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Il culo di Seedorf

Del 17/02/2014 di


Il culo di Seedorf L´unica prerogativa buona del neo-non-tecnico rossonero non è l´acume tattico, la preparazione atletica, le palle quadrate, la carica agonistica ma il vecchio e caro sano culo.

Diciamo le cose come stanno, apertamente: Clarence Seedorf ha un culo che farebbe invidia a Beyoncé e a Sacchi messi assieme. Dopo averlo sfoggiato per anni, da giocatore rossonero, portando a spasso per il campo quell’enorme deretano che gli è valso il poco edificante soprannome di “Culonio”, il neo-mister olandese ha deciso di farne una sua prerogativa anche nella vita professionale del dopo-calciatore. Non si spiegano altrimenti i (pochi) punti portati a casa nell’ultimo mese, se non con una singola parola: culo.

 

Dopo aver sconvolto il mondo del calcio col suo innovativo modulo offensivo, dopo aver messo a dura prova la sanità mentale del popolo rossonero provando Abate esterno offensivo, dopo aver introdotto lo “sciopero della parola” in panchina, ecco che il buon Clarenzio torna a far parlare di sé: nonostante faccia di tutto per rendere il Milan una cosa ancora più vergognosa, riesce quasi sempre a sfangarla nei modi più assurdi. Col Bologna, poi, è stata la sagra della fortuna sfacciata: a partire da Abbiati, abbandonato dalla sua artrite cronica e riscopertosi il gatto che 15 anni fa ci fece vincere uno scudetto negando al perugino Bucchi un gol pazzesco, per poi proseguire con Balotelli. Dopo il fallimento delle cure psichiatriche, il bomber rossonero è riuscito nell’impresa di segnare un gol impossibile a 3 minuti dalla fine, con un tiro da 740 metri infilatosi sotto l’incrocio dopo circa 8 minuti di viaggio interstellare sopra le sconvolte e increduli teste di giocatori e spettatori. E cosa ancora più incredibile, è riuscito a non farsi ammonire mandando a quel paese lo sventurato di turno. Merito delle tattiche motivazionali di Seedorf, del talento inesploso di Mario, o di semplice culo?

 

Io non voglio essere iper-critico col nuovo arrivato sulla panchina rossonera, non sono un vedovo di Allegri e non credo che esista al mondo genio della tattica e della corsa capace di rendere guardabile questa oscenità chiamata Milan. Semplicemente guardo in faccia la realtà: Seedorf non è un allenatore, e le differenze col tanto bistrattato Allegri, se possibile, sono tutte negative. Salvo una: il culo, appunto. Non è colpa sua se “Apecar” Honda è la versione anoressica di Goku Super Sayan, se De Sciglio invece dei cross mette in mezzo all’area le appetitose zizzone di Battipaglia, se Montolivo si accartoccia su se stesso in precario equilibrio persino durante le aperture più facili. Posso apprezzare alcuni suoi espedienti tattici, come ad esempio lo schema “pallonata in faccia all’arbitro” per guadagnare quel time out che verrà ufficialmente introdotto solo ai Mondiali di questa estate, oppure la famosa panchina rialzata che gli permetterà di ammirare meglio le pere che prenderemo contro l’Atletico Madrid. Detto questo, non vedo perché debba essere giustificato per ogni vaccata che fa (e ne fa tante), solo perché “è allenatore da un mese”: ma chi se ne frega?

 

Intanto la sola vista in panchina di un allenatore che non muove la bocca per 90 minuti mi provoca fastidio epidermico: sei pagato per scuotere quelle mezze cartucce in campo? Almeno provaci, no? Che senso ha richiamare Kakà e Balo in panchina, durante le pause di gioco, se poi taci e passi 3 minuti a guardare i due che bisticciano fra loro, come accaduto col Bologna? È imbarazzante. Ma poi posso anche capire che ti pesa il culo, viste le sconvolgenti dimensioni dello stesso, ma questo non giustifica il tenerlo inchiodato alla panchina manco fosse dotato di una calamita formato famiglia.

 

 

Allegri per non aver fatto giocare Cristante s’è beccato le macumbe dell’intero popolo rossonero: Seedorf non lo fa giocare e adesso nessuno si ricorda più di Cristante. Due pesi e due misure per l’allenatore aziendalista cocco del Presidente. Seedorf non è un allenatore, non so se lo diventerà mai e sinceramente, visto il clima di smobilitazione che regna a Milanello, neanche me ne importa un fico secco. Ma il punto non è essere o non essere, perché il Milan stesso non è più né una società né una squadra di calcio: il punto è almeno far finta di esserlo. Urla, invadi il campo, fatti espellere: fai qualcosa e dimostra che non sei un cadavere. Permettici almeno di provare tenerezza per te, perché di gratitudine ne vedrai ben poca e Allegri lo sa bene. Insomma, Clarence, alzati e cammina. Perché non si vive di solo culo.

 

Gabriele Li Mandri

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