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Revival poco Allegro

Del 17/03/2013 di


Revival poco Allegro Milan mai vittorioso dopo le debacle europee firmate Allegri: contro la storia (recente) per infrangere l'ennesimo tab├╣.

Contro il nuovo (e ultimo?) Palermo taggato Beppe Sannino e contro se stessi: Milan - Palermo per scongiurare brutte tradizioni (rossoneri mai vittoriosi nella gestione Allegri nel post-eliminazioni), per allontanare il treno di rincorsa al terzo posto e per toccare (prima volta in stagione) quota secondo posto. Passato scomodo da riscrivere, occasione migliore per invertire la tendenza. Un Milan in confusione e scombussolato dalla trasferta del Camp Nou ospita il fanalino di coda rosanero, giunto all'ennesima rivoluzione tecnica per sventare una retrocessione ormai scritta. Settimana difficile a Milanello, ammutolito dalla clamorosa (ma non troppo) rimonta blaugrana. Ci pensa l''ex mai dimenticato Arrigo Sacchi a stemperare i toni: mai soddisfatto dall'addio di Ancelotti, per la prima volta "coccola" il Milan che sta nascendo con Allegri. Giovane e senza paura: il nuovo corso partirà dalle ceneri ancora calde dell'ottavo di finale appena passato e la consapevolezza che questo Milan, più che tenere aperto il discorso qualificazione fino ai novanta minuti del ritorno, proprio non poteva fare. E se il palo non avesse negato a Niang la gioia del secondo goal in maglia rossonera, il primo in Champions League, chissà quale delle due squadre sarebbe ora prossima avversaria del temibile Paris Saint Germain. Ennesima sliding door della stagione: una nuova, la più decisiva per il futuro, si apre alle 15:00 a San Siro. Bonera per l'affaticato Mexes, De Sciglio per lo squalificato Constant (prova peggiore dell'ancor breve carriera milanista quella di martedì scorso per il franco-guineano), Muntari per far rifiatare il capitano Massimo Ambrosini e ballottaggio (da sciogliere solo all'ultimo) fra El Shaarawy e Robinho. Il destino non ha nome e cognome, ma ha un fine comune per i ragazzi dell'ex tecnico del Cagliari: insaccare il pallone alle spalle di Sorrentino. Ci proverà Mario Balotelli (scelta obbligata vista l'assenza di Giampaolo Pazzini per le possime partite), fin'ora a secco solo nel derby: cinque goal in cinque partite sono un più che ottimo biglietto da visita per uno che "quando si muove, lo fa solo per vincere". Parole pesanti, forse solo provocatorie, quelle del numero 45: lo scudetto è obiettivo ben lontano dalla vista rossonera (ipotecato meno di ventiquattrore fa dalla Juventus, ora a più dodici dal Napoli secondo), ma che lanciano un messaggio per lo meno alle inseguitrici. Fiorentina, Lazio e Inter sono avvisate: il Milan c'è, e c'è più di prima, con l'intenzione di sfruttare eventuali passi falsi della vecchia signora lì davanti. Nessun avversario da temere, a partire da questo pomeriggio: quando in forma e mentalmente sul pezzo, il Milan ha dimostrato di poter competere con chiunque. Ultimo appunto dedicato alla prima della classe: "classe" ce n'è stata davvero poca, in queste prime ventinove partite di campionato. L'Europa è un ambiente ben più ostico: imprecare volgarmente contro i tifosi avversari può non bastare per affermare la propria superiorità. L'augurio è di arrivare in fondo, portando avanti lo stile italiano (lo stesso che ha consegnato ai mai vincitori del Chelsea il trofeo nella passata stagione). Le piccolezze da cabaret rimangano a Vinovo...

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