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Essere o non essere

Del 27/12/2016 di Claudio D'Aleo


Essere o non essere Niang alle prese con le bizze giovanili e i metodi di Montella. Partito come protagonista e intoccabile nelle scelte di Montella, chiude il 2016 con un'amara panchina durante il trionfo di Doha.

M’Baye Niang ha solo 22 anni. E’ un talento. Un po’ discontinuo, forse, come tutti i ragazzi della sua età. Però la stoffa del Campione c’è. Il problema di M’Baye è uno solo: il gol. Se Niang avesse sottoporta quella cattiveria che talvolta palesa in altri spazi del campo a quest’ora tutti parleremmo di lui come di un fuoriclasse in attesa della giusta consacrazione. Niang sulle fasce è devastante. Le sue lunghe leve lo mettono quasi sempre nelle condizioni giuste per saltare l’avversario di turno e creare “superiorità” numerica. Quando questo accade il Milan fa “male” alla squadra rivale. Montella per lui stravede. Suso  a destra e Niang a sinistra hanno rappresentato per molte partite la chiave di lettura più efficace e sorprendente del gioco del Milan. Adesso qualcosa pare essersi inceppato. Nulla di preoccupante, per carità. Ma il passo indietro di Niang rispetto alle prestazioni precedenti è evidente. I due rigori sbagliati contro Crotone e Roma pongono diversi punti di riflessione. A Roma l’errore dal dischetto ci è costato parecchio. Il Milan ha perso una gara che avrebbe potuto tranquillamente vincere o pareggiare. Il ragazzo non è sereno. Noi calcia con la giusta concentrazione. Montella, da quel grande Maestro di calcio che è, lo ha capito ed è subito corso ai ripari con l’unica medicina possibile. La panchina. Fuori il francese, dentro Bonaventura per un tridente nuovo di zecca. Niang appare frastornato Un po’ di “amaro in bocca” non può che fargli bene. Togliamoci dalla testa l’idea che Montella lo tenga fuori a tempo indeterminato. Niang è il presente e il futuro del Milan. E questo l’Aeroplanino lo sa bene. Non appena M’Baye avrà recuperato la necessaria tranquillità per tornare in campo Montella lo butterà nella mischia. Il Milan “montelliano” è bello e pronto e si erge su alcuni tasselli ormai consolidati. La difesa è a posto. I 4 che attualmente la reggono Donnarumma, Gomez e Zapata  compresi offrono  le migliori garanzie possibili. A centrocampo bisogna puntare su un giocatore capace al contempo di far rifiatare Loocatelli e di sopperire all’assenza di Montolivo. In attacco il trio Suso, Bacca (o Lapadula) e Niang non di discute. Montella ci ha visto giusto. Non ci ha pensato due volte a relegare il talentuoso francese in panchina perché certo di poterlo recuperare soltanto così. Un po’ il bastone, un po’ la carota. Non c’è altro da fare per gestire Campioni simili. M’baye farà bene a riflettere. Possiede mezzi enormi e margini di miglioramento notevolissimi. La sua classe è cristallina. Ma deve decidere cosa fare da grande. Se cioè diventare il fuoriclasse che tutti noi pensiamo lui possa diventare o rimanere ai margini del calcio che conta a soli 22 anni. Lo “spartito” di Montella è chiaro. Niang è chiamato a fare a sinistra quello che fa Suso a destra con una eccezione non da poco. Il gol. Niang vede la porta come pochi ma sbaglia troppo davanti al portiere. Suso segna ma ha nelle corde i “numeri” del regista funambolico. Niang deve migliorare il”bottino” reti. Deve segnare di più. Deve scompaginare le difese avversarie fornendo a Bacca o Lapadula i migliori palloni possibili per far gol. Deve creare superiorità numerica e portarsi a spasso i difensori avversari. Deve squarciare le difese altrui. Ecco quello che Montella gli chiede. Ecco quello che lui ha fatto molto poco fino ad adesso. La panchina è giusta. Niang è un ragazzo intelligente. Capirà. Gli ingredienti per prendersi il Milan ce li ha tutti. Ma deve spicciarsi. Il “treno” di Montella non aspetta in eterno ed è un “treno” prezioso. Ha in carico il futuro del Milan. L’impressione che Niang possa essere il Balotelli francese ha colto tutti e non certo da adesso. Stesse “menate” fuori dal campo, stessi atteggiamenti in campo. La differenza è Montella che non è né Inzaghi né Mihajlovic né Seedorf ma un allenatore a tratti flemmatico a tratti cinico che sa dare ai suoi ragazzi il giusto lasso di tempo per comprenderne lavoro e metodi. Poi o ti porta con se o ti saluta. A Niang la scelta. La maglia numero 11 del Milan è una maglia importante. E’ stata di Pierino Prati, di Luciano Chiarugi, di Chicco Evani, di Pietro Paolo Virdis. Pure di un certo Zlatan Ibrahimovic. Altri giocatori. Altri tempi. Ma se vuoi restare al Milan devi conoscere la storia della maglia che indossi. Altrimenti meglio andartene a giocare altrove e lasciare quella maglia ad altri.. Meditate, gente… Meditate…

Claudio D’Aleo  

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