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In difficoltà, ma non si arrende mai

Del 14/02/2017 di Claudio D'Aleo


In difficoltà, ma non si arrende mai Il Milan è in flessione, ma anche a Roma dimostra di voler lottare fino all'ultimo

Montella fa bene a essere orgoglioso della “sua” squadra. Allena un gruppo di “guerrieri” mai domi. Giocatori che avranno magari dei “limiti” strutturali noti e ben delineati, che non saranno tutti quanti dei “fuoriclasse”, ma dei quali tutto si può o si potrebbe dire ma mai che non  “buttino” in campo tutto quello che hanno in corpo. Simone Inzaghi non le aveva certo mandate a dire. Mastica “amaro”. Ci teneva da matti a battere il Milan. Specie dopo la batosta rimediata all’andata. Purtroppo per lui dovrà attendere ancora un po’. Il più a lungo possibile. Se il Milan rimarrà quello mandato in scena all’ Olimpico ne dovrà mangiare di “pastina” prima di strappare i tre punti al collega milanista. Arrigo Sacchi non ha perso tempo. Ha  “bacchettato” il tecnico laziale come solo lui sa fare. “Ha pareggiato in casa con le riserve del Milan”. Questa la dura “sentenza” del “mitico” Arrigo. In effetti il Milan si è presentato all’Olimpico con una formazione completamente rimaneggiata rispetto alle precedenti. “Nuova” la difesa imperniata su Abate, Gomez, Zapata e Vangioni. Inedito il tridente d’attacco composto da Suso, Deulofeu e Ocampos. Per certi versi “nuovo” anche il centrocampo dove “Locatelli” ha “giostrato” tra Pasalic e Poli. Una “chicca” anche questa. A proposito di Locatelli. Il ragazzo è stanco. Non gli riescono più i colpi di prima. Sta accusando pure lui una battuta d’arresto. Calma e gesso. Lasciamolo crescere in pace. Sosa ha fatto bene. Anche questa è una notizia. Che Montella possa essere criticato ci sta. E’ il calcio. Sappiamo benissimo come ci si “muove” in un ambiente dove oggi sali alle “stelle” e domani “ precipiti” giù nelle “stalle”. Ma nessuno, riteniamo, può oggi mettere in dubbio il lavoro (a nostro avviso eccellente) sin qui svolto da un allenatore che ha recuperato un gruppo di “buoni ” calciatori col morale sotto i tacchi trasformandolo in una squadra di calcio forte, coesa, robusta e, soprattutto, mai disposta ad arrendersi. Il Milan oggi è questo. Un “contenitore” di “combattenti” fieri e dalla identità calcistica consolidata che non nutre timori riverenziali verso nessuno. Calciatori determinati che scendono in campo per giocarsela contro chiunque. Ma non solo.

 

Il Milan di Montella gioca bene al calcio. Questo va detto. Nonostante manchi di fuoriclasse “compiuti” in alcuni ruoli “cruciali”, il Milan esprime trame di gioco apprezzabili. Mai banali. Tutti aiutano tutti. Tutti sanno esattamente cosa  fare una volta in campo. Tutti conoscono obiettivi e intendimenti dell’allenatore. Ognuno nel proprio ruolo pronti a dare il “massimo” sia con le ”grandi” che con le “piccole”. I ragazzi fanno “pressing”, “attaccano” gli spazi,  “verticalizzano”. Fanno del possesso palla la loro “caratteristica” migliore. Il “telaio” è di prim’ordine. Così sembra quasi “normale” che se non fai giocare al centro della difesa Paletta e Romagnoli ma Gomez e Zapata alla fine cambi poco o nulla rispetto alla “economia” complessiva del gioco prodotto.  E lo stesso dicasi per il centrocampo e l’attacco. Chiunque giochi magari non sarà mai all’altezza dei titolari ma sulla buona volontà e sull’impegno profuso difficilmente qualcuno potrà o potrebbe eccepire qualcosa.  Il vero “limite” di questa squadra è la mancanza di “qualità”. Questa “pecca” la noti ovunque fatte salve le “dovute” eccezioni.

 

Di fuoriclasse ne servirebbero almeno tre a parte il portiere. Uno in difesa, l’altro a centrocampo, l’altro ancora in attacco. Con Franco Baresi dietro, Gianni Rivera a centrocampo e Marco Van Basten davanti questa squadra otterrebbe di certo dei risultati ben diversi da quelli attuali. Oggi il Milan è quello che è. Si “regge” su due autentici fenomeni destinati a diventare ben presto i fuoriclasse della squadra. Donnarumma e Suso. A loro aggiungiamo Romagnoli. Uno destinato a diventare ben presto un grandissimo difensore. Un fuoriclasse come dai tempi di Nesta e Thiago Silva a San Siro non vedevamo. “Gigio” merita un discorso a sé stante. E’ davvero un fenomeno. Troppo giovane per parlarne come di un fuoriclasse. Ma certo è che a 17 anni appena compiuti “riempie” la porta con una fisicità e una classe davvero uniche. Donnarumma è già un grande portiere. Una specie di “prodigio”. Possiede margini di miglioramento notevolissimi. I suoi “capolavori” ci stanno tenendo a galla. Partita dopo partita. Anche con la Lazio Gigio ci ha salvati in diverse occasioni. Suso “ricama” calcio come solo i grandi Campioni sanno e possono fare. Le sue “serpentine” ubriacanti dentro l’area di rigore o  a ridosso della stessa ricordano tanto le magnifiche giocate di un altro grande fantasista del “passato”: Claudio Sala, alfiere “immarcabile” del Torino “scudettato” di Gigi Radice. Uno che la palla non la “toccava”, l’”accarezzava”. Suso non è mai “superfluo”. Inventa calcio e si offre come “collante” tra difesa e attacco. Marcarlo non è semplice. Ti sguscia via da tutte le parti. Il tocco di palla è “vellutato”. La regia” sapiente e illuminata. Un “mix” “esplosivo” destinato a portarlo lontano. Nel 4-3-3 “montelliano”  si trova a meraviglia. Non a caso. Di  Montella è “l ‘alter ego” in campo. Scusate se è poco. 

 

Claudio D’Aleo

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