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Winston Bogarde

Del 24/12/2011 di


Winston Bogarde Arrivato dall'Ajax a costo zero, fece in tempo a farsi espellere in un'amichevole in Brasile e a regalare a Bierhoff (attaccante dell'Udinese) il pallone della vittoria. Nonostante tutto, riuscì poi a strappare due super contratti a Barcellona e Chelsea.

Fra le tante leggende metropolitane riguardanti lo spazio, questo abisso nero e sconosciuto, ne aleggiano di davvero affascinanti, come la teoria secondo la quale nelle meteore siano presenti in grandi quantità metalli preziosissimi quali oro, argento e iridio (leggasi platino). Corpi celesti di una ricchezza sconfinata, che vagano misteriosamente in giro per il cosmo trasportando inaspettatamente sulla loro frastagliata gobba tante di quelle ricchezze da far apparire il più grande sceicco arabo alla stregua di un poveraccio. Ma non si tratta di storielle per bambini, è tutto assolutamente vero, e la prova di ciò noi l’abbiamo ammirata fugacemente nella stagione 1997/1998.

 

Si, perché noi abbiamo avuto l’onore di vestire coi nostri colori la meteora in assoluto più ricca che si potesse mai immaginare, il cui talento calcistico era inversamente proporzionale alla quantità di soldi incassati durante una carriera lunga ma tutt’altro che sfolgorante: stiamo parlando dello spettacolare Winston Bogarde. Omaccione di 2 metri, somigliante ad una specie di Mastro Lindo dai tratti esoticamente abbronzaticci, vagamente barbuto e con un orecchino in stile Village People, questo terzino sinistro (sinistro anche nell’aspetto) ha avuto l’onore di vestire 3 delle maglie più importanti del panorama calcistico: Milan, Barcellona e Chelsea. Nato nella sconosciuta formazione olandese del SVV (probabile acronimo di Senza Valore né Virtù), passato successivamente all’Excelsior ed allo Sparta Rotterdam (dove ha il record di presenze personale: 65), nel 1994 si trasferì in quella che molti irritanti pseudo-conoscitori del calcio continuano ad indicare come la fucina di talenti per eccellenza: l’Ajax. Come abbia fatto la formazione dei Lancieri a vincere la Champions del 1995, annoverando fra le sue fila gente come Reiziger, Kluivert e appunto Bogarde, rimane ancora oggi un mistero degno del miglior Piero Angela. Come abbia fatto a liberarsene è ancora più misterioso.

 


Fatto sta che anche Bogardone, buttafuori con un grosso tatuaggio della bandiera del Suriname sul braccio, insieme alle altre 150 pippe olandesi prelevate dall’Ajax nel biennio 1996-1998, giunse al Milan tra i fasti e le bottiglie di Champagne buono stappate da un Galliani scudiero della sentenza Bosman, che gli permise di comprare a 0 lire, dopo Davids e Reiziger, anche Kluivert e appunto Winston, il quale riuscì a strappare alla dirigenza l’incredibile stipendio di quasi 2 miliardi di vecchie lire all’anno. In barba ai dettami del presidentissimo Berlusconi, che voleva un certo tipo di stile in campo e fuori (eleganza e bellezza dovevano rappresentare in pieno il marchio Milan), il club rossonero non solo fece incetta di atleti dalla bruttezza grottesca, ma anche di criminali in erba: Bogarde era infatti uno psicopatico cresciuto in una famiglia disastrata in Suriname, ultimo di ben 13 pargoletti nonché futuri pendagli da forca. Il buon Winston ebbe infatti a dichiarare nella sua biografia “Da ragazzo ero un delinquente, se non ci fosse stato il calcio sarei diventato un criminale. I miei modi di fare erano quelli di un troglodita”: non che fossero cambiati granché negli anni, visto che alla prima occasione col Milan dimostrò di che pasta era fatto. La partita fu la stupidissima Coppa Centenario giocatasi a Belo Orizonte contro niente popò di meno che l’Atletico Mineiro, il 3 Agosto 1997:  regalata la palla all’attaccante avversario, il conte Winston decise di gambizzarlo, beccandosi un rosso che è raro ammirare durante un’amichevole estiva. Non soddisfatto di questo suo gesto inaugurale, in campionato decise di ripetersi contro l’Udinese, regalando il pallone della vittoria all’incredulo centravanti friulano Oliver Bierhoff, dopo essersi inventato un retropassaggio verso il portiere degno delle Comiche di Pozzetto e Villaggio. Un piccolo record, considerato che scese in campo solo 3 volte, più 1 in Coppa Italia.

