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(Am)Miralem che Milan

Del 12/05/2013 di


(Am)Miralem che Milan La vittoria della Fiorentina obbliga il Milan al trionfo casalingo: maglie nuove e vecchio cuore per centrare l'obbiettivo Champions. Centrocampo di ferro per bloccare la qualità delle ripartenze giallorosse: contro Pjanic

Serata di gala a San Siro, o almeno questo si aspettano i tifosi accorsi a salutare la squadra nell'ultima partita casalinga del campionato 2012-2013. E' ancora Milan-Roma, decisiva come poche volte: all'andata il 4-2 rimediato all'Olimpicò ritardò di un mese abbondante il raggiungimento del treno per l'Europa. Un girone dopo, la vittoria nel posticipo staccherebbe il biglietto per un viaggio in prima classe: la Champions League 2013-2014. Ci crede Allegri, più volte nel corso della stagione profeta della risalita rossonera. Ci hanno creduto Galliani e la società, con l'acquisto di Mario Balotelli nella finestra invernale di calciomercato. Ci credono (e sono i primi a meritarlo) i giocatori. Un caso fortuito la coincidenza con la presentazione della nuova maglia per la prossima stagione: l'ultima volta fu nel 2008-2009, ancora in uno dei tanti Milan-Roma. Al termine della partita (vittoria giallorossa per 3-2) San Siro e il mondo del calcio salutarono Paolo Maldini. In un revival che richiede un risultato diverso al termine dei novanta minuti, l'aspettativa è un caloroso arrivederci ad agosto (preliminari) al massimo trofeo continentale per club. Se è vero che una Champions senza Milan non ha senso, come più o meno giustamente ha sottolineato Kevin Prince Boateng qualche settimana fa, ipotizzare un Milan senza Champions è altrettanto deludente. Avrà pensato a questo Adriano Galliani, autorizzando la stampa del logo della Champions sul braccio destro della terza maglia indossata da Riccardo Montolivo (questa non una scelta fortuita). Avrà ipotizzato un Milan feroce e alto fin dai primi minuti per schiacciare la Roma e intravedere un sogno con le grandi orecchie che alla settima giornata del girone d'andata sembrava un miraggio. A questo avrà pensato Massimiliano Allegri, rompendo ogni indugio di formazione già alla vigilia: a centroampo fuori Nocerino e dentro il rientrante Ambrosini. In panchina le incertezze e l'incostanza dell'ex 23 rosanero per lasciar spazio al capitano di lungo corso, a guidare (una delle ultime volte?) la squadra verso l'obbiettivo terzo posto. Missione squadra corta e centrocampo compatto per impedire le rapide ripartenze giallorosse. Insomma, nella serata in cui Balotelli sfida Totti (capitano della Roma fermo a quota dodici goal) e Osvaldo insidia il terzo gradino sul podio ad El Shaarawy (entrambi a sedici marcature), lo scettro di protagonista passa fra i piedi meno nobili di Sulley Muntari. Il face-to-face del ghanese con il di nuovo titolare Miralem Pjanic (out De Rossi) sembra proporsi come tema dominante fra gli assoli dei due rispettivi attacchi. Con Flamini alla destra di Ambrosini, è la vittoria (si spera) di un calcio operaio.

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