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Catastrofe cinese

Del 01/03/2017 di Riccardo Giannini


Catastrofe cinese Closing rimandato, ma il futuro del Milan è fortemente in bilico, non solo la permanenza di Donnarumma

Una doccia gelata. Niente closing neppure il 3 marzo. E' difficile spendere parole per quanto successo, da parte mia c'era piena convinzione e fiducia, anche se certi aspetti economici rimanevano oscuri. Ma pensavo che fosse tempo di smettere di essere economisti e di tornare ad essere tifosi, pensando solo alle questione tecniche. Non è così. 

 

A questo punto è evidente che ci troviamo di fronte a un secondo broker "particolarmente avventuroso" (diciamo così...). Ma la colpa è di Silvio Berlusconi, che vende il Milan a un prezzo assurdo. Spendere oltre 500 milioni, garantire 200 milioni di debito, investire un centinaio di milioni per la gestione e poi il mercato. Nessun magnate trova conveniente un affare del genere. Fininvest ha poi le sue responsabilità. Ma non aveva garanzie sulla liquidità degli investitori? 

 

Il closing probabilmente si farà lo stesso, perché Fininvest ha urgentemente bisogno di denaro e perché il Milan è una zavorra pesante sui conti. Berlusconi non cederebbe il Milan, ma si è ormai convinto. L'amore per il Milan è così grande che Silvio in sostanza ci vende al primo che passa, purché porti i soldi. E non basta mettere la toppa: "Fininvest e Berlusconi hanno detto no al closing anticipato perché preoccupati per il futuro del club". 

 

L'idea di tenere il Milan stuzzica Silvio dal punto di vista romantico, ma lo terrorizza dal punto dei vista dei conti. Che non tornano. E il Milan, senza cessione, continuerà la sua discesa dal punto di vista tecnico. Ma la preoccupazione più grande per Belusconi sono le elezioni comunali di giugno e in prospettiva quelle future per la Presidenza del Consiglio. Presentarsi con un mercato di acquisti in prestito e di cessioni in pesante può essere un pesante danno di immagine. Non è facile far passare la favola del Milan "Giuovane e italiano" vendendo il tuo unico campione, giovane e italiano, Donnarumma. Eppure il destino è questo.

 

Con il passaggio di proprietà, Raiola difficilmente accetterà di legare il proprio assistito al Milan. Paradossalmente è la situazione peggiore. Solo un 28 febbraio al contrario - fatti che trasformino questa scombiccherata compagnia in una vera e propria cordata, affidabile - possono cambiare le cose.  Ed è forse la situazione peggiore anche per il tifoso: al 28 febbraio i cinesi sono un salto nel buio ed è forse preferibile la morte lenta con Berlusconi.

 

Ad ogni modo, con Galliani e Fininvest in sella, il destino sembra lo stesso: Donnarumma ceduto a giugno. Possiamo pensare a un rinnovo di contratto, che aiuti il Milan e Raiola a incassare il più possibile, cedendo il giocatore all'estero. Altrimenti un accordo favorevole alla Juventus: una sommetta per il Milan, un bella somma per Raiola e Galliani. Se closing sarà ad aprile, il rinnovo di Gigio sarà patata bollente di Fassone. In caso contrario toccherà a Galliani. Ma Adriano ha già le spalle scoperte. Si dirà che è colpa dei cinesi, che non hanno rispettato le promesse di acquistare il Milan. 

 

A rimetterci come sempre sarà il tifoso, già distrutto da questo storico 28 febbraio. Una data che passerà alla storia, come il 20 febbraio di 31 anni fa. 

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