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Christophe Dugarry

Del 24/12/2011 di


Christophe Dugarry Nel 1996 il Bordeaux, squadra rivelazione, inflisse una pesante sconfitta al Milan. I Rossoneri ignorarono il fantasista Zidane per ingaggiare quella che sembrava la punta di diamante: l'attaccante Dugarry. Zidane scrisse pagine di storia indelebili con la maglia della Juventus, Dugarry invece...

Meteore e bidoni sono, obiettivamente, il sale ed il pepe del calcio non giocato: capaci di scatenare epiche prese per i fondelli, sono a disposizione di qualsiasi tifoso, libero di resuscitarle per poter sbertucciare l’amico ad ogni momento buono. In realtà è però davvero difficile distinguere queste due categorie, divise da una sottilissima linea di confine: può definirsi bidone un giocatore capace di vincere un mondiale ed un europeo con la propria nazionale?

 


A mettere tutti d’accordo arriva il francese Christophe Dugarry, modello mancato e calciatore dal ricco palmares internazionale. Inguaribile modaiolo, con un passato adolescenziale da fotomodello (e qui viene da chiederci che razza di gusti abbiano in Francia), il buon Dugarry esordisce nel Bordeaux giocando al fianco di un altro bambino prodigio: Zinedine Zidane. Lui, Zizou e Lizarazu sono i tre baby fenomeni di un Bordeaux che nel 1996 riesce addirittura ad arrivare in finale di Coppa UEFA, persa poi contro il Bayern Monaco, dopo aver umiliato ai quarti di finale il Milan di Fabio Capello. Proprio in quell’epico quarto, precisamente nella partita di ritorno, Dugarry decise di sfoderare una dote che mai e poi mai aveva fatto parte del suo bagaglio calcistico: la capacità di buttarla in fondo al sacco. Ritenuta una formalità, dopo il 2-0 dell’andata a favore dei rossoneri, la partita si trasformò invece in un delirio calcistico che vide prevalere il Bordeaux per 3-0, con una imprevedibile doppietta di Christophe. Fu lì che Galliani s’innamorò di questo francesino elegante dal naso a patata, assurdamente somigliante a Le Grottaglie, decidendo di portarlo in quel Milan funambolico targato ‘97 che tante soddisfazioni regalerà ai tifosi (avversari). Proprio mentre il Milan chiudeva con Dugarry una tristissima trattativa condotta via fax, la Juventus si accaparrava l’amichetto Zidane, destinato ad un futuro ben più radioso del modello neo-milanista: questa scelta peserà enormemente su Dugarry, ben presto etichettato come la “pippa francese presa al posto di Zizou”. A torto o a ragione non si sa, ma sta di fatto che lo stesso Berlusconi dichiarò: “Anni fa mandai Braida in Francia: invece di tornare da Bordeaux con Zidane mi portò Dugarry”. Ma Galliani si difese: “In quel momento il ruolo di Zidane era coperto da Roberto Baggio e da Savicevic, a noi serviva un vice-Weah”.

 


Dugarry fu effettivamente preso per dare fiato a Giorgino Weah, con la piccola differenza che quest’ultimo segnava da qualsiasi posizione, mentre il francese nemmeno a porta vuota. Attaccante capace di svariare su tutto il fronte offensivo (nel senso che era un’offesa al calcio vederlo giocare), Dugarry peccava proprio nella fase realizzativa, e non lo aiutarono di certo le pepate dichiarazioni rilasciate durante la sua presentazione alla stampa: “Mi considero un piccolo Vialli. Voglio giocare e non ho certo paura della concorrenza di George Weah”. Nemmeno George Weah aveva paura della concorrenza di Christophe Dugarry. La stagione 1996-97, come noto, andò malissimo: il Milan finì allo sbando e Christophe finì per segnare solo 5 gol, tutti a squadre abbastanza scarse (doppietta al Piacenza, Vicenza, Cagliari e Reggiana). Ma la cosa realmente tragica è che Dugarry non riuscirà mai, in carriera, a superare i 9 gol stagionali (raggiunti tra l’altro solo una volta): quindi si può paradossalmente sostenere che quello italiano fu un bottino di tutto rispetto. La sua esperienza al Milan si chiuse, com’era facile prevedere, l’estate successiva: il Milan lo sbolognò, strano a dirsi, al Barcellona, dove Christophe riuscì a collezionare la bellezza di 7 presenze e 0 gol. Il trasferimento al Barça fu un ottimo parafulmine per Galliani, che ancora una volta cercò di mascherare in tutti i modi l’acquisto di un bidone, l’ennesimo di quell’anno: “Anche per Dugarry, tanto discusso, non c’è alcuna difficoltà a venderlo. Infatti stamane è arrivata l’offerta di una squadra di altissimo livello”. Non ce ne voglia il buon Galliani, ma quel Barcellona era tutto tranne che una volpe sul mercato, visto che insieme a Dugarry prese anche Reiziger.

