« Tutti gli articoli della categoria Meteore Rossonere

Javi Moreno

Del 24/12/2011 di


Javi Moreno Una delle meteore storiche del calcio: conosce la gloria nel 2001 con una semisconosciuta squadra spagnola e si guadagna un posto in paradiso, al Milan. Riuscì a far peggio di José Mari, questo dice tutto.

Ci sono anni in cui l’unica cosa da fare è sperare che il tempo passi in fretta, incrociare le dita e possibilmente tutte le protuberanze a disposizione, pregare iddio che la squadra non finisca in B e riesca quantomeno a qualificarsi per la coppetta UEFA. Ci sono anni in cui le finestre di calciomercato, normalmente il sale del calcio non giocato, non sono mai abbastanza per combinare disastri seriali e rimpolpare la propria squadra del cuore di pippe stratosferiche, ciuccia soldi a tradimento, parassiti calcistici e, tra l’altro, mai riconoscenti per la ricca elemosina percepita in quei palpitanti (per i tifosi) mesi. Ci sono anni in cui si ha la sensazione, che poi si tramuta in matematica certezza, che qualsiasi presunto talento arriverà in squadra, fallirà miseramente. Poi ci sono quegli anni in cui arrivano grandi nomi, altisonanti, in grado di costruire l’ossatura di una squadra che a breve riuscirà a portare a casa la coppa dalle grandi orecchie: anni di purgatorio, di costruzione, di passaggio. Anni complicati, perché la sensazione di qualcosa che cambierà vaga nell’aria, ma il presente ci costringe a sorbirci i cosiddetti comprimari dei big, quei futuri talenti che inevitabilmente  finiscono per giocare titolari, perché bisogna dargli fiducia, o perché semplicemente si rompe Pippo Inzaghi.

 


Questo fu il misterioso caso di Javi Moreno. Spagnolo di belle speranze, dal girovita piuttosto rotondetto, nacque calcisticamente nelle famosissime giovanili del Barcellona: famosissime ora, visto che a quei tempi non è che sfornassero dei fenomeni. Ed effettivamente Javi Moreno, o “El Raton”, come lo chiamavano i suoi tifosi per via della faccia da ratto delle fogne, non impressionò poi granché i dirigenti blaugrana, tanto da venire scaricato senza mai esordire nella squadra A, già nel lontano ‘96. Cordoba, Yeclano, Alaves (ma solo di passaggio) e Numancia furono le squadre che questo attaccante brutto e panciuto frequentò prima di tornare, stavolta in pianta stabile, all’Alaves. Attaccante, ma solo sulla carta, il “Rattone” era un losco individuo dalle dubbie abitudini alimentari: non esattamente un bomber (qualcosa come 12 gol in 4 anni), già a 17 anni poteva esibire una panza che successivamente Ronaldo gli avrebbe copiato spudoratamente, senza nemmeno un grazie. Brutto come la fame (sensazione che evidentemente il Rattone non aveva mai provato) Javi Moreno era tozzo, tarchiato, lento, stempiato, dotato di occhi vitrei da sorcio, di un naso da strega e di un sorriso così sbilenco e forzato che avrebbe fatto scappare a gambe levate qualsiasi essere dotato di senno. Assolutamente indegno di calcare non solo i verdi prati dei campi di calcio, ma persino quelli del parco dietro casa sua, nel 98, in seguito ad un viaggio a Lourdes, venne inspiegabilmente miracolato: quell’anno, a Numancia, riuscì nell’impresa di segnare ben 18 gol in 39 gare ufficiali. Per non parlare dell’anno successivo, il 2001, quando con l’Alaves (squadra passata all’epoca col soprannome di “Corte dei Miracoli”) rischiò addirittura di vincere la Coppa UEFA in finale col Liverpool. Ma siccome al dio del calcio piace scherzare, ma solo fino ad un certo punto, non bastarono le 6 reti nelle 8 partite europee (di cui ben due in finale, nel giro di 3 minuti) per assicurare a questo sgorbio il suo primo trofeo.

 


Bastarono però, insieme al titolo di capocannoniere della Liga, per convincere Galliani che il Rattone potesse essere l’acquisto giusto per fare da vice al nuovo arrivato Inzaghi, cosa che oggi potrebbe suonare come una clamorosa bestemmia, ma che all’epoca fu presa seriamente in considerazione. Strappato all’Alaves per la mostruosa cifra di 32 miliardi, con un biennale netto da 5 miliardi a stagione per 3 anni, El Raton divenne rossonero. Persino il Barcellona, interessato a riportare lo sgorbietto a casa (ogni scarrafò è bello a mamma sò), di fronte a tali cifre preferì rispondere con una sonora pernacchia, e fece bene.

