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Disastro Milan: In 30 anni non solo belle cose ma tanti flop!

Del 20/05/2015 di Irene Benedetti


Disastro Milan: In 30 anni non solo belle cose ma tanti flop! E' giusto ringraziare e ricordare le belle cose fatte dalla famiglia Berlusconi ma è anche giusto ricordare le tante amarezze vissute, dalla fatal Verona, passando per Marsiglia ed Istanbul , ad arrivare ai giorni nostri.

Qualche giorno fa, in un’altra testata nazionale lessi un articolo di Carlo Pelegatti. Per farla breve il giornalista criticava la troppa ferocia messa in mostra nei confronti di chi ha salvato il Milan e con chi, noi tifosi, dovremo essere debitori di goduria, quello che nel calcio per intenderci si chiama successo.  Nell’articolo però non veniva menzionata l’attaccamento dei tifosi rossoneri al club, gli abbonamenti fatti sotto la gestione Berlusconi arrivando al picco degli 80.000 abbonati nella stagione 93/94 e anche le umiliazioni ricevute negli ultimi anni e nel tempo addietro. Faccio una premessa: Il Milan non è la Juventus sia per storia che per tradizione. La Juventus nata con la creazione  della Fiat in Italia ha sempre avuto una gestione ricca e ben consolidata, il Milan no! Il Milan rappresenta la vita: 44 anni senza vincere uno scudetto, due anni in serie B sono due prove che testimoniano quanto detto. La Juventus ha una decina di campionati che si contano sulle dita delle mani dove non ha raggiunto la qualificazione Uefa, il Milan né vanta tanti, forse  troppi per un club che al momento risulta essere il terzo  più titolato in Italia e secondo per quanto riguarda la tifoseria, primo invece all’estero in fatto di tifosi e simpatizzanti. A Berlusconi va il mio personale ringraziamento da tifoso per averci salvato dal possibile fallimento e per averci portato sul tetto del mondo, ma la storia è fatta anche per essere scritta e riscritta. In questo momento il problema rimane perenne. Gli anni passano, l’età avanza, le gambe e la testa non sono più quelle di un tempo, come lo sarà un giorno anche per me. Galliani dimostra di essere un attento imprenditore ma non un dirigente calcistico. La distinzione esiste, si vede, si tocca con mano. Essere imprenditore, significa arrivare prima degli altri ad idee, innovazioni in grado di cambiare forma, politica, guadagni e risparmi. E qui Adriano è bravissimo. Fare il talent scout, osservare elementi nel campionato cadetto e nelle formazioni minori di serie A non rientra nel suo dna. Quando arrivava Ibrahimovic era solo per la mano sul portafoglio e sul cuore messa da Silvio. Galliani è rimasto a quello che in informatica si chiama sistema operativo dos, quando oggigiorno esiste Windows10.  Nei 30 anni di Milan della gestione Berlusconi, il club con 29 trofei conquistati vanta la media di una consacrazione a stagione (aspettando il verdetto del 21 maggio nella finale di coppa Italia con la Juventus). Ci sono anche forte delusioni da sottolineare, ma è ingiusto guardare male nei confronti di chi ci ha regalato più trofei degli altri, ma sarebbe anche ingiusto non ricordare le notti o le giornate magiche tristemente vissute da chi ha provato sulla propria pelle certe amarezze:

89/90: Verona-Milan 2-1. Un punto di vantaggio sul Napoli. E’ il campionato della monetina di Alemao. A Verona la squadra avanti di un gol (Simone) perde testa e capello rimediando varie espulsioni. Scudetto in tasca regalato ai partenopei.

90/91: Marsiglia –Milan. Semifinale di coppa Campioni, il Milan perde 1-0, a 5’ minuti dalla fine, Galliani entra in campo per dirigere l’orchestra dell’abbandono al match con stupore del capitano Franco Baresi, ripeto Baresi e non certo Montolivo! Morale? Sospensione dalle coppe per 12 mesi.