 


Milano non lo rimpianse mai, né tantomeno rimpianse il ridicolo cerchietto che Dugarry, in barba alla sua etichetta di modaiolo, indossava durante le partite e che puntualmente perdeva in mezzo al campo, costringendo gli spettatori ad assistere ad una ridicola caccia all’oggetto misterioso. Dugarry rimase invece affascinato dalla sua esperienza milanese, tanto da dichiarare: “Ho un passato da indossatore, anche se a livello di puro divertimento, e aver vissuto nella capitale della moda è per me un motivo di grande soddisfazione. E più felice di me è stata la mia compagna Frederique, che prima di raggiungermi a Milano lavorava in una boutique”. Caro Christophe, siamo felicissimi per Frederique, ma se proprio ci tenevi a visitare Milano, non potevi limitarti a venire da turista?

 


L’esperienza al Barça fu, come già anticipato, deludente a dir poco, ma nonostante questo fu il preludio al primo grande successo di Dugarry: Christophe decise di rinunciare al ricco contratto coi blaugrana pur di giocare e conquistarsi un posto in nazionale per il Mondiale del ’98. Fu così che nel Gennaio del ‘98 tornò in Francia, stavolta all’Olympique Marsiglia, dove si guadagnò la maglia da titolare ed il pass per i mondiali. Fece così parte della spedizione che vide la Francia vincere il Mondiale in barba al Brasile: Dugarry, come suo solito, non brillò per il numero di marcature (un solo gol messo a segno) ma riuscì comunque a rendersi utile alla causa. Nell’Olympique Dugarry non vinse nulla, ma trovò comunque un modo per farsi odiare ancora di più dal popolo italiano: il 21 Aprile 1999 il Marsiglia incontrò il Bologna in Coppa UEFA, eliminandolo dopo lo 0-0 dell’andata. La partita si distinse più per le botte da orbi che per la qualità del calcio giocato: il match finì infatti con una rissa spaventosa che coinvolse giocatori, dirigenti e persino i fotografi a bordo campo. Mazzone accusò Dugarry di aver dato inizio a quel pestaggio da saloon del vecchio West: “Dugarry è un vigliacco, in campo e fuori. In campo perché  anche quando è in ritardo punta sempre a farti male, fuori perché picchia a tradimento e colpisce un giocatore a terra. E' un bene che sia andato via dall' Italia”. Mazzone inoltre aggiungeva che “Molti del Marsiglia sono stati coinvolti nella vita in cose strane. Non sarà casuale”: ed effettivamente qualcosa di strano c’era, visto che durante un controllo antidoping tenutosi pochi giorni dopo (il 30 Aprile 1999) Dugarry fu pizzicato positivo niente popò di meno che al nandrolone. L’elegante francesino riuscì a scampare la squalifica di 2 anni grazie ad un intervento divino: gli avvocati difensori riuscirono a dimostrare che chi aveva effettuato le analisi non aveva l’autorizzazione per quel tipo di esami, così la positività al nandrolone venne cancellata dal cosiddetto “vizio di forma”. Che culo, caro Christophe.

 


L’esperienza al Marsiglia si concluse quell’anno, fra risse e doping. Nell’estate del ’99, dopo un presunto interessamento della Juventus, Dugarry decise di ritornare nella squadra che lo aveva lanciato (per modo di dire) fra i grandi: il Bordeaux. In questo lasso di tempo, Dugarry trovò anche il modo per farsi convocare agli Europei del 2000, giocare metà finale e vincerla a scapito dell’Italia. In Francia rimase fino al 2003, collezionando 65 presenze e 9 gol nell’arco di 3 anni, mantenendo quindi intatta la propria media non-realizzativa. Dopo un’esperienza tragica nel campionato inglese, al Birmingham, Christophe decise di concedersi la vacanza di lusso in Qatar per finire degnamente una carriera ai margini, rinfrescato da una sana pioggia di petrodollari. Attualmente Christophe Dugarry lavora come opinionista presso una TV francese. Di recente s’è fatto notare per una dichiarazione riguardante Eden Hazard, talentuoso centrocampista belga del Lille: “E’ ancora immaturo ed è solo un ragazzino, non è pronto per una big. Quando sei sotto i fuochi della critica devi metterti in gioco e venirne fuori da solo. Nessuno ti può aiutare se non te stesso. Questa mentalità penso che manchi ad Eden”. Se la sua capacità di talent scout è pari solo alla metà del suo talento calcistico, Hazard sarà il nuovo Zidane.

 


Gabriele Li Mandri

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