 


Nonostante le sue intenzioni fossero chiare sin da principio (arrivato al Milan dichiarò: “sono venuto qui per giocare da titolare e vincere tutto”), il Milan riuscì a sbarazzarsene in tempo, rispedendolo alla corte del mago Van Gaal, suo ex allenatore ai tempi dell’Ajax e adesso sulla prestigiosa panchina del Barcellona. Inserito inizialmente come regalone nella trattativa che doveva spedire a Barcellona Davids, alla fine ci finì da solo e per di più per la modica cifra di 7 miliardi, andando a fare compagnia all’altro mangiapane a tradimento di provenienza meneghina: Reiziger. Il nuovo connubio con Van Gaal sembrò ridare lustro a questo pietrone grezzo che a tutto somigliava tranne che ad un gioiello, nonostante più volte lo stesso Bogarde avesse dichiarato di “non capire i complicati schemi di Louis”. L’esperienza in catalogna fu infatti positiva e ricca di successi, almeno nella prima parte: 40 presenze in 2 anni, 2 scudetti, una Supercoppa UEFA ed una Coppa di Spagna. Mica male per uno che non sapeva minimamente cosa fosse il calcio, a meno che non si parlasse di quelli negli stinchi degli avversari. Complice però un serio infortunio alla caviglia, ma più probabilmente complice la sua inaudita scarsezza, Bogarde terminò la sua esperienza al Barça da comprimario, prima in panchina e poi definitivamente in tribuna (il successore di Van Gaal, Perreira, non lo sopportava). Alla fine la società, di comune accordo col giocatore, gli rescisse il contratto lasciandolo libero di accasarsi dove volesse, e fu lì che Bogarde fece il colpaccio.

 


Nel 2000, attratto dalle sirene inglesi, ma soprattutto dalla moneta inglese, il Bogardone riuscì addirittura a far scatenare un’asta, come quando ci si imbatte in un oggetto farlocco e lo si acquista solo perché il nostro vicino di sedia spara prezzi assurdi e pare sapere il fatto suo. Così, ringalluzzito dai rilanci del Newcastle, il Chelsea riuscì ad ingaggiarlo offrendogli un quadriennale praticamente al doppio di quanto stabilito inizialmente. La sua avventura al Chelsea lo segnerà per sempre, a livello calcistico e soprattutto nel conto in banca: preso ancora una volta grazie alla sentenza Bosman a 0 lire, il suo ingaggio a dir poco stratosferico (ben 3 milioni di euro) se paragonato alla sua pippagine, insieme alla rozzezza ed ai soliti comportamenti da sociopatico consumato, gli inimicheranno sia il campo sia i compagni, relegandolo ai margini di un club che affrontava proprio in quegli anni una profondissima crisi economica, non solo per “merito” di Bogarde. La sua inumana e sconcertante bassezza sportiva fece sì che presto finisse ai margini della squadra, in quanto il neo allenatore Ranieri (che pur aveva una propensione paterna verso i calciatori orrendamente scarsi) non lo vedeva granché bene. Tutta questa panchina/tribuna non fece altro che aumentare il senso di sconforto di un giocatore seriamente malato di mente, che cominciava a covare dentro di sé la pazza idea del complotto globale dei club contro i giocatori di colore (che lui stesso non aveva problemi a definire più volte “negri”, utilizzando uno slang da consumato malavitoso del bronx): all’interno della sua autobiografia intitolata “This Negro Bows for No One” (“Questo negro non si fa piegare da nessuno”), autentica raccolta di perle di saggezza, Bogarde non esita a dichiarare “Ovunque ho giocato, sapevo che prima di essere considerato un giocatore ero un negro”. Più che un “negro”, era un’autentica pippa, ed in questo senso il vero crimine verso l’umanità non era tanto il fatto che non giocasse (ben 9 presenze in 4 anni), quanto il fatto che fosse pagato uno sproposito: arriverà infatti a guadagnare la bellezza di 12 milioni di euro senza quasi mettere piede in campo.

