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Il dramma di Cosco.

Del 27/12/2014 di Daniele Manuelli


Il dramma di Cosco. L'allenatore della Torres lascia l'incarico per sconfiggere il cancro.

La vita è un dono e qualcuno magari a volte non se ne rende conto pensando che tutto deve filare liscio e in maniera perfetta altrimenti non ha senso viverla. Qualcuno forse non capisce la fortuna che ha, percependo tale beneficio solo quando vede altri soffrire rendendosi conto che alla fine  è lui il vero fortunato. La storia o meglio la vita che vogliamo approfondire in questa prima lista di articoli riguarda l’allenatore della Torres Vincenzo Cosco; colpito dal cancro e dimessosi momentaneamente da allenatore della formazione sarda attraverso una lettera commovente che ha raccolto la solidarietà di tutti gli addetti ai lavori.
La Carriera. Tutto cominciò a Santa Croce di Magliano (piccolo centro del Molise) prima la carriera da calciatore; poi, dopo aver appeso le scarpette al chiodo, quella da allenatore.  Vincenzo Cosco  ne ha percorsa molta di strada: in maglietta e calzoncini corti arrivò fino alla C2, ma come allenatore bruciò le tappe più rapidamente fino a  passare  in meno di un decennio dall’Eccellenza alla C1. Gli inizi da allenatore. Nella sua terra natia ha allenato la squadra del suo paese (Turris) poi Bojano, Termoli, Campobasso e  infine Isernia anche se in quest’ultima città ebbe il  tempo di poggiare la valigia ed andarsene.  Nella vicina Abruzzo conquistò le sue migliori soddisfazioni centrando due  promozione: con la Pro Vasto (dopo un ripescaggio) e con l’Atessa Val di Sangro.  In mezzo Paganese, Pro Patria, Andria, Gela, Matera, Torres  ed un’esperienza in Ungheria al timone del Sopron. Il Cancro. Ora la sua battaglia più grande diviene quella di vincere contro la malattia più terribile:il cancro. Cosco conosce il suo avversario avendo avuto modo di affrontarlo e batterlo già 18 anni fa. Dalla sua panchina, che per lui rappresenta la sua vita e il suo mondo lancia un preciso messaggio: “Questa volta andremo ai supplementari, e io ho un solo risultato, quello di vincere”.Nel 1996 era stata una leucemia a stroncare la carriera di Cosco che a quei tempi militava in serie D nel Campobasso. La leucemia fu troncata in tempo e mentre si curava, Vincenzo decise di intraprendere la sua nuova avventura da allenatore iniziando la sua carriera nel paese nativo tra l’affetto dei suoi famigliari e amici.  La lettera di dimissioni rimbalzata sui vari social network e pubblicata dall’ufficio stampa della Torres ha fatto breccia nel cuore di tutti gli addetti ai lavori. Cosco ribadisce che deve vincere questa partita soprattutto per la sua famiglia e che la vita è fatta di sogni e i sogni aiutano a vivere. Ora rientrerà in Molise, a Campobasso, dove un tempo da calciatore sconfisse la malattia per poi farvi ritorno da allenatore trascinando la squadra dai bassi fondi della graduatoria di C2  all’undicesimo posto finale tanto da meritarsi il soprannome di “Special Wolf”; perché semmai nessuno l’avesse capito occorrerà come non mai essere un vero lupo per avere la meglio su quella preda terribile chiamata Cancro.


