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Con il Bologna ci si rialza o si sprofonda

Del 07/02/2017 di Claudio D'Aleo


Con il Bologna ci si rialza o si sprofonda Non siamo stati "costruiti" né per lo Scudetto né per la Champions League. Ma l´ Europa League non deve sfuggirci.

Il rischio di imbattersi nel “passo del gambero” è grande. Il Milan sta lentamente “restituendo” quanto “guadagnato” nel girone di andata. La squadra è in “affanno”. Perde punti preziosi. Tre sconfitte consecutive (Udinese, Napoli, Sampdoria) non se le aspettava nessuno. Pesano. Una “flessione” che potrebbe lasciare un “segno” profondo sul “prosieguo” del Torneo. La “crisi” riguarda i risultati, non certo il gioco. Quello c’è. Quello “scorre” piuttosto fluido. Quello preoccupa meno. Preoccupa la difesa, improvvisamente tornata “colabrodo” come nessuno più se l’ aspettava. Preoccupa l’attacco nel suo complesso, “sterile” e “impacciato” come nelle annate peggiori. Preoccupa Carlos Bacca la cui “involuzione” giunge davvero inattesa. Il colombiano è l’ombra di se stesso. Non segna, non partecipa alla manovra d’attacco, non “aggredisce” gli spazi come vorrebbe l’allenatore. Un giocatore troppo spesso “regalato” agli avversari. Sotto rete era “micidiale”. Ora sembra la “fotocopia” di Egidio Calloni. Anche Bacca si “mangia” i gol solo davanti al portiere. Come dire: dallo “sciagurato” Egidio allo “sciagurato” Carlos. Montella dovrà inventarsi qualcosa di serio per scuotere il colombiano. I gol di Bacca servono come il pane.

La squadra manca di rincalzi adeguati. Manca di fuoriclasse nella zona “nevralgica” del campo. Avessimo un Gianni Rivera a guidare questa “manica” di giovanotti inesperti, di sicuro parleremmo di ben altri risultati e di un’altra squadra. La fascia di Capitano data contro la Sampdoria a Zapata (fascia che è stata dei “grandissimi” Cesare Maldini, Gianni Rivera, Franco Baresi, Paolo Maldini, eccetera…) “stride” tanto quanto quel “10” indossato tuttora da Honda. Il “10” è stato il numero di maglia di Schiaffino, di Rivera, di Gullit, di Savicevic. Anche quest’anno, come gli anni scorsi, “disponiamo” di alcuni giocatori non propriamente “da” Milan. Zapata, Vangioni, Honda, Sosa, Poli, Mati Fernandez non sono nomi che vengono in mente “a caso”. Buoni giocatori, per carità, ma nulla di più. Quando la squadra “arranca” loro “affondano”. Della serie: il Milan è un’altra cosa.

 

A Montella il lavoro non ha mai fatto paura. Troverà le soluzioni più adatte alla bisogna. L’Aeroplanino ha costruito una squadra a sua “immagine e somiglianza” utilizzando il materiale umano ereditato pressochè in “toto” da Sinisa Mihajlovic. Ha creato un “gioiello di efficienza” che fino alla partita col Napoli aveva impressionato tutti quanti per “gioco”, costanza di risultati e dedizione alla “causa”. Estrarre “sugo” dalle “pietre” non è cosa semplice. Montella sa di calcio. E’ uno “tosto”. Finora ogni giocatore del Milan ha giocato nel proprio ruolo quasi al di sopra delle proprie possibilità. Ognuno ha dato il 100% o quasi. Tutti hanno accettato idee e gioco di Montella e condiviso le sue idee e le sue scelte. Squadra e allenatore formano un “blocco” unito ed omogeneo. Oggi parliamo di un Milan chiamato a gestire un momento di grande “impasse”. Un Milan forse “stanco”, magari “spremuto” che però non si arrende mai.

 

I risultati ci condannano. Il Milan nelle ultime 4 partite ha pareggiato solo a Torino col Torino (2-2). Poi ha perso a Napoli (4-2), a Udine (2-1) e infine in casa contro la Sampdoria (0-1). Abbiamo segnato 5 reti contro le 7 subite. Contro Napoli e Udinese avevamo perso pure all’andata. Non propriamente uno “sballo” e neppure un “ruolino” da grande squadra. E’ come se la “cipria” diligentemente applicata sulle “rughe” del gruppo in estate si andasse, poco per volta, “sbiadendo”. Montella non è certo uno “sprovveduto”. Sin dall’inizio del Campionato ha valutato bene uomini e cose. Se ha accettato di guidare il Milan lo ha fatto perchè convinto che la squadra almeno un posto in Europa League potesse centrarlo. Il Mister di questo ne è consapevole anche oggi. E’ certo che la squadra si piazzerà senza affanni in uno dei posti buoni per andare in Europa. La realtà però “fa a pugni” con le “intenzioni”. Le “vecchie ruggini” affiorano partita dopo partita. Bisognerà gestire l’emergenza. Non sarà facile. Il Milan si muove attorno ai suoi “fulcri” trainanti. Parliamo di Donnarumma e dell’accoppiata Paletta-Romagnoli in difesa, di Kucka, Bonaventura e Locatelli a centrocampo, di Bacca e Lapadula in avanti. L’infortunio di Bonaventura, che starà fuori fino alla fine del Campionato, ha complicato tutto. Se a questo aggiungiamo la fase di “stanca” di Locatelli, la crisi di Bacca e lo “stallo” di Lapadula, il quadro generale diventa di una chiarezza spropositata. Forse eccessiva. A Bologna ci aspetta una sfida decisiva. O ci si risolleva o si sprofonda. Il calcio talvolta è crudele ma al Dall’Ara si va per vincere. Un altro passo falso ci spedirebbe dritti dritti nel baratro. Siamo il Milan. Dobbiamo reagire. Montella affiderà a Locatelli le redini del gioco. Manuel deve dare segni di ripresa. In difesa dovrebbe rientrare Calabria. In avanti potrebbe essere la volta di Lapadula. A centrocampo ancora Kucka con Bertolacci o Pasalic. Il “progetto” è buono. I lavori rimangono “in corso”. Coi giovani serve pazienza. I Cinesi “puntano” al giovane Simeone e a Keita per l’attacco, a Badelj per il centrocampo e a Musacchio per la difesa. Quattro innesti importanti per cambiare il volto della squadra. 

 

Claudio D’Aleo

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