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L'Alba dei Morti Viventi

Del 25/02/2014 di


L'Alba dei Morti Viventi Incredibile al Marassi: il Milan si scuote, vince e quasi quasi convince. Contro la Samp, con un Seedorf finalmente presente in campo e a se stesso e con i gol dei nuovi "acquisti", il Milan ha cominciato a grattare la bara in cui giace da mesi. Che sia l´alba dei morti viventi?

Pensavo che questo momento non potesse arrivare mai, ed invece è arrivato: finalmente (e sottolineo finalmente) il Milan è quasi sembrato una squadra che gioca a calcio. Non un calcio stratosferico, sia chiaro, ma quantomeno l’abbozzo di qualcosa che somigli ad un 11 che gioca a pallone: dopo qualche sprazzo di buon Milan ammirato nella sfigatissima andata di Champions contro l’Atletico, gli uomini di Seedorf hanno rialzato la testa e, guardando allo specchio la putrefazione dei loro volti, si son detti che no, non si poteva continuare a fare la figura dei cioccolatai in giro per i campi d’Italia. Così, quasi per magia, han deciso di colpire laddove i rossoneri non vincevano dalle conquiste napoleoniche: corsari al Marassi di Genova, contro la Sampdoria. Grattando la superficie della bara, i nostri 11 cadaveri sono riusciti finalmente ad aprirvi una breccia, buona per tirar fuori un braccio, fare ciao ciao con la manina decomposta e dire “guardate che forse ci avete seppelliti troppo presto”.

 

Ho parlato di cadaveri per un preciso motivo: non saranno questi 3 punti a farmi cambiare idea sulla pochezza della rosa milanista. Perché una difesa che schiera Zaccardo titolare e che si affida a Rami, forte fisicamente e rognoso ma non certo il nuovo Baresi, non è una difesa su cui poter fare affidamento ad aeternum, soprattutto se coadiuvata dagli indecenti Constant e Caso Umanuelson (capace di risultare il peggiore in campo persino oggi). Ed il centrocampo, lasciamolo perdere: Montolivo è in coma farmacologico da quando è venuto al mondo, Muntari è buono solo per spaccare legna nelle gelide serate invernali in Alaska, ed Essien ha le ginocchia tenute insieme dal Vinavil. L’attacco, ancora una volta, è quello che dovrebbe farci sorridere: e lo fa abbondantemente, grazie alle sgroppate alla moviola del fenomeno Honda, che tutte le volte che parte palla al piede sembra che stia compiendo la tratta Settsu-Milano a piedi, con tanto di bagaglio-zavorra di 40 chili. Darei un braccio per vedergli scaldare i seggiolini della tribuna: gli preferirei persino il pessimo Saponara di domenica. E poi c’è Taarabt, l’unico a sbattersi: alzo le mani al cielo e mi sbilancio, questo sembra un fenomeno. Sperando che prima o poi Balotelli decida di esplodere (possibilmente prima della sua cessione), che Kakà torni quello di inizio stagione e che le articolazioni e le cartilagini di Pazzini reggano, il reparto avanzato è l’unico che può ancora regalarci qualche minima soddisfazione.

 

Una nota di merito anche per Seedorf: finalmente ha deciso di schiodare il culone dalla panchina e di farsi sentire in campo. Dopo un avvio da museo delle cere, pare che il non-allenatore olandese, dopo un mese abbondante, abbia deciso di presentarsi alla prima lezione a Coverciano e di cominciare a fare il lavoro per cui viene pagato: non tanto insegnare calcio (a chi, poi?), ma muovere la bocca e provare quantomeno a parlare coi suoi giocatori. Honda continua ad essere il raccomandato dirigenziale (in campo 90 minuti, un abominio), ma la colpa dev’essere di qualche postilla nel contratto di Seedorf: con quella, purtroppo, dovremo imparare a conviverci. Intanto l’importante è cominciare e Seedorf, lento di natura, lo sta facendo secondo i suoi tempi: un altro cadavere che risorge da mettere in lista.

 

Non sarà questa vittoria a convincermi della bontà del Milan e di un futuro che oggi mi appare nero quanto le feci di cavallo messe a seccare al sole, ma almeno mi pare che qualcosa si stia muovendo, sotto i fatidici tre metri di terra che ci separano dal resto del mondo pallonaro. Rimaniamo una squadra di non-morti che fatica ad accettare la sua triste realtà di comprimaria, ma che forse sta per tirare fuori quel minimo di orgoglio dovuto al popolo milanista, costretto per mesi a sorbirsi questo horror di Serie Z chiamato Milan. Il futuro è un’incognita, ma chi lo sa: magari questa squadra riuscirà a conquistare addirittura un posto per l’affascinante Europa League. Magari sarà l’alba dei morti viventi, per un Milan da Apocalisse.

 

Gabriele Li Mandri

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