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Harvey Esajas Delano

Del 01/10/2012 di


Harvey Esajas Delano Il cuoco che pass├▓ dal fornello a Milanello.

 

Il calcio è lo sport che probabilmente ci fornisce più storie commoventi, un pò kitsch e un pò retrò, che finiscono per incuriosirci, allietarci, nei momenti di delusione. Storie che palesano la possibilità, anche per uomini qualunque, di passare dal mondo dei comuni mortali all'eliseo del calcio. Ed è quello che successe ad un cuoco obeso di nome Harvey Esajas.

 

Nato calcisticamente nelle floride giovanili dell'Ajax, questo terzinetto dai piedi buoni e dalla gran corsa divenne, in quegli anni, grande amico del futuro fenomeno Clarence Seedorf, senza il quale la sua storia sarebbe terminata nell'oblio e nell'anonimato degno di quella miriade di calciatori modesti che vagano per anni in campionati minori, prima di scomparire definitivamente. Senza l'aiuto del "professore", Harvey non sarebbe mai passato agli annali come il caso umano per eccellenza nel mondo del calcio. Oggi sarebbe ancora un ex-calciatore obeso, sconosciuto a tutti. Oggi avrebbe ancora quel sorriso triste e malinconico, di chi non è riuscito a sfruttare il proverbiale culo del vivaio dell'Ajax, di chi non ha avuto la grande chance in una grande squadra, di chi sente di essere stato ingiustamente scaraventato nelle difficoltà di una vita, passata fra i fornelli, che non si addice alle ambizioni di un calciatore. 

 

Siamo nel 2010. Proviamo ad immedesimarci in lui mentre, vagando fra una cucina e una sala, dove serve anche ai tavoli, ricorda malinconicamente quella che è stata la sua vita. Quando ancora il pallone non l'aveva dentro la pancia, ma schizzava sui verdissimi prati olandesi, accarezzandogli dolcemente le scarpine. Quando i suoi sogni di ragazzetto olandese di origini surinamensi (proprio come il buon Clarence) sembravano dipingergli un futuro radioso. Il trasferimento al Feyenoord nel 1993/94, l'esordio in campionato proprio contro i Lancieri, il suo primo e unico gol in carriera, segnato alla squadra che per anni l'aveva coccolato e cresciuto. Le prime lacrime di gioia. Poi il passaggio al Groningen dopo 3 anni deludenti, le difficoltà di un mondo dove se non sei un fenomeno ti silurano, il trasferimento prima al Cambuur e poi al Dodrecht '90. La carriera, ed il sogno, che piano piano gli scivola via dalle mani.

 

Sgraziato, per via dei chili in eccesso, e claudicante a causa di un grave infortunio alla caviglia, rimendiato inciampando in una pentola, Harvey si chiede quando effettivamente la sua vita abbia smesso di essere quella che sognava. Altri ricordi affiorano. La partenza per la Spagna: prima il Real Madrid (ma solo la squadra B), poi il Zamora, infine il Mostoles. Nel 2001, alla tenera età di 27 anni, Harvey è già un ex-calciatore, ed è costretto a sbarcare il lunario inventandosi cuoco e facendo il cameriere. Poi quella chiamata all'amico di sempre, Clarence Seedorf, che nel 2002 militava ancora all'Inter: Harvey riesce a scroccargli un passaggio per Torino, perchè i granata gli hanno offerto un provino. Il secondo in Italia: quello alla Fiorentina nel dicembre 2001, pochi mesi prima, non era andato bene. A Torino Seedorf incontra Sandro Mazzola, allora dirigente dei granata, e lo convince: Mazzola dichiarerà "Clarence mi aveva telefonato spiegandomi i problemi del ragazzo, lo raccomandò affinchè potesse avere una chance al Toro. Rimase con noi un mese: aveva tanta qualità, ma anche tanti chili di troppo". Così Clarence tornò a Milano, in procinto di sbarcare al Milan e di vincere tutto in maglia rossonera, mentre Esajas tornò mestamente ai fornelli.

 

Qui Harvey sorride amaramente, se solo avesse fatto un pò di dieta, magari le cose sarebbero andate diversamente. Ma la sua storia non è finita, e il grosso cuoco continua a rimembrare il suo passato. Seedorf, un uomo di grandissimo cuore, non l'ha dimenticato: nel 2003, con ancora la coppa della Champions fra le mani, chiama Adriano Galliani e gli sussurra: "quando giocava nell'Ajax, quel ragazzo aveva molto più talento di me. Diamogli una mano, aiutiamolo a tornare un calciatore". Adriano si commuove e accetta. Harvey ha oramai 29 anni, pesa 110 chili e la vita d'atleta è un lontano ricordo, ma non demorde: passa 11 mesi ospite a Milanello, segue una dieta ferrea e riesce a scendere a 85 chili. Ai cronisti, curiosi, viene detto che è solo il cuoco, che si allena per dimagrire. Niente di più. Harvey sbalordisce il preparatore atletico del Milan, Tognaccini: "questo ragazzo ha fatto vita da recluso per 11 mesi, senza mai fiatare. Ha vissuto con l'unico scopo di tornare a giocare". Galliani è impaziente, lo tessera e vuole farlo esordire in maglia rossonera il prima possibile: il miracolo avviene nel gennaio 2005, in Coppa Italia contro il Palermo per 5 minuti. Esajas è in lacrime negli spogliatoi e, dopo aver sfiorato un assist con una sgroppata mirabolante, ha parole dolci per tutti: per Galliani, per Seedorf, per i tifosi. E' il canto del più grosso cigno mai visto. "Volevo dimostrare a tutti di non essere qui per caso, di meritarmi questa maglia. E adesso? mica mi fermo qui.."

 

Ed invece si fermò lì. Mentre pulisce una pentola, si rende conto che finì tutto lì. Non bastò nemmeno andare in TV, ospite di Enrico Ruggeri a "Il Bivio", per forzare una fortuna già provocata abbastanza. E dire che si sentiva appena all'inizio. Galliani l'aveva adottato come un figlio: "sarebbe un'emozione impagabile, se solo riuscisse a debuttare in Champions. Un onore per il Milan". Venne convocato per la terrificante finale di Istanbul, persa ai rigori contro ilLiverpool. Forse qualcuno si rese conto che giocare con la fortuna è pericoloso, che a tutto c'è un limite. Così Esajas venne impacchettato, destinazione Legnano (C2) e poi Lecco. Lì finì, per la seconda e ultima volta, la sua carriera di calciatore. Era il 2006.

 

Siamo nel 2010, non ci sono più sogni nel cassetto. Mentre pensa a tutto questo, il capo-sala lo chiama: "Harvey, c'è una chiamata per te, sbrigati". Esajas prende il cordless, esce dal retro e si appiccia una sigaretta: "Chi è?". "Harvey! ti sei scordato di me? sono Clarence!". La cenere gli rotola sulla maglietta sporca di sugo che gli copre solo parzialmente il pancione color ebano. Non riesce a rispondere per l'emozione. "Harvey, senti, io sono proprietario del Monza. Devo sostituire l'allenatore, De Petrillo.. che ne diresti di una panchina in Lega Pro?". Harvey sussulta, si scopre ancora in grado di sognare. Quel contratto non andrà mai in porto.

 

Gabriele Li Mandri

 

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