 


Ma come costringerlo a fare le valigie? Forte di un contratto milionario, Bogarde era inattaccabile, e di certo non aveva alcuna voglia di rinunciare ai suoi milioncini, anche se (stando a quanto dichiarava Winston) la sua volontà di rimanere al Chelsea non era una questione di portafoglio ma uno sgarbo verso il razzista club londinese! Detto questo, “con la firma del contratto quel denaro è già mio”, dichiarava Bogarde, “Perché dovrei rinunciarvi?”. Ed in fondo non aveva tutti i torti. Ma Ranieri ci provò lo stesso, spedendolo ad allenarsi con la primavera del Chelsea, fra le risate della stampa provocate dalla cocciutaggine di Winston, che pur di fregarsi i quattrini accettava di tutto: gli avessero detto di pulire i cessi degli spogliatoi, probabilmente Bogarde l’avrebbe fatto a buon cuore, e col portafoglio comunque gonfio. La cessione del club al magnate russo Abramovich, nel Giugno del 2003, non cambierà di una virgola le intenzioni della piattola Bogarde, diventato a tutti gli effetti un parassita d’oro nei meccanismi di un Chelsea che si apprestava a spendere e spandere sul mercato. Abramovich le tentò tutte per licenziarlo, fino a farlo seguire dagli investigatori privati per racimolare una qualsiasi prova della delinquenza insita nello spirito di Winston, che amava spassarsela la sera nei night: fu un fallimento, perché giustamente Bogarde, pur di non perdere i suoi soldi, si trasformò nel buttafuori tatuato più rispettoso del mondo.

 


Passato agli annali come il bidone più grande della storia del Chelsea, e premiato dalla rivista olandese “Voetbal International” come Fannullone dell’anno 2004, Winston non si vergognò nel dichiarare nella sua biografia “probabilmente sono uno dei peggiori affari nella storia del campionato inglese, ma chi sene frega”. Ed effettivamente, ricco com’era, non aveva motivo di vergognarsi di ciò, anche se ebbe il coraggio di definire il passaggio al club di Londra “il più grande errore della mia vita”. Finiti i 4 anni al Chelsea, Bogarde ottenne di allenarsi con l’Ajax, pur non riuscendo mai ad ottenere un contratto: i Lancieri se ne guardarono bene. Nel 2005 si ritirò dal calcio giocato, ed ancora oggi i tifosi londinesi lo ricordano con simpatia visto che per anni rappresentò la barzelletta dell’intera Inghilterra calcistica.

 


Dopo essersi dato alla scrittura e alla carriera da discografico, attualmente Winston Bogarde è un allenatore (fortunatamente) disoccupato e collabora con le giovanili dell’Ajax. Sorge spontaneo chiedersi cosa possa mai insegnare ai giovani olandesi, se non delle dritte su come rubare soldi ai propri club. Forse un giorno lo vedremo allenare una squadra famosa, magari non il Chelsea, e forse un giorno ci stupirà ancora con le polemiche di carattere antirazzista, magari rivolte ad un arbitro, chissà.  Forse non ne sentiremo più parlare, e forse è più giusto così.

 

Gabriele Li Mandri


pietro scrive:
mitico Bogarde!!!!
Scritto: Giovedì 30 Agosto 2012
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