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Sviolinata? No grazie

Del 19/01/2013 di


Sviolinata? No grazie Ritrovarsi (ancora) da avversari: Gilardino-Pazzini è vecchio contro (più o meno) nuovo, passato (soddisfacente) contro presente (indefinibile). Storia infinita di due centravanti alla ricerca di una soddisfazione mai davvero arrivata.

Numeri pesanti. Non si parla di realizzazioni, nè di presenze, nè di milioni (tabù inviolabile di questi tempi): considerazioni sulla maglia che, un po' per scaramanzia e un po' per nostalgia, qualunque tifoso ha fatto nel corso degli ultimi anni. Almeno dieci. Stagione 2002-2003: a Milanello arriva Rivaldo, forse il giocatore più forte del momento, a completare un parco attaccanti da sogno, forse uno dei più completi e forti di sempre. Affianco a Scheva o Inzaghi come seconda punta, in compagnia di Rui Costa o Seedof nell'albero di Natale ideato (forse proprio per lui) da Carlo Ancelotti: il brasiliano non brilla mai. La sua avventura in maglia rossonera si conclude con un numero significativo: zero incisività. Stagione 2005-2006: è la volta proprio di Alberto Gilardino, pagato la bellezza di ventiquattro milioni per strapparlo al Parma e all'accanita concorrenza, all'ombra della Madonnina per tre stagioni e un bilancio complessivo che descrive una parabola (pericolosamente) discendente, condita da 44 goal. Non quello che ci si aspettava. Non quello che si aspettava il giocatore: poca incisività e troppa poca personlità pe ereditare un posto da titolare al centro dell'attacco rossonero. Si arriva alla stagione 2012-2013: un balzo significativo, che di altrettanto significativo descrive solo la caduta libera del club più titolato al mondo. In campo, con quel maledetto numero 11, scende Giampaolo Pazzini, l'eterno esiliato, l'uomo ombra dei più grandi centravanti di cui si è potuto gloriare il nostro campionato negli ultimi tempi. Luca Toni alla Fiorentina, Alberto Gilardino ancora nella viola, Diego Alberto Milito all'Inter: ruolo scomodo di comprimario, definizione di talento in procinto di esplodere affibiatagli per tutta la carriera. Unica parentesi davvero positiva quella di Genova: con la maglia blucerchiata il ruolo di attore protagonista e il soprannome di gemello del goal con Antonio Cassano. Potrebbe tornarci, alla Sampdoria, proprio in questa finestra di mercato. Per ora il ruolo (scomodo, come le tante panchine vissute) di centravanti titolare del Milan: tra i tanti ad aver ereditato quella maglia pesante c'è anche lui, la speranza che possa invertire la rotta e far meglio di più importanti e quotati predecessori non esiste. Stesso destino di altre maglie-macigno, il 7 di Shevchenko (illusoriamente appartenuto a Pato fino alla scorsa stagione) e da questa il 9 di Inzaghi. Potrebbe ereditarla Ricardo Kakà, ma questa è un'altra storia. Quella attuale si ferma a Milan-Bologna di domani pomeriggio, partita valida per la seconda girnata di ritorno dell'anonimo campionato di serie A 2012-2013. Pazzini proverà a spalancare gli occhi ad uno dei rivali di sempre. Il Gila tenterà di ammutolire (l'ormai abituato) San Siro per gonfiare la rete con la propria melodia. 1 Novembre 2006: Milan-Anderlecht 4-1. Servono dieci partite della massima competizione continentale per far risuonare nello stadio il suono del violino dell'attaccante di Biella, ed è una melodia indimenticabile: tiro al volo sul palo lungo, portiere pietrificato. Certe emozioni prescindono la maglia e il giocatore che la indossa, restano eterne per quello che rappresentano. Perchè non sempre capiterà di trovarci sotto un Hernan Crespo (doppietta nella terribile notte di Istanbul) o uno Zlatan Ibrahimovic (28 inutili goal nello scorso campionato). L'urlo sarà ancora più forte quando a far esplodere San Siro ci penserà uno Giampaolo Pazzini qualunque.

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