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Bacca, che succede?

Del 08/11/2016 di Claudio D'Aleo


Bacca, che succede? Salviamo il soldato Carlitos. Bacca che non segna è un problema per Montella, che ora deve recuperarlo.

Il Bacca che non vorremmo mai vedere è quello di adesso. Apatico, svogliato, avulso dagli schemi e dai “contesti” tattici di Montella. Carlos non è certo un giocatore qualsiasi. Nazionale colombiano è uno talmente forte da aver relegato in un “cantuccio” anche un certo Jackson Martinez, attaccante in Patria, e non solo in Patria, inizialmente molto più quotato di lui.  Il “nostro” non  conosce le mezze misure. O segna tanto o non segna più. E’ quello che gli sta capitando ultimamente. Dopo un inizio di stagione scoppiettante, ora è tempo di “magra”. Il gol per lui sembra un lontano ricordo. Non segna da troppe partite. Quasi un mese. E più non segna, più si immalinconisce. Calma e gesso. Non è la mancanza di gol quella che preoccupa i tifosi e Montella. Nessuno mette minimamente in dubbio il valore di Bacca. A preoccupare tutti è l’assenza di Carlos dagli schemi della squadra. Bacca sembra quasi che giochi per sé. Sembra che la squadra non gli interessi più di tanto e che più di tanto non gli interessino neppure i “movimenti” e i “meccanismi” della stessa. Sarà un momento “così” ma da lui chiunque si aspetterebbe ben altro. Bacca è un Campione. Non può e non deve giocare con sufficienza. Stiamo parlando di un’autentica “pantera” dell’area di rigore. Furbo, scaltro, micidiale  come pochi sotto porta. Appena ti distrai un attimo lui ti “punisce”, fa gol. Bacca non aggredisce gli spazi. Lui quando è in forma gli spazi se li “divora”. Impossibile frenarne l’impeto quando è in giornata. Se fugge palla al piede diventa devastante. E segna se gli concedi anche un solo millimetro di libertà in area di rigore. Il suo limite sta nel gioco di testa e nel fraseggio palla al piede coi compagni. In questo gli schemi di Montella non lo aiutano di certo. Il gioco dell’aeroplanino verte tutto o quasi tutto sul possesso palla e sul palleggio anche prolungato. Sui movimenti senza palla, sul pressing ricercato e insistito a cominciare dai portatori di palla nell’altrui metà campo. Tutto questo risulta indigesto a Bacca che invece “annusa” l’avversario per colpirlo in contropiede e fargli gol appena inquadrata la porta. A  Bacca non piace “passare” la palla. Questo “esercizio” mentale non sembra essere nel suo DNA. A lui la palla piace averla passata. La cura Montella era parsa “indigesta” anche a Bonaventura. Bacca e Bonaventura hanno in comune l’essersi trovati entrambi al centro del “problema” tattico voluto da Montella. A Bonaventura sono state necessarie quattro partite per venirne fuori alla grande e risolverlo nella sua interezza. Bacca, attaccante di razza nato per il gol, sta impiegando più tempo. “Tatticamente” sembra poco incline a calarsi anima e corpo nel “credo” calcistico “montelliano”. Lui ama essere lanciato in profondità. Oppure farsi trovare in area di rigore pronto a sferrare la “sassata” definitiva. Montella gli chiede di vivere più da protagonista la manovra della squadra, di seguirne i “flussi” e di partecipare con più dedizione all’azione sia difensiva che offensiva. Gli chiede più “pressing” e più capacità di palleggio. A Montella non piace che i suoi attaccanti giochino “spalle” alla porta. Li vuole più partecipi  e più coinvolti.  L’esplosione di Lapadula pone il mister di fronte a un bivio mica da poco. Bacca va sostenuto. Su questo non c’è dubbio. Vincenzino dovrà decidere se farli giocare uno accanto all’altro nel derby con Niang a giostrare attorno a loro oppure dare la precedenza ad uno piuttosto che all’altro. Una scelta tanto complicata quanto inevitabile. Lapadula dimostra quanto bene Montella stia gestendo la “rosa” a sua disposizione. Mai uno svarione o un passo oltre misura ma sempre o quasi sempre la scelta giusta al momento giusto. Il fiore all’occhiello del tecnico campano è certamente Paletta, ma potremmo continuare con Calabria per finire a Locatelli, Suso, Niang. Bacca dovrà scrollarsi di dosso le sue tante contraddizioni e calarsi per intero nel telaio costruito da Montella anche per lui e per giocatori con caratteristiche simili alle sue. Il giocatore c’è, è forte. Se pienamente coinvolto è in grado di portarci in alto a suon di gol. Proprio quello che serve.

Claudio D’Aleo

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