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Steinar Nilsen

Del 17/12/2016 di Irene Benedetti


Steinar Nilsen Dall'isola dell'aurora boreale alla maglia rossonera, il norvegese Steinar Nilsen in rossonero non ha proprio lasciato il segno, nonostante un temperamento mica da ridere sfoggiato nelle altre piazze e in un bar in Norvegia. Ma i tifosi con più memoria lo ricorderanno come autore della punizione del 5-0 in un memorabile derby di Coppa Italia nella (decisamente meno memorabile) stagione 1997-1998.

È un freddo 7 gennaio 1998. Al 60' Pagliuca sistema la barriera dell'Inter. Il Milan è già avanti di quattro reti. La barriera sembra distratta: Bergomi, Cauet e Simeone si guardano attorno spaesati. Al fischio dell'arbitro segue la battuta, la barriera si apre e passa il pallone. 5 a 0

A scagliare con forza il pallone in rete, con una bomba dai 25 metri, è un piccolo biondino norvegese: Steinar Nilsen. Ha 25 anni  quando arriva al Milan di Capello nella stagione 1997-1998 e quel gol nel derby di Coppa Italia sarà l'unico acuto in maglia rossonera.

Nilsen approda in Italia dopo circa nove anni di militanza nel Tromsø, la squadra della sua città, nella contea di Troms nel nord della Norvegia. Posto ideale per godersi l'aurora boreale. In quelle terre cresce il piccolo Steinar che nel giro di diciassette anni fa il suo esordio nella squadra cittadina: è un difensore dotato di un discreto tiro e capace di giocare al centro, ma anche a destra e con un buon colpo di testa nonostante non arrivi al metro e ottanta. 

Dall'aurora boreale alla nebbia di Milano come c'è arrivato Steinar Nilsen? Il suo mentore è Per “Varechina” Bredesen, giocatore rossonero norvegese dell'annata dello scudetto 1956-1957. Fa il nome di Nilsen al Milan che nel novembre 1997 preleva per meno di 1 miliardo e mezzo di lire il difensore dal Tromsø con l'intento di mandarlo a fare esperienza al Monza, strappandolo (così racconterà Nilsen) alla concorrenza del West Ham.

Steinar si fa subito apprezzare per adattamento rifiutando la soluzione brianzola: o Milan o niente. Firma un triennale con la società rossonera e si prepara all'avventura che lo vedrà protagonista di ben cinque presenze in campionato (di cui tre da subentrante) ed un intervento al menisco dovuto ad uno scontro con Ronaldo proprio nel derby che lo ha visto marcatore.

 

Sette mesi dopo il suo arrivo a Milano, il Milan decide di valorizzare il suo cartellino utilizzandolo come pedina di scambio (in prestito) per arrivare ad Ayala del Napoli, a quel tempo in Serie B. Nilsen va in Campania millantando un accordo secondo il quale sarebbe tornato al Milan a fine anno dopo aver portato il Napoli in A. Non solo non porterà il Napoli in A, ma al Milan si guardano bene dal farlo tornare già dal giorno stesso della sua cessione: prestito sì, ma con diritto di riscatto. Steinar lo scopre e cambia versione dicendo di voler restare a Napoli, che al Milan non ha sbocchi.

A Napoli si fa rispettare, i tifosi lo chiamano “Baywatch”, e nonostante qualche apparizione altalenante, è titolare agli ordini di Renzo Ulivieri. Ad aprile 1999 mentre il Milan, sua ex squadra, corre a conquistare lo scudetto, Nilsen viene alle mani con il portiere Luca Mondini dopo un litigio durato tutto l'allenamento di rifinitura, finito, appunto, a spintoni con mister Ulivieri a sperarare i due contendenti. Nonostante il caratterino, a fine anno è un apprezzato difensore di serie B ed il Napoli lo riscatta. Ma il suo mentore, Renzo Ulivieri, se ne va ed al suo posto arriva Walter Novellino. 

Steinar inizialmente non è nei piani del nuovo mister, ma poi lo convince pian piano ed entra nei titolari fino a novembre, quando il Napoli ne prende cinque a Treviso. 5 a 1 e provvedimenti urgenti. Chi paga per tutti? Nilsen, che perde il posto e deve ricominciare dall'inizio. Si mette al lavoro, riconquista spazio e fiducia e sembra pronto al grande salto: torna titolare, guida la difesa con maestria ed il Napoli vola in Serie A. Ma Nilsen no. 

Steinar ha problemi ad un ginocchio e nel gennaio 2001 arriva la rescissione con il Napoli.

Se ne va facendo rumore, accusando i partenopei di averlo costretto a giocare sapendo benissimo dell' infortunio. Prima di operarsi (trapianto di cartilagine, non certo uno scherzo) minaccia azioni legali ed un contenzioso milionario.

Torna al  Tromsø, tra la sua gente e l'aurora boreale. Con la sua squadra, lontano dall'Italia, “Baywatch” si toglie le ultime soddisfazioni, conquistando una promozione da protagonista ed, infine, si ritira nell'ottobre del 2004.

 

Inizia la carriera da allenatore, neanche a dirlo, nel Tromsø: prima come vice, poi come allenatore vero e proprio, riuscendo a portare la squadra alla fase a giorni della Coppa Uefa nel 2005-2006 battendo, tra gli altri, il Galatasaray. Nonostante il risultato prestigioso, Nilsen trova motivi per lamentarsi (“Sono diventato allenatore troppo presto”) e riesce anche a litigare con il portiere canadese Hirschfeld per il suo passaggio dal Tromsø al Rosenborg a parametro zero. Steinar il tranquillo.

Lascia la squadra della sua città per sposare progetti più all'altezza delle sue ambizioni e nel 2009 siede sulla panchina del Brann. Ci starà seduto solo una quindicina di mesi: a seguito dell'eliminazione in Coppa di Norvegia e del penultimo posto in campionato, Nilsen fa i bagagli nel maggio 2010.

Nel 2013 il figliol prodigo "Baywatch" è tornato al Tromsø, ripetendo la gavetta di quasi dieci anni prima: da assistente ad allenatore della prima squadra, incarico che ricopre tuttora, sperando che ormai gli anni di esperienza gli siano serviti a dimenticare litigi, polemiche e quant'altro.

 

Sarà bastata solo l'aria di casa? Neanche troppo. Nel 2007 è balzato nuovamente agli onori delle cronache per una rissa in un bar. Secondo le ricostruzioni “Baywatch” ha lanciato con forza un boccale di birra addosso ad un altro cliente: chissà se l'avrà fatto con la stessa forza di quella punizione a San Siro?

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