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Serginho (Sèrgio Clàudio dos Santos)

Del 15/05/2012 di Enrico Bonifazi


Serginho (Sèrgio Clàudio dos Santos) Giocatore brasiliano dotato di armi letali nel gioco sulla fascia: scatto supersonico e chirurgica precisione nel cross. Devastante nei derby contro l'Inter e decisivo nella conquista della Champions 2002-2003. I neutrini non saranno più veloci della luce ma Serginho sì.

Oggi decolliamo tutti quanti insieme. Non è per una vacanza o un viaggio di piacere. Prendiamo il volo per qualcosa di ancora più appagante. Chiudiamo gli occhi e immaginiamo un prato verde sopra il quale rotola un pallone di cuoio. Spostiamo la mente nei pressi della linea di gesso che corre parallela al limite laterale dell'area di rigore ed è lì, proprio lì che nei sogni più felici di noi tifosi rossoneri si materializzerà Serginho pronto a pennellare un cross perfetto al centro dell'area. Basta aprire gli occhi per atterrare bruscamente perchè la realtà è molto diversa: Sèrgio Clàudio dos Santos (detto Serginho) non fa più parte del calcio giocato. Era bellissimo vederlo galoppare nelle sue inesorabili avanzate sulla fascia, quando dalla curva dava l'impressione di potere essere steso solo a revolverate. Ricordo la sua prima volta nel Milan, quando noi, in curva sapevamo a malapena chi fosse. Del resto non c'erano mezzi rapidi come internet o il web per documentarsi. Si tendeva l'orecchio alle chiacchiere del calciomercato per poi aspettare il riscontro sul campo. E' il 12 Settembre del 1999 quando Zaccheroni fa esordire nel Milan il brasiliano contro il Perugia. Qualcosa accade, come la scintilla che brucia rapidamente la miccia. Il pubblico si accorge delle devastanti turbopoptenzialità di Serginho e inizia, poprio come quando si osserva ardere uno stoppino ficcato in un candelotto di dinamite, ad attendere il botto ad ogni iniziativa del centrocampista che incastona una perla sul suo debutto, servendo a Shevchenko, con un cross morbido al termine dell'ennesima discesa sul fondo, l'invito ad incornare in rete il pallone del 2 a 1 rossonero. E' un trionfo per “Sergio” che diventa subito un idolo per il popolo milanista. Il calcio però non ha sempre fatto parte del suo DNA. Qualche partitella polverosa tra amici e i proverbiali “quattro calci ad un pallone”, sempre e comunque lontani dagli ambienti del professionismo, sono tutto ciò che rappresenta questo sport per il brasiliano durante l'infanzia. Serginho, da ragazzo, pratica l'atletica leggera, impressionando tutti per le sue doti nello scatto e soprattutto nella progressione, quqlità indispensabili per diventare un'ottima ala tornante nel calcio moderno. Purtroppo però, questa sua tardiva “istruzione” calcistica, comporta alcune significative carenze di tecnica e di tattica. Infatti per lui, nato a Nilòpolis, in Brasile nel 1971, solo a 21 anni (nel 1992) inizia l'avventura nei campionati Carioca e a seguire nella Segunda Divisao. Passa ancora un po' di tempo prima che Bahia e soprattutto Flamengo, decidano di inserirlo in rosa. Il suo utilizzo è frammentario. Piccoli spezzoni di partite con la panchina sempre (o quasi) scaldata dalla sua presenza. Il Cruzeiro è la prima squadra a lanciare Serginho che, dopo una partenza in sordina, guadagna punti agli occhi dell'allenatore e conquista partita dopo partita la riconferma tra i titolari. La sua indole offensiva e il suo gioco verticale, rendono la sua presenza in campo spettacolare e il suo rendimento è alto per tutto il campionato 1995, tanto che il San Paolo lo acquista a 24 anni, con ottime speranze per presente e futuro. Nel suo ruolo, viene però preferito Denilson e per ritagliarsi un posto in squadra, Serginho viene arretrato di posizione e schierato da fluidificante. Il suo rendimento è buono e grazie ai suoi gol e agli assist (nei quali è specialista), il San Paolo si aggiudica il campionato Paulista. La carriera di Clàudio dos Santos, arriva ad una svolta quando per sostituire proprio l'infortunato Denilson, viene utilizzato come ala, nel suo ruolo naturale. La sensazione di pericolo che trasmette nei pressi dell'area avversaria è costante e giustificata dalle statistiche. Ormai è chiaro che “Sergio” è pronto per il vecchio continente e il Milan lo contatta per sfruttare la sua abilità nei cross a vantaggio del tedescone Bierhoff e la mossa si rivela azzeccata. Pagato 18 miliardi di lire (circa 9 milioni di Euro), il brasiliano si inserisce alla perfezione negli schemi offensivi di Zaccheroni e diventa una pedina fondamentale come supporto al tridente Sheva-Bierhoff-Weah. La linea a difensiva a tre dei rossoneri in quegli anni, costringe tuttavia Serginho ad arretrare nuovamente la sua posizione per mantenere equilibrata la squadra. Clàudio diventa un tornante a tutti gli effetti, benchè ci sia un abisso tra il suo rendimento nella propria metacampo e quello in fase d'attacco. Arrivano i primi gol, le prime standing ovation e le prime notti magiche come quella dell'11 Maggio 2001 quando un Milan senza troppe ambizioni in campionato polverizza