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Bruno Giordano

Del 15/01/2013 di Enrico Bonifazi


Bruno Giordano Attaccante dotato di un tiro potente e di buona tecnica. Cresciuto nella Lazio (con cui vinse il titolo di capocannoniere della serie A), vinse i maggiori trofei con il Napoli di Maradona. Alla fine degli anni settanta restò coinvolto nello scandalo del totonero per la combine di un match a San Siro contro i rossoneri.

Tra i grandi campioni del passato che possono vantare un "etichetta" di nemici storici (in campo, s'intende) del Milan, c'è senz'altro Bruno Giordano. Nato nel 1956 a Roma e cresciuto calcisticamente in una squadra parrocchiale che cedette il suo cartellino alla Lazio per qualche spicciolo e attrezzature sportive, iniziò a soli 13 anni un lungo percorso coi biancazzurri. Si trovò così a far parte della fortissima formazione primavera che, nel 1976, conquistò lo scudetto di categoria. Per lui era pronto un posto a fianco del "totem" Chinaglia. Bruno, ormai diciannovenne, dotato di buona tecnica individuale e di un notevole senso del gol, agiva da seconda punta. Il suo esordio, bagnato dal gol decisivo segnato allo scadere (proprio su assist di Giorgione Chinaglia) nella difficile trasferta di Genova contro la Sampdoria, convinse tutti di aver trovato l'attaccante del futuro. Il giovane Giordano, "ereditò" nel 1976, le chiavi dell'attacco laziale e la maglietta numero 9. Il trasferimento di Chinaglia al New York Cosmos lo costrinse ad assumere alcuni accorgimenti tattici e il vuoto lasciato dal bomber nel reparto avanzato spinsero l'allenatore Maestrelli ad utilizzare Giordano nel ruolo di centravanti. L'esperimento andò alla grande e i numeri parlano davvero da soli in proposito. Bruno Giordano, stallone dal destro potentissimo e abile nel gioco aereo, cominciò a timbrare il "cartellino" del gol con buona puntualità e aumentando progressivamente il bottino anno dopo anno. Al termine della sua quarta stagione con gli aquilotti, il numero 9 si fregiò del titolo di capocannoniere della serie A 1978-79 con 19 gol in trenta partite. Il suo periodo d'oro venne premiato con le prime convocazioni nella nazionale di Enzo Bearzot, dopo un ottimo "curriculum" con l'Under 21 (da fuori quota). Una buona continuità di rendimento lo contraddistinse anche per gran parte del campionato 1979-80 fino all'ingresso negli stadi delle camionette della Guardia di Finanza. Gli ufficiali arrestarono, in contemporanea, prelevandoli dai vari spogliatoi sparsi per la penisola, parecchi calciatori (tra cui lo stesso Giordano) e tesserati delle società coinvolte nello scandalo del calcioscommesse. Una combine accertata sulla partita di San Siro tra il Milan e la Lazio (Giordano segnò la rete-bandiera biancazzurra) portò alla radiazione (in primo grado) del portiere milanista Albertosi e dei laziali Wilson e Cacciatori. Pesantissime squalifiche vennero inflitte anche a Manfredonia e Giordano (1 anno e 6 mesi), oltre a Morini, Chiodi e Montesi che se la "cavarono" con qualche mese di stop. Il presidente del Milan, Felice Colombo, ricevette una squalifica a vita. A questi verdetti si unì la sentenza CAF sulle società che punì Milan e Lazio con la retrocessione fino all'ultimo posto in classifica e quindi in serie B. Era l'estate del 1980 e i processi portarono all'annullamento e smussamento di alcune sentenze nonchè all'inasprimento di altre. Al termine della querelle, Bruno Giordano venne squalificato per 3 anni e 6 mesi. Il polverone sollevato dall'inchiesta oscurò il sole del calcio per due stagioni, fino all'estate del 1982 quando, dopo essersi posato finalmente al suolo, venne "nascosto sotto il tappeto" con un colpo di