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Applausi nonostante la sconfitta

Del 24/01/2017 di Claudio D'Aleo


Applausi nonostante la sconfitta Milan Napoli come la sublimazione di un "concetto". Siamo una squadra. Il nostro è un progetto che piace.

A  questi ragazzi va fatto un grande applauso. Il Milan c’è.  Gioca, lotta, diverte. A volte vince. A volte perde. E’ il calcio. I “Montella boys” ci stanno regalando un Campionato coi fiocchi. Hanno vinto la Supercoppa italiana. Sono tuttora in corsa per un posto in Europa. In Coppa Italia mercoledì si giocheranno l’ennesimo “match point” contro la Juventus. Comunque vada sarà un successo. In Classifica occupano la settima postazione con 37 punti. Sono dietro all’Inter che, meriti a parte, sta avendo un calendario più agevole. Dietro anche alla Lazio e all’Atalanta. Undici le partite vinte, quattro quelle pareggiate, cinque quelle perse. Trentuno i gol fatti, ventiquattro quelli subiti. In undici punti troviamo sette squadre tra le quali la Juventus prima in Classifica. Un ruolino di marcia più che apprezzabile. Il Milan l’otto febbraio recupererà la partita contro il Bologna. Avremo un quadro più esaustivo e completo della situazione. Il Milan di Montella è squadra che sa entusiasmare anche quando perde o è “sotto” di uno o due gol. Gioco, volontà e tenacia non mancano mai. Assieme all’umiltà che sta alla base di ogni sacrificio.

 

Abbiamo letto da qualche parte che il Milan avrebbe pagato contro i napoletani  l’ “arroganza tattica” di Montella. Dissentiamo nettamente. Ma quale arroganza tattica d’Egitto! Non siamo perfetti ma perfettibili. I nostri limiti strutturali sono chiari e lampanti. L’organico è quello che è. Il Milan non ha la panchina che una grande squadra dovrebbe avere. Gioca con la stessa squadra dell’anno scorso fatta eccezione per Paletta, Locatelli e Suso. Proprio in queste considerazioni sta la grandezza di Montella. Uno che sta traendo “succo pregiato” da chi prima aveva prodotto solo “erbacce”. Montella è un allenatore intelligente oltre che preparato. Sta compiendo un vero e proprio capolavoro sportivo. Conosce bene il valore delle squadre che incontra. Quando gli avversari gli sono superiori ricorre alla tattica. Non ha altra scelta. E allora studia qualcosa per imbrigliarli e portarli alle “posizioni” strategiche di partenza. Le sue “posizioni”. Ad esempio avanzando oltre misura gli esterni per “ingolfare” il gioco degli altri alla fonte. Come col Napoli. Si può vincere o perdere. Si può far gol o subirli. Ma che non si parli di “arroganza” tattica perché non la scorgiamo da nessuna parte. Il Milan gioca “sornione”. Talvolta pare che dorma ma non si arrende mai. Nulla a che vedere con i paurosi cali di “tono” degli anni scorsi. Quelli erano frutto di deconcentrazione. Qui l’idea prevalente è quella del “metodo”. Cioè dell’impostazione da dare alla gara. Può piacere o no. Può riuscire o meno. Ci si tenta. Nulla è lasciato al caso. Il Milan studia il suo avversario. E lo fa  in attesa di assestare i “ colpi” definitivi. Quelli del “KO” o della rimonta. “Concede” tanto, è vero. Ma non poche volte si riprende tutto con gli interessi. Un rischio calcolato. Uno di quelli che vale la pena “correre”. Il Milan di Vincenzino Montella è una squadra “operaia” che sa vestirsi di “fino”. Dotato di essenza “camaleontica” sa adattarsi alla squadra di turno mai facendosi cogliere impreparato. Il gruppo possiede una “grinta” spaventosa. Atleticamente è in salute. Giocano quasi sempre gli stessi. Il Milan “subisce” ma non “patisce”. Si “piega” ma non si spezza. E’ capace di regalare sempre o quasi sempre i primi 25/30  minuti agli avversari. Poi dà corpo e sostanza alla riscossa. Ed è tutta un’altra “musica”.  Per qualcuno è un limite. Par altri un pregio. Anche col Napoli è successo questo. La squadra sé svegliata d’improvviso dal prolungato torpore. Ha iniziato a macinare calcio quando i “partenopei” s’erano convinti d’aver fatto propria la gara. Mai illudersi. Soprattutto quando hai contro un certo Bonaventura. “Jack” è il nostro “Alfiere” . Il simbolo di ogni “rinascita”. E’ impressionante come l’ex atalantino sappia imprimere alla squadra tutti i suoi variegati  ritmi di gioco. Il Milan “dorme” con lui e si “sveglia”  con lui. Non è un caso.  La “rimonta” parte sempre dal numero 5. L’ultimo ad arrendersi. Montella insegue il risultato attraverso il gioco. La prestazione prima di tutto. La prestazione coltiva l’idea di squadra.  Emblematica proprio la partita persa col Napoli.  Ma anche quella vinta in rimonta a San Siro in Coppa Italia contro il Torino di zio Sinisa (2-1). Seppur in svantaggio i ragazzi non si sono mai arresi né disuniti. Hanno inseguito il risultato fino all’ultimo minuto possibile. Col Toro è andata di lusso. Con il Napoli abbiamo perso (1-2). Non hanno “sfigurato”. Qualcuno dimentica che il Napoli è molto più avanti di noi rispetto alla realizzazione del “suo” concetto di squadra. Noi ci siamo quasi. Siamo appena agli inizi. Stiamo costruendo un “qualcosa” di importante e si spera di valido e duraturo nel tempo.  I lavori sono in corso. “Mattone” dopo “mattone”, idea dopo idea andiamo avanti. Seguiamo un progetto. Quello che è mancato gli anni scorsi. Il Milan poggia su una identità di gioco e su di un telaio convincenti. Vanta una spina dorsale di tutto rispetto. Il mercato estivo sarà importante ma finalizzato non già alla costruzione “ex novo” di un edificio ma al miglioramento, laddove necessario, delle sue fondamenta.  

 

Claudio D’Aleo

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