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Et voilà, Kevin Croissant

Del 15/04/2014 di


Et voilà, Kevin Croissant Un Milan dolce dolce conquista la sua quarta vittoria consecutiva grazie ad un fenomenale terzino finalmente esploso dopo mesi di progressiva crescita. Et voilà signori, Kevin Croissant.

Io lo sapevo. Lo sapevo che quel volpone di Galliani aveva intuito prima di tutti, persino prima del giocatore stesso, il talento del nostro Kevinone Croissantone. Erano decenni che non si vedeva un signor terzino sinistro al Milan. L’ultimo era stato quel meraviglioso tuttofare di Pippo Pancaro: giovane, bello, aitante, capellone, con quel destro da far invidia a Ronaldinho. Da quel momento il vuoto cosmico: molti han dato la colpa alla società, sempre troppo spendacciona davanti e al risparmio dietro, ma la verità è che dopo un fenomeno come Pancaro era logico aspettarsi anni di sbandamento sulla corsia sinistra. Trovare un degno erede avrebbe richiesto tanto tempo e tanto scouting: ebbene, Galliani ha ancora una volta dimostrato di essere il Ronaldo dei dirigenti, pescando un giocatore destinato a fare le fortune della squadra rossonera per i prossimi 35 anni.

 

E che giocatore, il nostro Kevin: il suo talento cristallino era già palese ai tempi dello Scioteràu, squadra francese in grado di dominare, per anni, le difficilissime serie dilettantistiche transalpine. Si narra che la sua abilità nel preparare il kebab sconvolse a tal punto allenatore e dirigenza da valergli un posto fisso addirittura da trequartista: il motivo? La salsina segreta di Nonna Croissant. Il Chievo ci mise poco a tesserarlo, prima di darlo al Genoa in cambio della metà del fortissimo Acerbi, erede di Sandro Nesta: una volta approdato in rossoblù, per Galliani fu un gioco da ragazzi mettere le mani sopra questo gioiello grezzo. Certo, dovette scambiarlo col fenomeno Strasser, il nuovo Pirlo uscito dalle promettenti giovanili del Milan, ma per Croissant era logico un sacrificio. Un sacrificio subito giustificato dal suo scoppiettante esordio al Trofeo Berlusconi contro la Juventus: serpentine, finte, tunnel a ripetizione, scatti brucianti. Una corsia, quella sinistra, incendiata dal fuoco di chi è abituato alle alte temperature delle cucine più malfamate della Guinea equatoriale.

 

Non ha avuto vita facile, il nostro Croissant: imporsi in un grande Milan, ed in un grande campionato di Serie A, non sarebbe stato come bere un bicchier d’acqua. Lo ammetto, anche io nutrivo qualche cattivo pensiero, all’inizio: la storia è piena di fenomeni che non sono riusciti a imporsi nonostante una classe mondiale. Sarei un falso se vi dicessi di non aver dubitato del potenziale di Croissant, soprattutto per via della concorrenza di Caso Umanuelson: subito dopo l’intenso ciclo di sedute psichiatriche cui la società l’aveva forzatamente sottoposto, sembrava essere l’olandese il futuro del Milan. Ed invece il nostro Kevinone ha stupito tutti, fino a riconquistarsi la meritatissima titolarità e a riportare i rossoneri in lotta per un’ambitissima qualificazione alla Champions League.

 

Ieri è stato meraviglioso vederlo giocare: contro un temibilissimo Catania affamato di punti e di corsara gloria, è stato largamente il migliore in campo. Alla vigilia si pensava che potesse addirittura sostituire Kakà dietro le punte, ma saggiamente mister Culonio ha scelto di schierarlo laddove il Milan rischiava di più: nella zona di Leto, considerato da tutti i procuratori iscritti all’albo degli alcolisti anonimi l’erede di Messi. Io a stento ho trattenuto le lacrime per l’emozione: che gioia vederlo correre come un levriero, saltare gli avversari come si salterebbero le cacche di cane su un marciapiede, incunearsi fra le maglie nemiche come un getto di marmellata rovente che si fa strada nella pasta-sfoglia di un cornetto. Persino il difficile pubblico di San Siro, abituato a coccolare campioni come Muntari e Honda, è impazzito per l’emozione: bordate di fischi a Seedorf, colpevole di averlo sostituito a metà della ripresa. Che giocatore, che giocatore il nostro Kevin: siamo venuti fin qua, siamo venuti fin qua, per vedere giocare Croissant!

 

 

Gabriele Li Mandri

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