Vincenzo Cosco ha voluto salutare gli amici, tutti i tifosi delle squadre che ha allenato e gli appassionati di calcio con una lettera aperta, molto toccante e commovente, che riportiamo integralmente.
“Cari amici, cari sportivi, cari tifosi della Torres,
è con un mix di sentimenti che vi scrivo: emozione in primis, ma anche col nodo in gola e, al contempo, con spirito battagliero, quello che mi ha sempre contraddistinto nel mondo del calcio. Quel carattere che mi ha permesso di partire dal mio piccolo paese, Santa Croce di Magliano, arrivando ad allenare fino in serie C.
Sono costretto a salutare il calcio e la Torres, ma spero che sia solo un arrivederci. Anzi, sono convinto che il mio saluto sarà solo un temporaneo allontanamento dallo sport che, insieme alla mia famiglia, è stato il mio mondo per quaranta anni.
La mia vita, alla Vigilia del Natale 2014, è cambiata in due ore, così come cambiò in un giorno di quel lontano 1996. Il cancro, sconfitto e annientato 18 anni fa, è tornato a invadere il mio corpo, in maniera più violenta. E, così, oggi per me inizia la ‘partita di ritorno’ contro il male del secolo. All’andata, per dirla nel gergo calcistico, ho vinto, ho trionfato: combattei, anche grazie al supporto della mia famiglia e dei miei amici più stretti, come un leone indomito ed ebbi la meglio.
Il cancro, oggi, ha fatto gol e io sono costretto ai tempi supplementari: una partita nella quale il pareggio non esiste. Sono costretto a vincere: devo farlo per tutta la mia famiglia, per mia moglie Silvana, per i miei piccoli, ma già maturi, figli, Gaia e Luigi, ma anche perché io ho sempre sostenuto che i sogni aiutano a vivere. Non posso far altro, dunque, oggi come non mai, che andare avanti sognando, per continuare a vivere e, quindi, restare vicino alla mia famiglia e ai miei cari, oltre che per riprendere quel sogno chiamato ‘calcio’.
Per far ciò dovrò battere ancora una volta il cancro:la fede, così come 19 anni fa, sarà la mia guida, insieme con l’affetto della mia famiglia e dei miei amici più stretti: vedere che chi mi sta più vicino ha macinato chilometri per raggiungermi a casa appena qualche ora dopo la drammatica diagnosi, mi ha riempito l’animo di quella necessaria e indispensabile voglia di combattere.
Inizia la mia partita più importante: quella contro il destino, atto secondo. Credo nel fato e sono convinto che chi è sopra di noi mi ha messo nuovamente alla prova.
Riparto dal secondo tempo di Torres-Cremonese: la mia squadra, sotto di due reti, è riuscita a imporsi per 3-2. Dalla panchina ho combattuto insieme ai ragazzi, senza sapere che dentro di me il male già covava da tempo. Il secondo tempo della mia ultima partita ufficiale sarà il leit-motiv dei miei prossimi mesi: servirà una prova di carattere, forza e orgoglio per sconfiggere il nemico che ha invaso il mio corpo, la mia corazza, quella che mi ha difeso nei momenti più difficili e grazie alla quale mi sono tolto delle grandi e belle soddisfazioni nel fantastico mondo del calcio.
La mia speranza è quella di tornare, quanto prima, su un prato verde, per riprendere a sognare con undici guerrieri pronti a dare tutto per una maglia, per i propri tifosi e per quel sogno che si coltiva sin da bambini.
Ringrazio il mio medico, Michele Iantomasi, colui che ha capito al volo, dai miei sintomi prima ancora di effettuare gli accertamenti, che il mio dolore era qualcosa in più di un semplice malanno passeggero. Ringrazio la Neuromed e il suo presidente (mio amico) Mario Pietracupa: ho trovato una disponibilità sia della struttura sia del suo vertice che, difficilmente, si riscontrano altrove. E approfitto per ringraziare la vicinanza di colui che è stato uno dei miei primi presidenti, diventato poi un pilastro per la mia vita e di quella della mia famiglia, Luigi Perrella. Non posso nemmeno fare a meno di ringraziare anche i vertici del mio attuale club, la Torres: il presidente Domenico Capitani, l’amministratore delegato Manolo Patalano e il direttore generale Enzo Nucifora mi hanno dimostrato un affetto in questi ultimi giorni che, forse, nel mondo del calcio non mi sarei mai aspettato. Il patron Capitani è la dimostrazione che non tutto il calcio è malato e che anche in questo mondo c’è spazio per i sentimenti, che vanno oltre i risultati e l’impegno economico. E un grazie anche all’amico-confidente Giuseppe Formato: lui mi ha detto che anche questa volta ‘l’Architetto’, ‘Colui che tutto move’, aggiusterà tutto. E così sarà. Ne sono certo. Datemi qualche mese: spero di tornare nuovamente in panchina nelle vesti di quel ‘leone indomito’ che è in me. Ciao a tutti, arrivederci”.
 Vincenzo Cosco,
lo ‘Special Wolf’ molisano

Foto tratte dal web

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