94/95: La squadra  che arrivava dal double (coppa+campionato) non viene rafforzata. Il presidente entra in politica con “Forza Italia” e qui si spegne l’entusiasmo verso il giocattolo Milan. Si punta sull’acquisto di Gullit (trattasi di un ritorno per l’olandese) che poi viene ceduto a Novembre per Melli.  A dicembre i rossoneri, per due gentili omaggi di Costacurta perdono l’Intercontinentale con il Velez, altra squadra a portata di mano che certamente non rientrava nei valori tecnici dei brasiliani del  San Paolo. Simone e Savicevic compiono un’impresa insieme al gol di Boban al “Parco dei Principi” di Parigi ma la coppa in finale va all’Ajax.  La squadra ottiene il quarto posto in classifica ma perde gli scontri diretti con Juventus ed Inter.

96/97: Dopo uno strepitoso campionato vinto macchiato dalla notte Uefa di Bordeaux, il Milan si rinforza con giocatori sconosciuti (Vukotic) e vecchietti (Vierchowod). Davids è la speranza, Reiziger il flop. A Perugia l’emblema di una stagione disastrosa, in difesa giocano davanti a Rossi: Tassotti (36), Vierchowod (39), Baresi (36) e Maldini (29). Undicesimo posto in classifica. Il ritorno di Sacchi servì per entrare nella storia: Milan-Rosenborg (1-2) eliminazione dalla Champions e Milan - Juventus (1-6).

97/98: Davanti alla showgirl del momento e nonché tifosa rossonera (Natalia Estrada) viene presentata una squadra ricchissima di stranieri, molti dei quali sconosciuti (Anderson).  Roberto Baggio rappresenta il problema, via al Bologna dove otterrà il record di gol in una stagione in serie A (22). Spazio al rientro del capriccioso Capello, che rinuncia a Moriero per Cruz non sapendo che l’ex Roma con Ronaldo all’Inter eseguirà la sua miglior stagione in carriera. Bogarde è il flop, il tempo per servire a Bierhoff, alla terza giornata di campionato l’assist per il 2-1 finale che viene spedito a Barcellona insieme all’amico Dugarry, che l’anno prima si era mostrato un’altra meteora rossonera. In finale di coppa Italia, trascinati dalle parate di Seba Rossi, fatali ai rossoneri dieci minuti che vanificarono la gara d’andata decisa da Weah e il gol d’apertura di Albertini. Tre a uno per la Lazio e coppa che rimane a Roma.

99/00: Dopo tre stagioni si ritorna a giocare in Champions, Gattuso e Sheva non bastano per rinforzare una squadra che in sede di campagna acquisti si dimostra con le idee chiare: Orlandini, De Ascentis, Sadotti……. Avessi detto Donadoni, Evani e Massaro. Risultato? Fuori al primo turno di coppa.

00/01: Dopo la brillante campagna acquisti dell’anno prima, i rossoneri sul mercato vanno sul low cost. Rientro di Brncic che aveva fatto bene a Monza e non all’Atalanta, fiducia agli acquisti dell’anno prima: Josè Mauri e Chamot arrivati per l’appunto nel gennaio dello stesso anno. Prima parte di stagione a rilento, in Champions gioca Saudati e in porta c’è Dida, memorabile la papera al 90’ eseguita con il Leeds. Fuori dalla coppa al secondo turno per via del Deportivo La Coruna e sesto posto in campionato con Cesare Maldini alla guida nella seconda parte di stagione e Gianni Comandini, autore degli unici due gol della storia rossonera nel derby storico  finito 0-6.

01/02: Tralasciando la squadra che negli undici titolari era forte e non a caso con Inzaghi e Rui Costa a mezzo servizio  riuscì comunque a centrare il 4° posto, rimane storica la sconfitta rimediata a Dortmund (4-0)  in Uefa. Quando sembrava che la squadra potesse finalmente rompere la tradizione negativa e aggiudicarsi quel maledetto trofeo ecco il “patatrac”…….

03/04: Squadra fortissima che si addormenta in due notti rimediando due sberle da poker: la prima nella notte del ritorno di Champions a La Coruna, dal 4-1 dell’andata allo 0-4 del ritorno ed infine nel ritorno di coppa Italia con la Lazio (4-0 per i biancoazzurri). Infine nel freddo inverno, la grande idea di spedire una parte della squadra in Giappone per l’Intercontinentale persa malamente ai rigori con il Boca Juniors dove mancarono in quell’occasione gli attributi di molti protagonisti per vincerla.

