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Milan ai cinesi si farà, ma mercato di gennaio "addios"

Del 27/11/2016 di Riccardo Giannini


Milan ai cinesi si farà, ma mercato di gennaio Il 13 dicembre non si farà il closing. Una doccia fredda, ma non tutto è perduto. Berlusconi fa campagna elettorale, ma quel sorrisino a Matrix esprime l'imbarazzo - più che il piacere - al pensiero di tenere il Milan.



Partiamo da una considerazione. Berlusconi si è convinto a cedere il Milan. A malincuore, ma lo cederà. In questo momento solo un ritiro della cordata cinese può portare alla fine dell'affare. Ma i cinesi sono così stupidi da ritirarsi lasciando 100 milioni nelle casse di Fininvest? Certo che no. Non credete ai teatrini messi in atto dalla stampa per la campagna referendaria da parte di Silvio Berlusconi. A Matrix Berlusconi ha detto che l'affare è fatto, ma a domanda dal pubblico (citando le sue parole), se il closing non si dovesse fare, ha risposto: "dovrei tenermi il Milan". E ha fatto un sorriso che la maggioranza, fermandosi alle apparenze, ha interpretato come un segno di Berlusconi di preparare la sorpresa. Io l'ho letto come un "joke", che tradiva anche un po' di preoccupazione di dover proseguire la sua avventura alla presidenza del Milan.

 

E' chiaro infatti che se saltasse questa trattativa, nulla precluderebbe a una futura cessione, ma dovremmo sorbirci ancora per mesi il regno targato Berlusconi&Galliani. Non è tanto la prospettiva del Milan giouvane e italiano a preoccupare; quanto la gestione del mercato da parte di Adriano Galliani. Berlusconi dice di cercare l'accordo con la Curva Sud (sic), una legittimazione di un nuovo corso stile Atalanta e Udinese; il problema principale è che l'accordo dovrà trovarlo con gli sponsor. In sostanza Berlusconi può dire quello che vuole, ma se il Milan non cambia proprietà e non investe, continuerà la sua discesa in basso. Felicissimi per il secondo posto attuale della squadra, ma questo non basta. Ci sono i debiti. Servono investimenti, non necessariamente stile magnati arabi, ma serve denaro fresco. Il possibile approdo finale in Europa richiede una sistemazione della rosa, affrontare un Europa League con una squadra giuovane e italiana significa fare la fine del Sassuolo: eliminazione precoce e campionato ai margini della zona retrocessione. A chi giova tutto ciò?

 

Berlusconi lo sa, per questo è convinto della cessione. Senza dimenticare la politica: paradossalmente a Berlusconi, in previsione delle elezioni (2018 o primavera 2017) ha bisogno di un Milan cinese per potersi fregiare del titolo di presidente più vincente della storia rossonera. Non serve la presidenza onoraria. Basta un microfono. Andare allo stadio. Raccontare quanto il Milan ha vinto con Silvio Berlusconi e della scelta di lasciare spazio ai cinesi per tornare ai vertici del mondo. Senza il passaggio di proprietà, vivremo una primavera identica a quella dell'anno scorso. Il Milan cederà fino a uscire dalla zona Europa League. Perché con Silvio Berlusconi e Adriano Galliani non ci sono prospettive future e la squadra mollerà, senza dimenticare le interferenze del presidentissimo. Che si tengano le elezioni tra qualche mese o un anno, il Milan senza cinesi tornerà ad essere la squadra "ammirata" con l'ultimo Allegri, Seedorf, Inzaghi e Mihajlovic. E per Berlusconi, in proiezione elezioni, questo scenario è assolutamente da evitare.

 

Per questo, la cessione si deve fare, in un senso e nell'altro.

 

Il discorso del presidente onorario esecutivo e di Galliani è tutta "fuffa" elettorale. "Non sono stati i cinesi a cacciarci, ma siamo noi che non abbiamo accettato". Non serve aggiungere altro.

 

Ma allora cosa dobbiamo attenderci per questo benedetto passaggio di proprietà?

 

Nella settimana dell'8 dicembre servono queste autorizzazioni per il passaggio dei capitali dalla Cina e dall'Italia. Senza, il closing non si farà il 13 dicembre. Sabato Berlusconi ha parlato di proroga di un mese, un mese e mezzo. La Sino Europe ha risposto in modo criptico su Twitter. Però al momento non ha risposto alla richiesta di proroga, per quel che è dato sapere. Quindi non tutto è perduto, per il 13 dicembre.

 

In caso contrario verosimilmente le parti andranno avanti, previo versamento di una seconda caparra da parte dei cinesi. Secondo quanto riferito da Luca Pagni di Repubblica e Pasquale Campopiano del Corriere dello Sport, i cinesi dovranno mettere i soldi su un conto vincolato alla firma del closing, in attesa delle autorizzazioni, come piena garanzia della volontà di chiudere l'affare. 

 

E' lo scenario più verosimile, sperando che queste autorizzazioni arrivino...prima di giugno. Ma la (quasi) certezza è che il Milan dovrà dire addio al mercato di gennaio: "addios", detto alla Cannavacciuolo. Sono poche le possibilità che il Milan cambi proprietario entro il 31 dicembre, sono elevate quelle di arrivare al 31 gennaio con Berlusconi proprietario. La proroga di "massimo un mese e mezzo" è utile a al furbo Silvio anche per arrivare al 31 gennaio senza dover scucire un becco di un quattrino. Galliani elemosinerà un centrocampista per sostituire Sosa e Montolivo, forse acquisterà due attaccanti compreso Pavoletti, oppure Pavoletti e un difensore, in caso di cessione di Bacca.

 

I tifosi rossoneri - ormai esasperati da questa situazione - dovranno pazientare ancora. Se il Milan sarà cinese, avrà modo da giugno 2017 di dare vita a un nuovo corso. Altrimenti il "non mercato" visto negli ultimi 5 anni (eccezion fatta per l'estate 2015) continuerà ad essere tale anche dopo gennaio 2017. E prepariamoci: Galliani verrà esaltato per il rinnovo di contratto di Donnarumma nel febbraio 2016, mentre a giugno 2016 Donnarumma sarà ceduto all'estero per ripianare i debiti. E il budget per il mercato, dopo la sua cessione, sarà zero. Serviranno dunque altre cessioni: Niang, Suso, Locatelli o addirittura Romagnoli per permettere al Condor di acquistare i nuovi Sosa e Gomez.

 

In virtù di ciò, Berlusconi vuole davvero continuare ad essere il presidente del Milan? Io credo di no. 

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