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Milan in calo, ma il lavoro di Montella rimane ottimo

Del 24/01/2017 di Claudio D'Aleo


Milan in calo, ma il lavoro di Montella rimane ottimo     Quando l´emergente diventa Maestro. Onori e oneri di un allenatore che sta convincendo tutti.

Con le grandi non abbiamo mai demeritato. Al momento l’unica a metterci sotto sia all’andata che al ritorno rimane il Napoli di Mastro Sarri. 4 a 2 a Napoli, 1-2 a San Siro. Penalizzati dal risultato mai dal gioco. E’ la costante di questo Milan “nostrano”che sta divertendo tutti. Abbiamo battuto la Lazio a Milano (2-0)  e perso contro la Roma all’Olimpico (1-0) una partita che avremmo meritato addirittura di vincere. Le abbiamo “suonate” alla Juventus sia in Campionato (1-0) che in finale in Supercoppa italiana. Il derby lo abbiamo concluso in pareggio (2-2). Ci rivedremo al ritorno. Il Torino di Mastro Sinisa ce lo siamo “cucinato” a dovere non solo in Campionato ma anche in Coppa Italia. Sfida dopo sfida sempre pronti a giocarcela contro chiunque. Sempre pronti alla “rimonta”. E’ il “termometro” di una squadra che ha iniziato a crescere poco per volta di pari passo alle idee del proprio allenatore. E’ lo “spartito” di un gruppo che crede in se stesso e nel suo tecnico e sa di potersela giocare contro chiunque.

 

Da Montella a Montellla è cambiato tutto. E tutto molto in fretta. Il Montella rossonero ha saputo innovare se stesso  prima ancora che la squadra. Del Vincenzino “catanese”, “fiorentino” e “doriano” troviamo poche tracce in rossonero. Il Montella milanista ha il volto dello stratega che studia se stesso e i propri calciatori prima ancora di adattare il “tutto” al rettangolo di gioco. La tattica e il modulo hanno un senso se parti integranti di un telaio consolidato. La prestazione è la chiave di volta di ogni concetto perché si “sposa” con l’identità del gruppo e ne diventa “essenza” pratica. Il risultato è importante perché funge da memoria storica. Aiuta la squadra a crescere e a migliorarsi partita dopo partita affinchè nessun pregio, così come nessun difetto, corra il rischio di passare inosservato. Così si diventa gruppo prima ancora che squadra. Così si dà corpo e sostanza a un Milan che piace, gioca e convince. Umile, modesto, talvolta operaio. Orgoglioso ma mai presuntuoso. Creato dalle “ceneri” di tante, troppe stagioni buttate via senza un progetto. Il Montella in casacca “rossa e nera” ha iniziato a prendere le distanze dal passato partendo dal modulo tattico. Un 4-3-3 corposo e elegante in luogo di quel 4-3-1-2 dal “sapore” più che altro “presidenziale”. Poche le “apparizioni” di un 4-3-2-1 che non ha mai convinto del tutto. Oggi il gioco nasce dalle fasce. Due “podisti” creativi a fare su e giù dalle rispettive zone laterali, una punta di ruolo pronta a prendersi le “bastonate” nelle altrui aree di rigore, un “metodista” a tamponare il gioco altrui disposto a iniziare egli stesso la manovra d’attacco. Poi ci vogliono i gol. Bacca e Lapadula non sono certo i prototipi dei centravanti pensati da Montella per il suo gioco. Alle punte statiche d’area di rigore Vincenzino ha sempre preferito il centravanti di manovra. Quello che segna, certo, ma soprattutto il centravanti “boa” che predilige il fraseggio coi compagni di reparto piuttosto che la ricerca del gol ad ogni costo. Creare un reparto avanzato non è stato facile. Montella s’è dovuto arrangiare con i “resti” di Sinisa Mihajlovic. Suso a destra, Niang a sinistra. Sconosciuti o quasi da “rimodellare” come Campioni. Via Pazzini e Balotelli ecco Bacca. A sostegno di tutto e di tutti uno spaesato Bertolacci e un contestatissimo Montolivo. Né Badelj né Bernardeschi. Facile pensare ad un gioco spumeggiante e creativo. Difficile farlo senza attori di spicco. Ma se ti chiami Montella, ami il calcio e passi per un allenatore giovane, scaltro e preparato allora nulla ti viene impossibile e hai il dovere quanto meno di tentarci. Detto, fatto. Dal cilindro di Montella ecco spuntare un Suso versione “Franco Causio”, un Niang, quello d’inizio stagione, quasi incontenibile sulle fasce laterali, un Locatelli stile piccolo Rjikaard. Se poi dietro ti affidi ad un Paletta mai visto prima (quasi la “riedizione” di Roberto Rosato) e a un Romagnoli in grande “spolvero”, allora tutto ti viene più facile e capisci che almeno puoi “azzardare”. Perché Paletta non ti trasforma in positivo solo la difesa, rendendola forte, ma ti aiuta a far crescere pure Romagnoli che di Nesta ben presto non porterà solo il numero di maglia  ma ne ricorderà (ce lo auguriamo) anche le indimenticabili gesta. In porta, con l’erede di Buffon, tale Gigio Donnarumma, puoi dormire sonni tranquilli. Dalle cose prevedibili alle “imprese” vere e proprie il passo è stato breve. Montella ha restituito al calcio giocatori smarriti come Paletta, Bertolacci, Sosa, Suso, Niang, lo stesso Montolivo finchè è rimasto in campo. Sta contribuendo alla “consacrazione”  di Donnarumma e ha “lanciato” Locatelli. Ha dato un ruolo a Pasalic e convinto De Sciglio che se qualcuno lo ha paragonato a Maldini un motivo ci sarà stato. Ha recuperato l’Abate dei tempi migliori. Ha trasformato Kucka in un condottiero granitico d’altri tempi.  Della serie: la classe operaia sa stare in Paradiso. E una squadra che non aveva Campioni consolidati in “rosa” oggi li ha creati in casa propria e solo per sé. Il lavoro di Montella è e sarà la base del Milan degli anni prossimi.  Lui come Rocco. Lui come Ancelotti. Miti. Questo telaio, già robusto, saprà “incamerare” giocatori e talenti senza difficoltà alcuna. Il futuro è meno nebuloso di quel che sembrava. Giù le mani da Montella. Sta nascendo qualcosa di veramente speciale. 

 

Claudio D’Aleo

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