04/05: Dal possibile triplete a zero titoli. Fuori dalla coppa Italia, scudetto condizionato da Calciopoli alla Juventus ma in finale di Champions  ad Istanbul la sconfitta più cocente per un milanista: da 0-3 del primo tempo al 3-3 prima dei fatali rigori. Coppa al Liverpool.

05/06: Arriva Vieri, Amoroso, Gilardino e parte l’unico valido, un certo Crespo. Il Milan è forte ma lascia lo scudetto alla Juventus poi assegnato a tavolino all’Inter. In estate si perdono grandi campioni e si arriva alla penalizzazione di 9 punti grazie alla coppia Galliani-Meani.

07/08: Spremuta la squadra a dovere l’arrivo di Ronaldo è condizionato da diversi infortuni, spazio ai pensionati in fase di campagna acquisti e al solo arrivo di Pato accompagnato da un Emerson alle ceneri della sua carriera. Dicembre di fuoco con la vittoria in Intercontinentale ma a maggio qualificazione alla champions mancata.

08/09: La prima di ROnaldinho e Zambrotta, scarti di Barcellona e Juventus, parzialmente dimenticati dall’arrivo di Beckam a Dicembre. Squadra che alterna buon gioco a cattivo gioco, ma l’obiettivo Uefa si ferma agli ottavi con il Werder Brema e lo scudetto viene lasciato ai cugini nerazzurri.

09/10: Via Kakà dopo Sheva , qui si capisce che il Milan non è più il Milan. In panchina un dirigente come Leonardo stimato dal presidente e lanciato in panchina senza esperienza. Il brasiliano si scopre anche un bravo allenatore, fa quel che può con la materia grigia e lancia il Milan al terzo posto in classifica prima di essere cacciato perché accusato di non essere servizievole.

11/12: Squadra forte e competitiva, ricca di infortuni e di un preparatore e di un allenatore non all’altezza. Scudetto regalato alla Juventus, coppa Italia e Champions lasciate nelle mani di altri avversari. Si poteva e si doveva fare di più.

12/13: Senza Ibra e Thiago sostituiti da Pazzini e Zapata, Allegri si riscopre allenatore trascinando i rossoneri al terzo posto in classifica, meglio non può fare. Balotelli rappresenta l’investimento.

13/14: Ottavo posto in classifica davanti formazioni come Torino e Parma. Flop di stagione Balotelli. L’Atletico in Champions asfalta i rossoneri. Allegri viene esonerato, al suo posto il pupillo Seedorf, silurato dopo un ricco contratto e del buon calcio, ma accusato di non essere servizievole.

14/15: Decimo posto in classifica. Il pupillo Inzaghi viene bruciato anche lui anche se è servizievole, solo quest’aspetto lo porterà a concludere un’annata disastrosa.

15/16: Mihajlovic sprona il Milan a dovere, lo porta in pianta stabile al sesto posto. Con saggezza e garberia fa capire al club che di più non può fare, manca la materia prima, ma il club anziché comprendere lo esonera. Al suo posto, altro pupillo di Berlusconi, Christian Brocchi, la storia è quella recente, altro flop di stagione.

La Storia non è fatta solo di ringraziamenti caro Pelegatti ma anche di delusioni, delusioni amare che permettono di constatare la verità dei fatti e di guardare in casa propria i panni sporchi. Essere milanista, fare il tifoso è anche sinonimo di critica intelligente, incazzature giuste e dovute, non si può solo elogiare o stringere la mano a chi ci ha portato sulla vetta del mondo ma che ci ha anche portato nuovamente a terra demolendo quell’ascensore che continuava a salire, ora in causa, data l’emergenza sono chiamati tecnici ad intervenire altrimenti se si guarda sotto c’è il rischio di precipitare in un alone misterioso che chi ama il Milan ha già avuto modo di vivere e toccare. Quell’incubo non vorremo più viverlo ma ci piacerebbe solo continuare a sognare come merita chi sostiene una squadra così blasonata.

 

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