 


Sono molto felice di trovarmi a Milano e di poter giocare nel Milan. Ho scelto questi colori perchè questo è un grande club con grandi ambizioni. Ho preferito l'Italia ad altre soluzioni che mi avrebbero portato ad altri grandi club spagnoli: non ho resistito al fascino del vostro campionato”. Quando Moreno parlava di colori, si riferiva a quello delle lire italiane: Diciamo, infatti, che lo stipendio che gli garantiva il Milan era quasi il doppio di quello che erano disposti a sborsare i catalani, alla faccia del fascino del nostro campionato. L’ultima sua dichiarazione, come di consueto, finirà per rivelarsi un porta sfiga di caratura infernale: “Spero di poter giocare a fianco di Shevchenko e fare molti gol”. Nemmeno il tempo di dirlo, che il povero Pippo finirà in infermeria per tutta la stagione, sostituito da chi? Dal topastro di fogna ovviamente. Pellegatti non oserà mai chiamarlo così, preferendo il soprannome “Topo Gigio”, più sobrio ed elegante, ma questo non cambierà la sostanza: per i tifosi fu letteralmente un dramma vederlo arrancare sinuoso per il campo, col suo pelo nero e ispido, con i dentini di fuori, alla ricerca di un tozzo di formaggio da addentare. Terim, che strano a dirsi lo adorava, non a caso venne rispedito in Turchia a calci in culo, sostituito da Ancelotti, che fu costretto ad utilizzarlo a sprazzi a causa della morìa degli attaccanti rossoneri.

 


Alla fine furono 9 i gol segnati dal topastro in 27 partite ufficiali: 2 in campionato, 4 in Coppa Italia, 3 in Coppa UEFA. Numeri che potrebbero sembrare non troppo negativi per uno che veniva bollato come portatore sano della peste bubbonica, ma che per questo potrebbero ingannare. I 2 in campionato furono infatti segnati entrambi contro un Venezia totalmente allo sbando, che nonostante tutto era persino riuscito a giocare alla pari coi rossoneri, non meritando il 4-1 finale: in quella partita Javito, dopo la prima marcatura, litigò furiosamente con la curva rossonera, rea di non adorarlo al pari di Van Basten. Sembra ancora di vederlo lì, sul prato, mentre corre e sputacchia parolacce in spagnolo verso i suoi sostenitori, portandosi le mani dietro quelle orecchie enormi e pelose, mostrandole polemico verso un pubblico già abbastanza inorridito. Per poi scusarsi miseramente dopo aver segnato il 2 gol. Ma il pubblico di fede rossonera non era l’unico ad odiarlo: lo spogliatoio l’aveva escluso per via della sua imponderabile scarsezza, del suo ostinarsi a non voler imparare l’italiano e della sua ferrea convinzione di essere un fenomeno. Durante gli allenamento a Milanello, i compagni facevano a gara per azzopparlo, mentre il Topo corricchiava svogliato per i campetti con quella sua pancia ballonzolante ed irritante: ci andò vicino soprattutto Martin Laursen, che passò alla storia per una serie di interventi omicidi con cui bersagliò il poveraccio per un’intera settimana, nel tentativo di fargli saltare il derby della Madonnina. Le altre reti, soprattutto quelle europee, furono inutili ai fini del conseguimento del risultato. L’unica, degna di tale nome, fu la punizione che permise al Milan di sconfiggere per 2-1 la Lazio in Coppa Italia. Proprio in quel periodo Javito venne addirittura convocato dalla nazionale spagnola, con cui arriverà ad esordire pochi giorni dopo. Nonostante questa improvvisa grazia, la dirigenza milanista non ci pensò due volte, ed in estate lo rispedì a calcioni in Spagna.

 


