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Andreas Andersson

Del 24/12/2011 di


Andreas Andersson Fabio Capello lo volle a tutti i costi nel suo Milan 1997-98. La stella svedese al Milan si fece ricordare solo per un goal regalato dall'ex rossonero Pagotto e per un numero elevato di prestazioni inconsistenti. Non era una pippa, forse arrivò al Milan nel momento sbagliato.

Al mondo esistono meteore e meteore. Vi sono quelle che brillano, seppur per poco tempo, e poi scompaiono, o ancora quelle che non brillano proprio e scompaiono addirittura piĂą velocemente delle prime. Esiste poi una meteora particolare, brillantissima per via del colore dei capelli ma sconcertante dal punto di vista calcistico e temporale.

Stiamo parlando di Andreas "Barbie" Andersson, biondissimo ed evanescente attaccante svedese transitato per puro caso fra le fila del Milan nella sciagurata stagione 1996/97. Seconda punta longilinea e pressoché inutilizzabile in uno sport dove conta buttare la palla in rete, Andreas fu una meteora-lampo, in grado di stordire i tifosi milanisti peggio di una granata accecante: rimase talmente poco che i supporters milanisti non riuscirono nemmeno ad insultarlo come avrebbe meritato. Eppure Andreas, fra una permanente e l´altra, aveva effettivamente lasciato intravedere dei numeri interessanti durante la sua triste infanzia di calciatore semiprofessionista, facendosi largo a suon di gol nelle dubbiose formazioni svedesi dell´Hova, del Tidaholm e del Degerfors. Prima di passare al più prestigioso Goteborg, nel `96 Andreas era persino riuscito ad ottenere un provino presso il Liverpool, andato malissimo a causa del temporale che allagò i campi del centro sportivo e che finì per arricciargli irrimediabilmente i capelli. Nonostante questo incidente, sommato al primo di una lunga serie di infortuni che gli devasteranno il ginocchio, il 1996/97 è un´annata strepitosa per lui: quell´anno conquista infatti la convocazione nella nazionale maggiore, oltre ad imporsi come bomber di assoluto valore nelle fila del Goteborg, con ben 31 gol in 39 partite. Capocannoniere del torneo e giocatore svedese dell´anno, Andersson entra prepotentemente nelle cronache estive di mercato: pur simpatizzando per la Roma, di lui si innamora il redivivo Fabio Capello, il quale costringe letteralmente il Milan al suo acquisto, battendo anche la concorrenza (decisamente poco convinta) dell´Ajax. Alla fine Andersson divenne un giocatore del Milan: pagato un´inezia (3 miliardi), di lui Capello disse "E´ il regalo per i nostri tifosi". Che dire, grazie Don Fabio.

Si trattava di un pacco annunciato, e gli indizi erano anche piuttosto numerosi. Innanzitutto, stranamente, non venne mai presentato in via ufficiale alla stampa: le visite mediche lampo e l´immediata partenza per le vacanze estive fecero passare il suo acquisto sotto silenzio. La sua prima dichiarazione ufficiale da milanista fu uno scontatissimo "Felicissimo di giocare in Italia e nel Milan". Quando la stampa, settimane dopo, si accorse del suo arrivo, riuscì a strappargli una dichiarazione a dir poco malaugurante: "Ho sempre desiderato giocare in Italia, non temo la concorrenza di Weah e Kluivert. Nordahl? Spero di fare bene come lui. Cercherò di fare meglio di Kenneth Andersson: il vero Andersson sono io". Premesso che solo il fatto di partire come riserva di Weah automaticamente presagiva il peggio, visto quello che era accaduto pochi mesi prima con Dugarry, per non parlare poi del paragone col mostro sacro Nordahl, che finiva per affossare questo biondiccio attaccante prima ancora di vederlo scendere in campo (cosa che, ahinoi, accadrà di lì a breve). Inoltre, come tutti gli attaccanti che avevano avuto la sfortuna di segnare contro il Milan prima di venire acquistati dal club rossonero, anche Andersson sentiva pendere sulla propria testa la spada di Damocle del fallimento. A tutto questo, come se non fosse già abbastanza, aggiungiamo che Andreas era amico fraterno di un´altra pippa svedese entrata nell´orbita rossonera: Jesper Blomqvist. I mesi (pochi) che Andreas passò al Milan furono un autentico disastro: 13 presenze ed un solo gol in gare ufficiali contro l´Empoli, frutto fra l´altro di una clamorosa papera del portiere Pagotto, curiosamente di proprietà della società rossonera ed in prestito alla squadra toscana. Curioso il fatto che la prima vittoria in campionato giunse proprio alla quinta giornata contro l´Empoli, col gol decisivo di Andersson, dopo che il Milan era riuscito nell´impresa di collezionare due pareggi e due sconfitte nelle quattro partite precedenti. La velocissima parabola discendente di Andreas giunse al termine a Gennaio quando, amareggiato per i ripetuti tentativi di cessione dell´amichetto Blomqvist, ad essere ceduto per primo fu proprio lui: incredibile a dirsi, si scatenò una vera e propria asta fra Arsenal e Chelsea, che vide però uscire vittorioso il Newcastle, che ingaggiò lo svedesino per la modica cifra di 9 miliardi. Nonostante le critiche di Carolina Morace, grande ex calciatrice nonché fan sfegatata di Andreas (non si sa per quale oscuro motivo), il Milan riuscì a realizzare una plusvalenza non da poco, considerata anche l´inumana scarsezza del giocatore in questione. Il posto di Andreas fu preso dal neo acquisto Pippo Maniero, che andava così ad affiancare l´altro attaccante italiano presente in rosa: Maurizio Ganz. La coppia Maniero-Ganz suscitò non poche critiche, ma come fece chiaramente intendere Braida, a volte pescare in casa dava più garanzie rispetto ai biondini svedesi.

Nemmeno il tempo di arrivare al Newcastle e Andreas già parlava male del Milan, imputando il suo fallimento al "generale di ferro" Capello ed al fatto che lo facesse giocare al massimo per 15 minuti a partita. Si fosse mai chiesto il perché, probabilmente avrebbe smesso di giocare a calcio già alla tenera età di 25 anni. Ed effettivamente il Milan ci vide giusto, perché Andreas era già un giocatore bollito ed al Newcastle lo dimostrò in pieno, collezionando in due anni solo 21 presenze e 4 gol. E dire che al Newcastle pareva destinato alla rinascita: il tecnico Kenny Dalglish stravedeva per lui e Andreas non vedeva l´ora di giocare al fianco di uno dei suoi idoli di sempre: Alan Shearer. Tormentato dai problemi al ginocchio e dall´inconsistenza delle sue presunti, nonché inesistenti, doti calcistiche, Andreas decide di tornare in patria e giocare nel triste club svedese dell´AIK, dove nel 2005 concluderà sommessamente la propria brillante carriera di calciatore. Dopo un tentativo di rimanere nello staff tecnico dell´AIK, puntualmente fallito, Andreas intraprenderà la carriera di opinionista presso una famosa TV svedese, dove continua ancora oggi ad occuparsi di Hockey su ghiaccio. Almeno lì, pare, sta riscuotendo un grande successo.

Gabriele Li Mandri

 

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