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Gatta ci Kova(cic)

Del 24/02/2013 di


Gatta ci Kova(cic) Poche ore al derby di Milano con una sola certezza: l'ago della bilancia della qualità pericolosamente fermo sullo zero assoluto. Milan di corsa contro Inter "si fa quel che si può": la classe dei due registi decisiva per sancire lo slancio decisivo verso il terzo posto.

Freddo e neve: non una cornice banale per il derby di ritorno di questa stagione 2012/2013. Finale anticipata l'espresione più gettonata, finalina (ovviamente per il terzo posto sul podio) la più veritiera: in attesa del risultato del Napoli di lunedì sera, il massimo risultato stagionale per entrambe le milanesi resta la conquista dell'ultimo posto Champions. Stati d'animo contrastanti che lasciano spazio a qualsiasi risultato: impresa rossonera in coppa contro il Barcellona, lezione di calcio nerazzurra a Firenze contro "il terzo incomodo" viola (outsider, aspettando i prossimi risultati del Catania). Poca cosa, obiettivamente, il 3-0 in Romania contro il Cluj di giovedì sera: più una scusante in termini di riposo (ormai di moda, Conte insegna), che reale necessità per il passaggio del turno. L'infortunio di Ranocchia lo conferma: chi è causa del suo mal pianga se stesso. Non che in rosa Stramaccioni disponga di difensori di primo livello, ma da qui a considerare la necessaria (ancora da verificare) esclusione del centrale azzurro come determinante per la buona prestazione della squadra appare per lo meno esagerato. Una nota positiva sembra averla colta il tecnico romano: la discreta prestazione di Riky Alvarez potrebbe valere per il centrocampista argentino la conferma da titolare nella stracittadina al posto di Cassano. No comment. Rinviato quindi il face-to-face con Mario Balotelli, uomo più atteso dai tifosi di casa: la promessa è niente cori razzisti, l'aspettativa una bolgia accanita contro il centravanti della nazionale, la speranza braccia larghe o dito alla bocca del numero 45 sotto la Nord. L'attuale media goal dell'ex City fa ben sperare in questo senso. Molto più cauto Massimiliano Allegri in conferenza stampa, fra l'orgoglio per i complimenti del presidentissimo e il timore per una partita imprevedibile: "il derby è sempre il derby". La frase suona come una sentenza ed esce all'unisono dal tris Allegri-Berlusconi-Galliani: l'allenatore nerazzurro si crede convinto di partire alla pari con i favoriti cugini e punta sull'esperienza. L'amministratore delegato rossonero incoraggia l'entusiasmo dell'ambiente: scalpo del Barca in mostra fino al fischio di inizio, obiettivo aggiungere quello nerazzurro al termine dei novanta minuti. Assolutamente fattibile. Senza scaramanzia e scongiuri di rito, il Milan per gioco e intensità è superiore all'Inter. La squadra (che pur non demeritò nella sconfitta dell'andata, anzi) ha addosso ben altre convinzioni rispetto ad un girone fa. Vendicare quell'amaro 0-1 il primo impegno. Dominare i cugini quello immediatamente seguente: servirà il miglior Riccardo Montolivo per riuscirci. Superbo nella prestazione di mercoledì contro i marziani, la differenza con Xavi si è vista eccome: spaesato e compassato lo spagnolo, sicuro e padrone della mediana l'azzurro. Ad inizio stagione non ci avrebbe scommesso nessuno. Ci ha scommesso eccome (impulsivamente, come in tante altre occasioni) Massimo Moratti sul giovanissimo Mateo Kovacic: il diciottenne croato sembra avere tutte le carte in regola per crescere e diventare un futuro leader del centrocampo nerazzurro. Tecnica sopraffina e visione di gioco da maestro del ruolo: se il nuovo numero 10 manterrà le promesse, un applauso andrà fatto al presidente nerazzurro per aver portato in Italia un giocatore cercato da mezza Europa. Magari già a partire dalla sfida della prossima settimana: la verticale con Palacio potrebbe essere letale per la difesa rossonera. La prestazione di coppa non illuda: il vero Mexes è sempre dietro l'angolo.

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