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Angelo Pagotto

Del 24/12/2011 di


Angelo Pagotto Nell'Under 21 era iil titolare, davanti ad un certo Gigi Buffon. Parò due rigori ai campioncini Raul e De La Pena, regalando agli azzurrini l'ennesimo europeo. La sua carriera naufragò presto, tra squalifiche, lisci di piede, prese pasticciate.

La storia di Angelo Pagotto, ex-promessa fra i pali, tanto da spingere addirittura in panchina nella nazionale U-21 uno come Buffon, è un esempio tipico di vita persa fra le facezie. Nato nel vivaio del Napoli, mandato a fare esperienza alla Pistoiese e poi ceduto alla Sampdoria, Pagotto divenne titolare fisso nella squadra blucerchiata, confermandosi anche in nazionale U-21: quella selezione riuscì infatti a vincere un campionato europeo, con Pagotto che parò ben due rigori in finale, uno a Raul e l’altro a De la Pena. Mica due pippe. Insomma, era lecito pensare che si trattasse di un portiere d’avvenire. Proprio questo pensava Galliani quando lo prese nell’estate del 1996, in cerca di un degno sostituto di Seba Rossi: il portierone milanista dovette cedere i guantoni da titolare alla promessa Pagotto, che però impiegò poco tempo per finire mestamente in panca.

 

Pagotto era scarso? No, non eccessivamente, non più di tanta gente che in quegli anni vestì rossonero giusto il giorno della presentazione, per poi scomparire fra le pernacchie dei tifosi inviperiti. Questo portierino ebbe la sfiga di finire al Milan in un momento decisamente no, ed alla fine, dopo 9 presenze in campionato e la media di un gol preso ogni 90 minuti, venne prima mandato in prestito all’Empoli e poi scaricato al Perugia di Gaucci, dove giocò titolare per ben due anni. Le sue prime parole da perugino furono: “Sbagliai ad andare al Milan. Alla Sampdoria avevo modo si crescere e sbagliare, a Milano no”. Infatti ebbe modo di combinarne tante altre, di minchiate. Una delle prime cose che fece fu scatenare un incidente internazionale, prendendo a pugni in faccia svariati giocatori durante un’amichevole in Libia organizzata da Gaucci insieme all’amicone Gheddafi, senza però riuscire a far scoppiare nessun conflitto mondiale. Nel 1999 fu mandato nuovamente in prestito, stavolta alla Reggina, per poi tornare ancora a Perugia, e fu allora che la sua vita cambiò radicalmente.

 


Nel gennaio del 2000 fu pizzicato positivo alla cocaina, durante un controllo avvenuto alla fine di Fiorentina-Perugia del novembre del 1999, e squalificato per due anni. La vicenda generò un caos eccezionale, perché Pagotto si professò innocente e fece emergere una serie di irregolarità da guinness dei primati avvenute durante il suddetto controllo: il campione di urine non venne infatti sigillato davanti al giocatore, e sulla busta del verbale non venne mai scritta la firma di convalida. Quel campione poteva di fatto essere di chiunque. Pagotto cercò in tutte le maniere di dimostrare la sua innocenza, ma ciò fu impossibile: "C'era la prova del Dna, ma seppi della cocaina solo dopo le controanalisi, ed a quel punto non si poteva più chiedere. In quel periodo prendevo della punture per dei problemi alla schiena, e sulle prime pensavo magari ad un errore dei medici che non avevano comunicato la sostanza. Invece...". Invece? Che era successo? Pagotto dichiarò di essere stato solo un capro espiatorio, utile per coprire qualcuno ben più importante e costoso di lui, ed il nome venne presto fuori. Quel giorno, infatti, vennero sorteggiati in due per il controllo antidoping: Pagotto, appunto, ed il giapponese Nakata. Il portiere dichiarò: “Non ho mai assunto cocaina. Ricordo che in Fiorentina-Perugia con me è stato sorteggiato Nakata, che la settimana successiva è stato ceduto dal Perugia alla Roma per 50 miliardi di vecchie lire. Nella vicenda ritengo di essere stato vittima di un probabile scambio di provette e correlo ciò a quanto all' epoca ho appreso nell' ambiente calcistico. Altro aspetto che mi fa sorgere dubbi è che il Perugia, nell' immediatezza dei fatti, ha iniziato le pratiche di rescissione del contratto”. Gaucci avrebbe quindi preferito affossare un innocente piuttosto che giocarsi quei 50 pippi in arrivo dalla capitale: tutto ciò non sembra per niente incredibile, conoscendo l’ex-presidente del Perugia. Sospetti atroci su cui però la giustizia sportiva glissò senza colpo ferire: le prove vennero cancellate, ed il campione di urina venne gettato via. Il laboratorio di Losanna si giustificò sostenendo che, da regolamento, i campioni venivano eliminati dopo un certo periodo. Spiegatelo al povero Pagotto, che per quasi due anni si sentirà dare del drogato e del pipparolo persino dai vicini di casa: “Mi alleno da solo, ai giardinetti dietro casa mia. Ormai è come se avessi un tumore. Le società ti guardano con una brutta faccia, mi vedono come Pagotto il cocainomane. Un'etichetta che mi hanno appiccicato addosso per la superficialità che c'è in giro. Per questo cercherò una squadra di dilettanti. Così lavorerò con loro”.

