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Adriano Leite Ribeiro

Del 03/12/2012 di Enrico Bonifazi


Adriano Leite Ribeiro Attaccante brasiliano potente, abile nel dribbling e nel tiro dalla distanza. Partito come una promessa, riusc├Č a confermare in campo il suo valore. Il suo biglietto da visita con l'Inter fu uno splendido calcio di punizione al Bernabeu. A soli trent'anni, dopo un finale di carriera a singhiozzo, ha annunciato di voler chiudere con il calcio.

Estate del 2001. Tempo di conferme per chi cerca risposte dal lavoro fatto con la campagna acquisti e cessioni. A volte si punta sul campione che “prosciuga” (in cambio dei suoi servizi) le casse societarie e altre volte si mira a pescare il Jolly, ossia una carta vincente da estrarre a sorpresa, qualcosa che non ti aspetti. Per questo, vedendo sgambettare in campo durante il Trofeo Bernabeu (conteso tra Real Madrid ed Inter) un ragazzetto di 19 anni nelle file dei nerazzurri, un pizzico di invidia mi coglie improvvisamente. E' infatti innegabile che quell'attaccante magrolino proveniente dal Flamengo e che risponde al nome di Adriano Lete Ribeiro abbia nascosto sotto gli scarpini un talento straordinario. Il suo biglietto da visita è una punizione splendida per potenza e precisione che regala all'Inter vittoria e coppa. Certo, si tratta di una competizione amichevole e con i brasiliani serve sempre un periodo di “stabilizzazione” quando la giovane età rischia ancora di entrare in conflitto con la saudade, ma si ha davvero l'impressione di trovarsi di fronte ad una bella fetta di futuro del calcio. Il suo “apprendistato” in un'Inter piena zeppa di attaccanti fortissimi (Ronaldo, Recoba e Vieri a cui vanno aggiunti i giovani Ventola e kallon) si rivela complicato. Adriano non può dimostrare il proprio valore giocando spiccioli di partite e anche la dirigenza interista se ne rende conto. Nel Gennaio del 2002 la Fiorentina lo ottiene in prestito. La squadra viola ha bisogno di gol per evitare la retrocessione. Adriano non riesce a portarla in salvo ma contribuisce a dare speranza all'intera città con i suoi 6 gol in 15 presenze. Il più pesante lo mette a segno proprio contro il Milan dopo una sfida, al Comunale di Firenze, dominata e condotta fino al 90' dai rossoneri. Il brasiliano ha convinto la piazza del suo valore, ci sono tuttavia ancora problemi di sovraffollamento nella rosa nel team di patron Moratti e così il giovane Adriano viene “parcheggiato” al Parma in comproprietà. L'Imperatore vive in Emilia due stagioni esaltanti in cui scalda la platea e strappa applausi agli appassionati. Segna in tutte le maniere. Se ne va in dribbling seminando avversari, sovrasta i difensori nel gioco aereo e grazie al suo potentissimo sinistro, diventa specialista nei calci piazzati dalla distanza. Nuovamente si fregia di un gol al Milan e lo fa disinvoltamente, di tacco, decidendo la sfida del 2003 al Tardini ed eliminando così i rossoneri dalla lotta per lo scudetto. Il fenomeno Adriano prosegue anche nella stagione successiva e conclusa trionfalmente con il ritorno (da Gennaio 2004) all'Inter per raggiungere in extremis il pass per i preliminari di Champions League, ottenuto grazie ad una sua rete contro gli ex compagni del Parma. L'estate successiva è ricca di soddisfazione per il bomber brasiliano che con la maglia verdeoro conquista la Coppa America battendo i rivali dell'Argentina ai cali di rigore, dopo che lo stesso Adriano aveva messo a segno il pareggio al terzo minuto di recupero. Arrivano gioie anche con i nerazzurri. Conquista definitivamente il posto da titolare a suon di gol. la sua media realizzativa nel biennio seguente è, infatti, spaventosa. Poco meno di un gol ogni due partite e un rendimento sempre crescente che lo eleva a idolo assoluto dei tifosi interisti e non solo. Viene infatti scelto come rappresentante principale del Brasile nella "caccia" al pallone d'Oro e al Fifa World Play. Il suo momento magico prosegue per tutto il girone di andata durante il quale si toglie la soddisfazione della prima doppietta in un derby, segnando la rete decisiva (il gol del 3 a 2) all'ultimo minuto. Proprio quando sembra che nulla al mondo possa fermare questa forza della natura arrivano le prime insicurezze a renderlo "umano". Adriano scende in campo dopo la sosta natalizia con impaccio e goffagine. Sembra bloccato in