido Vieri (ottimo portiere) compì un mezzo miracolo con una respinta felina sulla forte conclusione della Peste. Il pallone schizzò verso la metà campo,fuori controllo e a forte velocità. A questo punto, si fece incontro alla sfera proprio il nostro veronese, che lasciò partire un missile di incredibile potenza e precisione che si infilò sotto il sette alla sinistra di Vieri.
Anche gli altri campionati di Romeo furono rimarchevoli, nonostante l’evidente declino del Milan: 1973/74 42 gare per 7 reti; 1974/75 39 gare per 6 reti e 1975/76 45 gare per 9 reti. E proprio in quell’ultimo campionato in maglia rossonera, Romeo indossò più volte la fascia di capitano, vista la scarsa forma di un declinante Rivera, poche volte in campo. Quell’anno, l’allenatore del Milan era un brillante giovanotto di Cusano Milanino, dagli innegabili cromosomi rossoneri, tale Giovanni Trapattoni. Agnelli e Boniperti intuirono il carisma e la bravura del genuino ex mediano di Rocco e lo vollero a Torino. Ci rimasi male, ma ci rimasi peggio quando il Trap volle lo scambio Capello–Benetti. La mezz’ala di Pieris era purtroppo redice da un recente e gravissimo infortunio patito in Nazionale dal quale non si riprese mai del tutto. Romeo,invece, stava benissimo e lo dimostrò disputando un campionato brillantissimo Fu inserito in un progetto tattico innovativo che vedeva tre fortissimi mediani(Benetti, Tardelli e Beppe Furino), un fantasista all’ala destra (Causio) e due punte prolifiche (Boninsegna e Bettega). Dietro c’erano Zoff in porta, Gentile e Spinosi in marcatura, Cuccureddu prima e Cabrini poi sulla fascia sinistra e il favoloso Scirea come battitore libero. Troppa roba per noi. Troppa anche quel 7 novembre,quando Romeo trafisse il gatto Albertosi con una rasoiata delle sue.Ma non ce la feci a volergli male, neanche per un millesimo di secondo. Lui per me avrebbe indossato quella tenera millerighe rossonera. E l’avrebbe indossata per sempre.
Marco Di Pietro

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