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Date il Pane al Cane Pazzo

Del 31/03/2014 di


Date il Pane al Cane Pazzo No, non è un articolo dedicato a Mad Dog Flamini, "vecchia gloria" del recente passato rossonero, ma uno spaccato della condizione odierna della squadra e della società rossonera.

“Date il pane al cane pazzo, date il pane al pazzo cane”: un modo di dire che nel 99% dei casi pone chi lo recita in grande imbarazzo, a causa del rischio di farsi sfuggire parole non esattamente ortodosse. Uno scioglilingua che rispecchia in pieno le condizioni del Milan di oggi, quando persino svolgere il compitino (i 3 gol rifilati al Chievo) significa incorrere nel rischio di fare o dire bestialità.

 

Comincio premettendo che nemmeno dopo un 3-0 riesco a rilassarmi. Passi per il fatto che ho schierato Kakà in panchina al fantacalcio, dopo averlo messo titolare sempre e comunque, e che l’ex bimbo de oro ha deciso di punirmi con una doppietta: quelli son problemi personali che fortunatamente, almeno loro, non hanno peso nella gestione e nel futuro del Milan. Non riesco comunque a godere di questo risultato che ci avvicina ai piazzamenti per la EuroCoppetta per un piccolo, semplice motivo: le dichiarazioni di Galliani sul futuro di Riccardino. Nemmeno il tempo di scongelarlo dopo 3 mesi di agonia calcistica, che già dobbiamo metterci le mani nei capelli pensando a che fine farà Kakà questa estate: nel suo contratto, una clausola gli permette di svincolarsi a zero lire qualora il Milan dovesse fallire la qualificazione alla prossima Champions League. Cosa ovvia sin dalla prima giornata di campionato.

 

Innanzitutto bravo Galliani: che tempistica geniale. Mettere le cose in chiaro sin da subito no, vero? Dev’essere una perversione della dirigenza rossonera: tenerci sul filo del rasoio fino all’ultimo. Un gioco al massacro che somiglia alla classica frase “Vuoi prima la notizia buona o quella cattiva?”: qualsiasi cosa succeda, anche positiva, siamo destinati a pagare pegno. Forse è presto per dire addio a Kakà, ma i fili stanno cominciando a intrecciarsi in quella direzione, e qualche domanda viene a galla nella mia stupida testolina da perenne pessimista e malpensante: non è che il nostro ex pallone d’oro, un pochetto, ci sta marciando? Altro che scelta di cuore, altro che rinuncia ai milioni spagnoli: Kakà è venuto al Milan per garantita titolarità e per conquistare un posto al Mondiale (sin qui nulla di nuovo), ma lo ha fatto con un bel salvagente a parargli le chiappe. Questo dovrebbe far rivalutare il lato economico della vicenda: nessuna rinuncia ai milioni spagnoli, anzi la possibilità di rifarsi con gli interessi andando a giocare negli USA solo 12 mesi dopo, con chissà quale stratosferico ingaggio. Non credo di andare molto lontano dalla realtà dei fatti, e le dichiarazioni del brasiliano, né carne né pesce, onestamente mi fanno proprio incazzare. Abbiamo tanti di quei problemi e, come se non bastasse, non possiamo neanche goderci un momento di tregua: sto cominciando a chiedermi se non sia il caso di fare un favore alla mia salute mentale e smettere di tifare rossonero.

 

Qualcuno mi spieghi che senso ha avuto prendere Kakà, alla luce di queste scottanti novità alla Beautiful: in campo l’effetto è stato pari a 0, dato che nonostante l’amore del brasiliano come squadra facciamo proprio schifo, e fuori dal campo anche peggio, forse. Kakà prende, al netto delle tasse, un ingaggio di circa 4 milioni, il che significa che al Milan ne costa, al lordo, il doppio: una decina di pippi che abbiamo regalato in parte al signor Izecson e in parte allo Stato, e che potevano essere spesi diversamente. In pratica, fra lui e Matri, abbiamo buttato nel cesso più di 20 milioni: gli stessi soldi che bene o male ha speso il Napoli per Jorginho e Callejon, che non sono esattamente i Gianni e Pinotto della Serie A. E dopo tutto ciò non possiamo neanche permetterci il lusso di dire noi a Kakà se restare o se togliersi dai maroni?

 

 

Date il pane al pazzo Kakà, date il pane al Kakà pazzo”: dateglielo a lui perché noi tanto abbiamo rosikato che non abbiamo neanche più i denti per mangiarlo. Dateglielo pure e sperate che almeno lui non trovi il coraggio di mollarci per andarsene alla Juventus: sai le risate, poi.

 

Gabriele Li Mandri

 

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