letteralmente l'Inter nel derby. Serginho è artefice di una prestazione coi fiocchi. Serve a Comandini e Shevchenko palloni che chiedono solamente di essere spinti in rete e (quando il campo è ormai pieno di aste di bandiera spezzate, arance e monetine, lanciate da una curva nord ferita ed umiliata) si toglie la soddisfazione di mettere a segno il gol del 6 a 0 finale che resta tuttora nella storia della stracittadina milanese. Tutti ricordano quel proiettile nero sulla fascia sinistra, capace di far respirare la polvere a uno come Javier Zanetti. Tra Serginho e San Siro è sbocciato un amore destinato a durare e che non viene intaccato dal valzer sulla panchina del Milan. Esonerato Zac, arrivano prima Cesare Maldini, poi Terim fino al sodalizio con Carletto Ancelotti, destinato ad essere ricordato come una vera e propria era. Sergio si gioca le sue carte nel ruolo di ala sinistra del centrocampo finchè Ancelotti non effettua su di lui un importante lavoro tattico per schierarlo da terzino. Inizia la grande epoca dei trionfi. I rossoneri, armati di Sheva, Rui Costa, Serginho e Pippo Inzaghi, dominano nei gironi di Champions League. Soprattutto l'intesa con SuperPippo si rivela letale per squadre come Deportivo, Bayern e Borussia Dortmund. Il cammino del Milan è inarrestabile, quasi quanto le sgroppate del numero 27 sulla fascia. Dopo soffertissime sfide ad eliminazione diretta contro Ajax ed Inter, il Milan approda alla finale di Manchester contro la Juventus. Il match è comnplicato. I nervi sono sottilissimi fili di cristallo. Dopo 120 minuti, le due squadre non riescono a scrollarsi di dosso lo 0 a 0 e così si va ai calci di rigore. Serginho mette a segno il primo importantissimo penalty della partita che vedrà poi il Milan prevalere sui bianconeri e sollevare al vento la Coppa più emozionante della sua storia. Passano pochi giorni e il diavolo si assicura anche la Coppa Italia grazie al 2 a 2 di San Siro contro la Roma. All'andata, all'Olimpico, era terminata in goleada: 4 a 1 con Serginho autore di una bella doppietta che sommata alla rete decisiva nel derby di campionato, incorniciano uno splendido anno per il laterale verdeoro. Da quel momento, per lui conta solo la Milano rossonera anche se le chiacchiere del calcio mercato lo accostano a sogni proibiti della sponda nerazzurra del naviglio. La nazionale brasiliana (con la quale conta solo dieci presenze arricchite dalla vittoria in Coppa America nel 1999) viene lasciata definitivamente. E' il Milan a fregiarlo dei trofei più importanti. Al termine del campionato 2003-2004 arriva il tanto atteso tricolore. Durante le telecronache di Carlo Pellegatti, il brasiliano si guadagna il soprannome di “concorde”, come i velocissimi aerei, capaci di coprire distanze immense in poco tempo. Arrivano poi le annate storte di Calciopoli con scudetti sfumati per un soffio e la pazzesca finale di Istanbul persa in maniera rocambolesca contro gli inglesi del Liverpool nel 2005 ai calci di rigore. Nella serie A 2006-2007 il Milan viene penalizzato di otto punti ma ottiene il “permesso” di partecipare al turno preliminare di Champions. Serginho, ormai trentacinquenne, sempre più spesso viene “segato” dall'undici titolare. Il suo contributo nella doppia sfida contro la Stella Rossa è una delle rarissime tracce lasciate dal brasiliano in quella stagione, segnata per lui dall'infiammazione all'ernia del disco. L'epilogo della stagione è da favola, con la sorte che riserva al Milan l'opportunità di vendicarsi dei Reds in finale ad Atene. La coppa viene vinta grazie alla doppietta di Inzaghi, il finalizzatore che più volte ha sottolineato l'importanza di giocatori come Serginho per le punte. Gli acciacchi sempre più ricorrenti e la sua esclusione dalla lista Champions del 2008 a beneficio di Pato, fanno meditare al brasiliano il ritiro dal calcio giocato a fine stagione. I rossoneri diventano il club più titolato al mondo sconfiggendo il Siviglia nella Supercoppa e il Boca nel Mondiale per Club, ma perdono un terzino alato con attitudine al gol che rimpiangeranno per anni. Ora "osserva" per la società di via Turati i giovani talenti brasiliani con la speranza (aggiungo io) di trovarne qualcuno con le sue caratteristiche esplosive. Riavvolgendo la nostra memoria di tifosi o quella dei tanti appassionati di calcio, non possono passare inosservate le giocate spettacolari di questo grande atleta, a tratti irresistibile, quasi immarcabile, malgrado carenze tecniche che lo costringevano a movimenti innaturali pur di mantenere la palla sul suo unico piede: il sinistro. Guardando al panorama calcistico, pochi atleti vantano la supremazia territoriale in fascia come Serginho, chiuso da Denilson in Brasile, da Roberto Carlos in nazionale e a volte tenuto come arma per il forcing finale nel Milan. Un'ala sinistra che ha saputo adattarsi al ruolo di terzino. Sempre inseguito dai suoi avversari, velocissimo... più veloce dei neutrini... più veloce della luce. Per sempre nel cuore di noi rossoneri.

 

Enrico Bonifazi


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