La destinazione del topastro fu l’Atletico Madrid dell’allora presidente Jesus Gil, ex-politico nonché ex-carcerato di grande fama: in Spagna, i migliori complimenti che venivano spesi per questo grande uomo erano “razzista”, “corrotto”, “sessista”, “omofobo”, “assassino” e “nazista”. Non si sa quali affari legassero il Milan all’Atletico Madrid, ma sta di fatto che la squadra spagnola diventò una colonia di ex-rossoneri a tutti gli effetti: oltre a Moreno, gli spagnoli acquisteranno dal Milan anche Albertini, José Mari, Coloccini e Contra. In particolare, suscitò grande curiosità nel mondo del calcio il prezzo che il Milan riuscì a scucire all’Atletico: ben 25 miliardi per un giocatore ampiamente bollito alla tenera età di 27 anni. Una cifra che riuscì bene o male ad indorare quel suppostone grigio-topo costato 32 miliardi solo 12 mesi prima. Inutile sottolineare che Javito non lasciò il segno nemmeno all’Atletico (29 gare in due anni, 5 gol), il quale ci mise poco a sbolognarlo in prestito al Bolton che, per la cronaca, non lo riscatterà nemmeno. L’ultimo club pseudo-prestigioso che provò a puntare su questo topo oramai attempato fu il Saragozza: fu in quell’anno che, durante un’intervista al quotidiano spagnolo AS, Moreno decise di spalare pupù a profusione sul Milan, accusandolo di essere una squadra di dopati. “La Serie A non è pulita come si pensa. Quando ero al Milan giravano strane pillole, ed ho visto con questi occhi più di un giocatore sottoposto a strane flebo negli spogliatoi durante l’intervallo”. Il topastro continuava così: “A Gennaio, contro l’Udinese, doveva giocare Roque Junior, che però si rifiutò di fare una flebo e venne mandato in tribuna, con la minaccia di essere ceduto ad un club minore”. Inutile dire che nessuno lo prese sul serio, anche se queste parole lo fecero diventare un’icona negli ambienti anti-milanisti per eccellenza: il sorcio divenne il paladino degli onesti, taciuto perché portatore di scomode verità, almeno stando a sentire gli interisti, o gli juventini, alle prese con lo scottante caso Davids.

 


Dopo il Saragozza fu un continuo peregrinare in formazioni semi-professionistiche: Cordoba, Ibiza, Lucena, ed infine il sacrosanto ritiro dal mondo del calcio. Mondo in cui speriamo non metterà più piede, con le sue zampine pelose e malauguranti. 

 


Gabriele Li Mandri

Commenta l'articolo
(L'indirizzo e-mail non verrà visualizzato)

Dichiaro di accettare e aver preso atto dell'informativa resa sul trattamento dei miei dati personali



Tutti gli articoli di
Et voilà, Kevin Croissant
Del 15 Aprile 2014
Un Milan dolce dolce conquista la sua quarta vittoria consecutiva grazie ad un fenomenale terzino finalmente esploso dopo mesi di progressiva crescita. Et voilà signori, Kevin Croissant.
Signore e signori, che culo
Del 08 Aprile 2014
Il 2-1 al Genoa lascia spazio a poche discussioni. Posate le lavagnette, le grafiche, le statistiche: è solo una questione di grande, enorme, magnifico culo.
Date il Pane al Cane Pazzo
Del 31 Marzo 2014
No, non è un articolo dedicato a Mad Dog Flamini, "vecchia gloria" del recente passato rossonero, ma uno spaccato della condizione odierna della squadra e della società rossonera.
Il Riposo dei Guerrieri
Del 24 Marzo 2014
E basta con queste lamentele, con le contestazioni, con le critiche a Seedorf, a Berlusconi, a Galliani e ai nostri Campioni. Fate come me: evolvetevi e capirete che tutto questo è per il bene del Milan.
Il Paradosso del Gatto di Seedorf
Del 12 Marzo 2014
Dalla meccanica quantistica al calcio, il passo è breve.
L'Alba dei Morti Viventi
Del 25 Febbraio 2014
Incredibile al Marassi: il Milan si scuote, vince e quasi quasi convince. Contro la Samp, con un Seedorf finalmente presente in campo e a se stesso e con i gol dei nuovi "acquisti", il Milan ha cominciato a grattare la bara in cui giace da mesi. Che sia l´alba dei morti viventi?
Il culo di Seedorf
Del 17 Febbraio 2014
L´unica prerogativa buona del neo-non-tecnico rossonero non è l´acume tattico, la preparazione atletica, le palle quadrate, la carica agonistica ma il vecchio e caro sano culo.
Una lettera aperta. Anzi, bucherellata.
Del 10 Febbraio 2014
Si prega di inoltrare la seguente missiva alla sede della società A.C. Milan. Non quella in Via Turati, sequestrata per insolvenza, ma alla nuova: quella dove campeggia la targa "Siamo il club più tribolato al mondo".
Seedorf ed il 4-2-Mammamia
Del 20 Gennaio 2014
Dopo Leonardo ed il 4-2-Fantasia, ecco che il Milan investe nuovamente su un allenatore non-allenatore dalle idee spregiudicate e offensive. Ecco che nasce, signore e signori, il 4-2-Mammamia.
La fitta sassuolata dell'ingiuria
Del 14 Gennaio 2014
Io l´avevo detto: la vittoria sull´Atalanta non doveva ingannare. L´amore sbandierato da Galliani e Allegri s´è tramutato in un fiume d´ingiurie che ha finito per lapidare l´allenatore rossonero con una sassuolata di storica memoria.
Cerca