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Milan al cardiopalma: sintomi e diagnosi

Del 15/09/2014 di


Milan al cardiopalma: sintomi e diagnosi Parma - Milan 4-5: la sintesi dello stato di salute rossonero, fra criticità e segni di ripresa.

Che la gara contro il Parma sia stata un evento straordinario (nell'accezione neutra del termine, vale a dire "extra ordinario", fuori dal comune, irripetibile) credo sia indubbio. E se 9 gol in 65 minuti sono già un caso improbabile, altrettanto sorprendente è assistere a un Milan così prolifico, quasi Zemaniano.

 

Evitando di addentrarci nelle singole prestazioni individuali, penso siano d’obbligo alcune considerazioni (magari a tinte entusiastiche, ma non è forse un peccato veniale per un tifoso reduce da un incontro emotivamente tanto intenso?).

Buono l’esordio di Bonaventura, che apre le danze con un gol tutt’altro che semplice, mostrandosi lucido, attento e generoso per tutto il resto della gara.

De Jong si conferma un combattente fiero e instancabile che, sfruttando prontamente un erroraccio di Cassano, sgroppa verso la porta avversaria e va a segno con un tocco felpato.

Un Menez superlativo per l’intera partita, inarrestabile e propositivo, ottimo nel ruolo di “Falso Nueve”, consacra la sua performance con una prodezza da antologia: un gol di tacco, spalle alla porta, che rimarrà impresso nella storia.

Anche Honda sembra essersi perfettamente integrato alla squadra: confeziona assist e gol a profusione, il tutto condito da passaggi di prima e sfoggio di discrete qualità tecniche.

E di Abate, che dire? Spinge sulla fascia come un forsennato, sforna 2 assist in due partite consecutive e tenta persino un tiro in porta.  C’è chi ha ipotizzato un rapimento ai suoi danni da parte di un gruppo alieno, che ha quindi avuto la premura di restituircelo in una versione nuova e migliorata (e devo ammettere che, nonostante la mia visione scarsamente fantascientifica, tale ipotesi non mi appare così inverosimile).

 

Ad ogni modo, un risultato come un 5-4, oltre a sfidare la salute psicofisica dei tifosi, è di fatto sintomatico.

I segnali sono inequivocabili:  

 

- Il reparto offensivo funziona, e funziona bene.  Il risultato è un attacco rivitalizzato, concreto e fruttuoso.   

 

- Al contempo, la difesa è tuttavia imbarazzante: se a De Sciglio si possono eventualmente perdonare diversi errori e persino l’autogol (sebbene indirizzare un retropassaggio verso lo specchio della propria porta è una vera e propria follia),  la perpetrata incapacità di Bonera non è altrettanto giustificabile. Alex, anche lui responsabile sul primo gol, può comunque ancora godere dell’attenuante di una mancata intesa con il compagno centrale. 

 

- Fatta eccezione per De Jong, incontrista di sacrificio, anche il nostro centrocampo non è immune da colpe in fase di interdizione:  l’avversario,  mai ostacolato o marcato,  si invola facilmente verso la nostra porta (dove incontra, come già detto, una difesa tutt’altro che solida).

 

L’impronta di Inzaghi c’è e si vede. A dispetto di chi prevedeva un suo flop sin dalle prime giornate, la relativa inesperienza non ha affatto intaccato una sua dote imprescindibile: la capacità di creare un gruppo congiunto e affezionato, dove non manca lo spirito di sacrifico e un ritrovato entusiasmo.

 

Se la diagnosi è incerta (vista la sintomatologia, si potrebbe parlare di un Calcio Borderline, fatto di eccessi, sconsideratezze e un’identità instabile) la prognosi è ancora più dubbia: occorre attendere pazientemente che il campionato – e il "nuovo" Milan – facciano il loro corso, qualunque esso sia.

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