scopa. L'amnistia, applicata in seguito al trionfo della spedizione azzurra nel Mundial di Spagna '82, portò al perdono dei "condannati" che dalla stagione successiva vennero riammessi all'attività. Giordano, rimasto laziale, si trovò a guidare l'attacco dei capitolini nella serie B 1982-83. La squadra, dopo un lungo duello con il Milan per la testa della classifica (Giordano segnò ai rossoneri sia nel 2 a 2 dell'Olimpico che nella pesante sconfitta per 5 a 1 a San Siro) si classificò al secondo posto riguadagnandosi l'accesso nella massima serie. Il bomber laziale dominò la classifica cannonieri dimostrando di non avere subito danni dall'inattività. Nel biennio successivo, Bruno Giordano segnò 13 reti (8+5) che non furono sufficienti per evitare una retrocessione netta (stavolta sul campo) al termine del campionato 1984-85. Il centravanti romano, ormai ventinovenne e fermamente intenzionato a restare nella massima serie, dopo una breve trattativa con la Juventus (terminata con una fumata nera), venne acquistato dall'ambizioso Napoli del presidente Ferlaino. Dopo un anno di transizione in cui la squadra raggiunse un buon 3°posto con Giordano che al fianco di Daniel Bertoni e Maradona mise a segno 10 reti (una durante la partita di andata contro il Milan e una nel match di ritorno), arrivò lo storico campionato 1986-87 che rappresentò la conquista del primo titolo tricolore per il Napoli e per Bruno Giordano. Iniziò allora la favola della MaGiCa (Maradona, Giordano e Carnevale), un trio di attaccanti ben assortiti e capaci di alternarsi nel decidere le partite. Al termine del campionato, Bruno segnò solamente 5 reti ma di peso specifico altissimo. I suoi numerosi gol in Coppa Italia, contribuirono in maniera decisiva alla conquista del trofeo per un'accoppiata che risulta ancora oggi la più bella impresa mai ottenuta dagli azzurri. Nel 1987-88, la MaGiCa continuò a mietere vittime anche se l'ultima sillaba del nomignolo è rappresentata da Careca che sostituì Andrea Carnevale. Il Napoli partì lanciatissimo verso il secondo titolo consecutivo e un recupero delle rivali pareva impossibile agli occhi degli intenditori. Il Milan di Sacchi riuscì (grazie ad uno strepitoso finale di stagione) ad approfittare di un calo di rendimento dei partenopei, sorpassandoli a tre giornate dalla fine dopo una sfida epica allo stadio San Paolo, vinta per 3 a 2 dai rossoneri. Il malumore contagiò lo spogliatoio campano e l'allenatore Bianchi cambiò aria. Alcuni giocatori in rotta di collisione col tecnico vennero ceduti e tra questi anche Bruno Giordano che passò all'Ascoli. Il bomber non smarrì troppo in fretta il vizio del gol e raggiunse la doppia cifra anche con i bianconeri. Nel 1989-90, passò al Bologna per poi tornare (in chiusura di carriera) nuovamente ad Ascoli. Dopo l'addio al calcio giocato, Giordano tentò di ottenere risultati come allenatore ma faticò a trovare piazze ambiziose e collezionò qualche esonero dopo essersi seduto sulle panchine di squadre prevalentemente in lotta per la salvezza (a volte quasi disperate). Il suo esordio in serie A da allenatore avvenne col Messina ma anche quell'esperienza durò poco. Una storia, quella di Bruno Giordano, agrodolce, macchiata da alcuni problemi familiari e da qualche decisione sbagliata. Il suo percorso professionale, complicato dallo scandalo del totonero, resta comunque invidiabile. Lo stesso Maradona ricorda ancora con stima il compagno della grande impresa tricolore. Un avversario davvero temibile che inferse in molte maniere profonde ferite sportive al Milan e quelle sul campo, malgrado tutto, le ricordiamo ancora con ammirazione.

 

Enrico Bonifazi

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