 


Il 12 settembre 2001, esattamente 1 anno e 8 mesi dopo la squalifica, Petrucci grazia Pagotto e gli permette di tornare a giocare: magra consolazione. Pagotto ha infatti scontato quasi tutta la squalifica, a fronte di altri episodi analoghi con deroghe giunte molto, ma molto prima. Inoltre il portiere continua imperterrito nel dichiararsi innocente: “Avrei potuto dire di averla presa ed avrei già potuto rigiocare, ma per un questione di principio e di dignità, non avrei mai avuto il coraggio di confessare una cosa che non ho fatto”. Ma alla fine quello che conta è che Pagotto può finalmente tornare a difendere i pali di qualcuno che abbia voglia di scommettere su quello che per quasi 2 anni è stato additato come un criminale.

 


Fu la Triestina che gli diede l’occasione di tornare al calcio giocato, in Serie C, ma ancora per poco. Pagotto divenne immediatamente titolare e nel giro di un anno guadagnò la promozione in B ed una nuova occasione per coronare il suo sogno: giocare una partita in nazionale. Sembrava l’happy ending di una bella favola: un giocatore vittima di una cospirazione, che ha avuto la forza di vincere tutto, persino gli insulti sui campi di Serie C, dove tutti gli avversari gli davano del drogato e del cornutaccio (in quegli anni divorzierà dalla moglie), e che adesso insegue a 28 anni il sogno di giocare una partita nella nazionale dei grandi. Tutto procedeva per il meglio: la Triestina era addirittura prima in Serie B, con Pagotto assoluto protagonista, che tra l’altro riscopre l’amore. Poi la Triestina crollò, il ginocchio di Pagotto fece crack e lo condannò, al suo rientro, alla panchina fissa, complici anche certe prestazioni non certo da urlo. In più tornarono a farsi sentire le solite voci: Pagotto è un drogato, Pagotto è uno sbevazzone. Si diceva a Trieste che il portiere amasse nuotare allegramente nell’alcool. A queste dicerie Pagotto, intervistato dal Corriere della Sera, rispose: “Dicono così? Davvero? Ammetto che il buon vino mi piace. Ma mai più di un bicchiere”. C’era da fidarsi?

 


Pagotto, stufo della panchina e della situazione a Trieste, ottenne la rescissione del contratto e si accasò per due anni all’Arezzo, conquistandosi poi nel 2005 la chiamata al Torino, dove però durò solo un anno. Nel 2006 si trasferì al Grosseto per poi chiudere la carriera al Crotone dove, udite udite, Pagotto ci ricascò di nuovo. O forse ci cascò per la prima volta, ma sul serio. Non è dato saperlo. Sta di fatto che il 13 giugno del 2007 Pagotto fu nuovamente trovato positivo alla cocaina, in seguito ad un controllo effettuato dopo Crotone-Spezia del 28 aprile. Stavolta non v’erano dubbi: nessun complotto, nessun capro espiatorio, perché a Crotone non gioca nessun sosia di Nakata. Pagotto è in ginocchio sulla polvere, letteralmente parlando: la recidività prevede la squalifica a vita, oltre allo sberleffo di milioni di italiani che, appresa la notizia, avranno pensato male di lui con frasi ingiuste del tipo: “ma guarda sto paraculo, allora è davvero un cocainomane”. E dire che poco tempo prima Pagotto aveva chiosato: “Non mi sento incompreso e fare la vittima non mi è mai piaciuto. Il calcio è fatto di rapporti e amicizie di comodo. Io non sono falso: per me è bianco o nero. Detesto l'ipocrisia, non scendo a compromessi e non seguo la corrente. Sono un portiere scomodo”. E adesso come prendeva questo nuovo incidente di percorso? “Mi rendo conto di non aver fatto certo una bella figura, ma la vita è anche questa. Posso aver dei difetti, ma credo di essere un bravo ragazzo e se dovesse essere davvero finita qui la mia vita da uomo comunque continua”. Si, ma poi non lamentarti se i vicini ti danno del drogato.

 


Il CONI però, impietosito, sorprendentemente non squalificò a vita Pagotto, ma per “soli” 8 anni, ovvero fino al 2015. Inutile sottolineare che la carriera calcistica del portiere di Verbania si era conclusa, e non certo in modo brillante, anche se Pagotto non era di questo avviso: “Voglio rimanere nel calcio, magari da allenatore”. Intanto però sbarcava il lunario facendo il cuoco, il cameriere, di tutto ma senza fortuna. Disperato, tentò anche di entrare nel corpo dei vigili urbani iscrivendosi al concorso pubblico. La sua domanda venne però rigettata: non possedeva infatti la patente A. Ma Pagotto non si diede per vinto: riuscì infatti a farsi assumere come preparatore dei portieri alla Sanremese Calcio. L’esperienza non durò molto: ancora sotto squalifica, lo pizzicarono e lo fecero licenziare. “Abete mi ha convocato da lui e al presidente della Figc ho chiesto di poter lavorare nel calcio, non da calciatore, ma di restare nel calcio, nessuno mi da lavoro però”. Non rimane in mezzo a tanti sbagli di chiedersi il perchè di questo. "Una persona può sbagliare anche mille volte fin quando fa del male a se stesso, l'importante che non tocchi altri e questo Pagotto non l'ha mai fatto". Sperando che possa ritrovarsi, non possiamo che augurargli un futuro e una vita migliore.

 


Gabriele Li Mandri

Gianluca Starace scrive:
Premesso che sono napoletano e tifo Napoli, penso che il caso di Pagotto sia un'ingiustizia clamorosa; chi si fa di cocaina fa male solo a se stesso e non si droga per migliorare le prestazioni. Se penso, poi, che si venduto le partite ha avuto pochi mesi di squalifica... l s che ci vorrebbe la squalifica a vita. Pagotto non si mai venduto partite o dopato ha danneggiato solo se stesso. In bocca al lupo a lui per la sua vita.
Scritto: Martedì 24 Settembre 2013
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