maniera incomprensibile. Inizia a divorarsi gol facili fino a perdere completamente la fiducia in se stesso. Al termine del girone di ritorno il suo magrissimo bottino è di appena un gol e l'Inter decide di mandarlo a trascorrere un periodo sabbatico in Brasile per fargli ritrovare la serenità, soprattutto psicologica. Non ci sono spiegazioni per quanto sta accadendo a quello che pareva essersi confezionato un futuro nell'elite del calcio mondiale. Moratti, l'allenatore Mancini e tutti i tifosi dell'Interseguono con trepidazione l'evolversi della situazione ma è evidente che il calciatore non è più lo stesso. Alterna prestazioni sufficienti ad altre poco convincenti e mette a segno un solo gol in tutto il girone di andata del campionato 2007-2008 appesantendo il proprio fardello con lo scomodo record dei 100 giorni senza gol. E' chiaro che le cose devono cambiare e il campionato brasiliano sembra la scelta giusta per il "recupero" delle sue qualità. Al San Paolo l'Imperatore torna a giocare con la classe di un tempo e (soprattutto) ritrova l'appuntamento con il gol con una certa regolarità. Adriano pare ritrovato e si decide di "forzare" il rientro dal prestito. Josè Mourinho, l'allenatore dell'Inter nel biennio 2008-2010, lo richiama alla base per puntare alla conquista della Champions League che sfuma agli ottavi di finale contro gli inglesi del Manchester United. In campionato si vedono timidi progressi. Un suo gol di Mano porta in vantaggio i nerazzurri nel derby ma il giocatore agile e potente di un tempo è un lontano ricordo. La frustrazione lo rende colpevole di una reazione esagerata durante il match contro la Sampdoria: Adriano colpisce un avversario con un pugno mettendo a nudo tutto il suo disagio attuale. In Aprile del 2009 l'Imperatore non rientra a Milano dopo una convocazione con la nazionale del Brasile accendendo un "caso" e giustificandosi (qualche giorno dopo) manifestando la sua intenzione di lasciare il calcio. Non trascorre nemmeno un mese che il divorzio con l'Inter, una storia di amore e lacrime, si frattura in maniera definitiva con il suo passaggio al Flamengo. E' la fine del connubio con i nerazzurri. Adriano pare felice di calcare nuovamente i prati della sua terra madre e segna 19 reti nel campionato 2009-2010 conquistando titolo di capocannoniere (aex equo) e il titolo brasiliano. Il suo rendimento tornato altissimo in patria gli solletica la voglia di riprovarci in Italia e la Roma scommette su di lui. Al suo arrivo, il bomber appare appesantito e ingrassato e non riesce a farsi valere. Le chiacchiere sulle sue scappatelle notturne diventano continue e in Brasile gli viene ritirata la patente di guida per sospetta ebbrezza dopo il rifiuto di sottoporsi all'alcol test. I giallorossi ci mettono molto poco ad accantonare l'idea di recuperarlo ad alti livelli e il contratto viene rescisso prima del termine del campionato. La sua amicizia con Ronaldinho gli procura, però, l'ennesima opportunità. Dinho convince i dirigenti del Corinthians ad ingaggiarlo. I tifosi disertano la presentazione del giocatore e Adriano viene accolto dall'indifferenza. Poco prima del debutto resta vittima di un serio infortunio al tendine di Achille ma "in barba" al tutore e al riposo impostogli dai medici, si reca a ballare in un dancing facendo infuriare lo staff bianconero. Chiusa la parentesi dell'ennesima ragazzata, Adriano torna in campo e lo fa molto bene contribuendo alla conquista del titolo per il Corinthians. Dopo la mancata riconferma, l'Imperatore tenta il terzo ritorno al Flamengo ma ben presto comprende di non farcela e pieno di sconforto dichiara di volere abbandonare per sempre il mondo del calcio. sembra il capitolo finale di una telenovela capace di strappare sorrisi e lacrime al tempo stesso. L'Imperatore ha soltanto trent'anni e chi lo ricorda nel suo massimo splendore spera di rivederlo in campo, ancora per qualche anno. Una decisione sofferta la sua che lascia un po' di amaro in bocca. Forse non si è saputo gestire al meglio e ha effettuato scelte sbagliate, non da professionista, ma come dimenticare quando se ne andava via tra due avversari l'Imperatore Adriano con la folla che lo osannava perchè era davvero fortissimo e sembrava che niente e nessuno potessero mai fermarlo.

 

Enrico Bonifazi

(Foto di Zimbio.com)

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