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Oguchi Onyewu

Del 22/07/2012 di


Oguchi Onyewu Il culturista americano che militò per due anni nel club rossonero, passato alla storia per la rissa furiosa con Ibrahimovic.

Che il calcio non fosse uno sport per signorine si era capito dall'alba dei tempi, cioè da quando 22 omaccioni decisero di contendersi a calci e pugni una sfera di cuoio vagamente ovale, in un ring misto di erba e fango. Ma nonostante questo sport si sia evoluto, nel corso degli anni, in un complesso di tecnica e tattica, non sono mai passati di moda i colossi buoni solo per menare e sfondare chiunque osi avvicinarli: il Milan ebbe l'onore di dare asilo ad uno dei giganti più spaventosi e muscolosi che abbiano mai calpestato (o forse è meglio dire "sfracellato") la povera erbetta verde.

 

Figlio di una coppia di simpatici umoristi nigeriani, che decisero di chiamarlo come un famoso scioglilingua locale, Oguchialu Chijioke Goma Lambu Onyewu (per gli amici Wesley Snipes, o più semplicemente Oguchi) nacque a Washington (USA) il 13 maggio 1982, entrando nel Guinness dei primati come "il bambino più grosso e brutto mai nato negli Stati Uniti d'America". Oguchi, pur considerandosi "nigeriano al 120%", imparò (per modo di dire) a giocare a calcio nella americanissima e cattolicissima Scuola Apostolica di St. Andrew, dove tra l'altro conobbe il suo più grande amore dopo le donne, la moda e il body building: la religione. "Prego Dio tutte le sere. Quando devo prendere decisioni difficili, mi affido a Dio e alla fine la scelta si rivela sempre giusta. Chiamatelo destino o, se volete, premonizione": avesse avuto il Milan, questa grande capacità premonitoria, probabilmente questo difensore non avrebbe mai vestito la casacca rossonera.

 

Dopo aver fatto la spola in vari college americani dalla dubbia fama morale, spendendo il suo tempo fra sermoni redentori e calci al pallone, ad Oguchi venne offerta la possibilità di accedere al calcio dei grandi: il "merito" fu del Metz, squadra francese appena retrocessa in Ligue 2, dove il grosso americano deluse però le (non eccessive) aspettative. Dopo un anno passato fra panchine e tribune, con 5 misere presenze all'attivo (3 in campionato e 2 in coppa di lega), Oguchi venne ceduto in prestito in belgio, prima al La Louvière e, successivamente, al più prestigioso Standard Liegi, dove l'americano convinse anche i più scettici, fino a venir riscattato. Oguchi visse anche un'esperienza in prestito al Newcastle, ma l'unica cosa che, al ritorno in Belgio, si portò dietro, fu il poco simpatico soprannome di "Gooch" (traducibile, più o meno, in "ignobile pennellone"). Allo Standard, comunque, si tolse delle grandi soddisfazioni: venne eletto "miglior straniero", "cattolico dell'anno", "Mister Olympia" (battendo tra l'altro un Arnold Schwarzenegger in vistosa fase calante) e riuscì a mettere le mani su 2 scudetti ed una supercoppa. Certo non si può dire che non vi furono incidenti di percorso piuttosto spiacevoli, come quando Jelle Van Damme, difensore dell'Anderlecht, lo apostrofò "sudicia scimmia" nonchè "scimmia piagnucolosa". Oguchi se ne risentì molto, denunciò il giocatore, ma in campo si limitò ad un elegante "fiammingo bastardo". L'incidente fu decisivo nella scelta di lasciare il Belgio: non rinnovò il contratto con lo Standard e andò a giocare, nel giugno 2009, la Confederations Cup da svincolato, dove si mise in grande mostra arrivando con i suoi USA addirittura in semifinale.

 

Le brillanti performances di quell'estate gli valsero l'attenzione di alcuni grandi club, fra cui Real Madrid e Inter. Ma fu il Milan a strapparlo all'agguerrita concorrenza, soprattutto quella nerazzurra: Moratti non si strappò i capelli, virando su Lucio per consolarsi. In rossonero Onyewu giunse in punta di piedi (facendo comunque tremare Milanello, a causa della sua stazza da elefante): fu il primo "acquisto" di un'estate nata con la drammatica cessione di Kakà, e proseguita con l'allarme per la diffusione del virus N1H1. Proprio dall'America giungevano notizie poco entusiasmanti: Donovan, compagno di nazionale di Onyewu, era stato trovato positivo al virus. Il medico sociale del Milan Massimo Manara, sotto consiglio della federazione americana, sottopose Oguchi ad accurati test: ma ormai era troppo tardi. il "virus dei polli" aveva già infettato il buon senso della dirigenza milanista: una "pollata" costata 800.000 euro di stipendio. Al Milan nessuno ricorderà mai la sua misera mezza presenza nel girone di Champions (sconfitta a San Siro contro lo Zurigo), né il fatto che decise di non percepire lo stipendio in seguito ad un infortunio patito in nazionale, che tra l'altro gli sfracellò il ginocchio: un infortunio che fece andare su tutte le furie Galliani.

 

Piuttosto, dell'Onyewu milanista, si ricorderà soprattutto la furibonda lite con Zlatan Ibrahimovic sui campi di Milanello: vittima di un'entrata assassina dello svedese, il colosso americano reagì cercando di strozzare Ibra. Il tafferuglio degenerò in una vera e propria rissa da saloon, con i due che si rotolarono per terra, prendendosi a pugni e ginocchiate. Gennaro Gattuso, uno dei testimoni del fattaccio (il video girato da Sky venne censurato e non andò mai in onda) ricorda così l'evento: "Ebbi la brillante idea di mettermi in mezzo, nel tentativo di dividerli, insieme ad altri miei compagni, ma i due pesavano quintali ed erano alti due metri. Ricordo come un flash la faccia di Ambrosini, anche lui travolto, poi solo 2 o 3 legnate che mi sono arrivate. Ad un certo punto mi son detto: ma chi cavolo me lo fa fare.. ammazzatevi pure fra di voi. E me la sono svignata". A rimetterci, pare, fu soprattutto Ibra, che rimediò una costola fratturata ("infortunio" nascosto dalla società) ed una lezione che probabilmente mai nessuno era riuscito a dargli. Più tardi, dopo averlo etichettato come un "grosso animale americano", nella sua autobiografia lo svedese ricorderà così quel carnaio: "Quella volta rischiammo di ammazzarci. Era questione di vita o di morte". Ibra la passò liscia, mentre Onyewu fu diplomaticamente messo fuori squadra, e successivamente mandato in prestito al Twente, nel 2011, che a fine anno evitò di riscattarlo. Scaduto il suo contratto triennale con la società rossonera, l'americano si accasò poi allo Sporting Lisbona, dove milita ancora oggi.

 

Colosso dalle proporzioni gigantesche, Onyewu è stato modello per Dolce & Gabbana, oltre che icona gay conclamata. Nel 2010 è stato anche inserito nella lista dei 10 giocatori più belli del mondiale in Sudafrica: possiamo tranquillamente affermare che sia i gay, sia le donne, sia i dirigenti ne capiscono davvero poco di calciatori.

 

Gabriele Li Mandri

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