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Se bastasse una sola....

Del 04/11/2015 di Irene Benedetti


Se bastasse una sola.... Da Mihajlovic a Mihajlovic passando per il made in Italy e quel: "Molti non capiscono di calcio"

Momento magico. Se bastasse una sola canzone, recitava Eros Ramazzotti in uno dei suoi brani di maggior successo. A Mihajlovic anziché la canzone serviva una vittoria, migliore ancora se ne arrivano tre in soli sette giorni e il Milan torna a sognare in grande portandosi al sesto posto della graduatoria a -5 dalle capoliste Inter e Fiorentina. Nei primi due successi il Milan ha mostrato alcune insicurezze e solito gioco non entusiasmante, critiche che hanno portato l’allenatore serbo ad affermare:”Molti non capiscono di calcio”. Continuando a cantare potremo agganciarci alle note di un pezzo di Branduardi che diceva:” ci può stare ci può stare, si può prendere o lasciare….”. Ci può stare se pensi nel complesso alla qualità della rosa che tolti alcuni elementi (Bacca, Bonaventura, Balotelli) è piuttosto modesta anche se Galliani e Berlusconi pensano il contrario. L’allenatore nel corso della campagna estiva, una delle più dispendiose degli ultimi decenni (non si spendeva così dall’estate del 2001 e del 2002) non ha nascosto alcune lacune colmate con l’arrivo in extremis di Romagnoli (sta crescendo) e Kucka.  La svolta.  Nella partita con la Lazio, l’ultima del filotto che ha portato a tre vittorie consecutive, il Milan è tornato ad alzare la voce, imponendosi contro un avversario che non batteva in esterna dal lontano 2009-2010, in panchina Leonardo, in campo Thiago Silva e Pato a sigillare l’1-2 finale. Prova di squadra, di grande orgoglio e di determinazione nel conquistare i tre punti: cuore, coraggio e grinta, tre fondamentali che se non li hai non puoi pretendere di giocare nel Milan. L’ hanno capito bene Bertolacci (strigliato al venerdì dal presidente Berlusconi) e Cerci, che tolti i panni di “El Piotta” ha iniziato a far vedere quello di cui è capace: cross e velocità per scardinare le difese avversarie e teneri regali per gli attaccanti chiamati a gettarla dentro, ora Bacca, domani Balotelli e all’occorrenza Luiz Adriano. Il risveglio c’è stato anche dalla vecchia guarda, dove Montolivo, ha smesso di tramutarsi in “Dormolivo”  e Mexes, alla prima in stagione, ha capito che Dio non è lui in terra ma bisogna cercarlo in cielo, dove è saltato per appoggiare in rete l’assist di Bonaventura  prendendosi la rivincita in uno stadio e nei confronti di una tifoseria nemica . Quale miglior medicina di un gol per stendere gli avversari?  Made In Italy. E’ giovane e a 16 anni ci vuole coraggio per lanciarlo tra i pali di una delle tre grandi del calcio italiano e delle 10 big del calcio mondiale. Le pagelle a scuola fanno male, ma i voti rimangono all’interno delle mura amiche, in ambito sportivo no! L’errore di piazzamento sul gol subito con il Sassuolo e quello con la Lazio, con gol preso sul proprio palo, e l’uscita infelice con il Chievo che ha causato poi l’annullamento del gol ospite ha portato i media nazionali (nell’ordine) al voto: 5.5; 6.5; 6-.  In Italia non esiste la meritocrazia perché se si accusa Mihajlovic di lanciare un giovane inesperto al posto di Diego Lopez, bravo ma intendiamoci non è Cudicini, allora occorre fare pace con il cervello. Oggi se prendiamo le prime sei del campionato, solo il Milan gioca con otto italiani su undici, nutrito bottino per Conte in fatto di convocazioni per l’Europeo. In porta viene schierato un ragazzo in un momento dove, dati alla mano, la scuola italiana in fatto di portieri e difensori è scadente. Viene data la maglia da titolare a un giovane che trova spazio nel campionato italiano, è questa la notizia che nessuno dice e nessuno sostiene incazzandosi, perché oggigiorno, piaccia o non piaccia, i nostri talenti, i nostri giovani, gli italiani, in serie A, né vediamo pochissimi, molti sono costretti a mettersi in mostra all’estero, altri vengono  “scippati” dai club stranieri ed infine, molti li vediamo perdersi tra i campionati di Lega Pro e serie B, ultimo un certo Stefano Sensi, oggi nel Cesena, oggetto del desiderio di grandi club, ma da Urbino, per farsi conoscere, dopo una trafila nelle giovanili del Cesena è dovuto approdare prima a San Marino in Lega Pro e ora per l’appunto data la crescita, il Cesena  ha creduto in lui lanciandolo in cadetteria.
Ora non è che Mihajlovic sia mago Merlino, ma posso dire che ha avuto due attributi così e che è anche vero che dalla stalla alle stelle è passato in soli dieci giorni.  Quindi non si offendano i giornalisti che si sono sentiti chiamati in causa quando ha affermato: ”Molti non capiscono di calcio” perché è del nulla che stiamo parlando. Il Milan in una notte non ha risolto i suoi problemi di gioco, di classifica e di rosa ma se i giocatori (scarsi e forti, belli e brutti che siano) dovessero seguire quanto di buono fatto vedere all’Olimpico di Roma, i paragoni tra il tecnico serbo ed Inzaghi in fatto di score smetterebbero di esistere; allora non ci resterebbe che tornare sul ritornello di Ramazzotti: “ Se bastasse una sola……….”.

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