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Edgar Davids

Del 17/06/2012 di Enrico Bonifazi


Edgar Davids Centrocampista aggressivo soprannominato Pitbull da Van Gaal, l'allenatore con cui vinse la Coppa dei Campioni nell'Ajax, in finale contro il Milan. Giunto a Milano tra mille speranze, venne scartato e frettolosamente ceduto alla Juventus. Il suo rendimento altissimo con i bianconeri aliment├▓ il rimpianto tra i tifosi del diavolo e il suo senso di rivalsa verso i rossoneri.

E' il 24 Maggio del 1995: Milan ed Ajax sono schierate a centrocampo nello stadio di Vienna, in Austria, pronte al calcio d'inizio della finale di Champions League. Scorrono i volti dei protagonisti della sfida accompagnati dalle note dell'inno partorito dal coro di St.Martin in the Field. Nessuno può ancora sapere che, oltre a Frankie Rijkaard (immenso campione capace di regalare incommensurabili gioie ai colori rossoneri in passato), tra i lancieri, sono in campo molti protagonisti (nel bene e nel male) destinati a ridisegnare il futuro del nostro club nel ventennio a seguire. Calciatori come Van Der Saar (storico rivale con le maglie di Juventus e Manchester Utd), Reiziger, Bogarde e Kluivert (acquisti rossoneri pronti a finire nei bidoni della differenziata per il loro rendimento a dir poco imbarazzante), Litmanen (stoccatore implacabile dei nostri colori), Kanu (“cuginastro” anche se per poco) e Clarence Seedorf (abile nell'illuminare San Siro per quasi un decennio con la sua pigrissima classe nella metàcampo avversaria). A chiudere la lista c'è lui: Edgar Davids, il “Pitbull” secondo l'allenatore Van Gaal, suo Mentore, che con questo soprannome striscia l'evidenziatore sulla sua caratteristica principale, quella di "mordere" continuamente l'avversario alle caviglie. Lo ricordo bene infatti quel piccolo “satanetto”, in grado di mettere a fuoco e fiamme il centrocampo del Milan già nelle due partite del girone eliminatorio. Le due squadre, infatti, si sono già affrontate ad Amsterdam e sul neutro di Trieste con il medesimo disarmante punteggio: 2 a 0 per l'Ajax. La finale però è altra storia. La tensione è altissima per la posta in palio e si avanza sui binari dell'equilibrio. Edgar Davids, come un folletto, è reattivo, agile, preciso e molto deciso nei suoi interventi. Appena ventiduenne, sembra avere in mano l'intero centrocampo. Come il Diavolo di Tasmania dei Looney Toons, sembra accompagnato da una specie di tornado in grado di spazzare via ogni ostacolo al suo passaggio. I biancorossi vincono grazie ad una flipperata tra il piede di Boban e Kluivert che mette a segno il gol decisivo ad una manciata di minuti dal termine ma uno degli eroi della squadra olandese è senz'altro Davids. Nato in Suriname e dotato di un fisico poco imponente (alto 1 metro e 69 cm per poco più di 60 Kg), il centrocampista entra nella lista degli acquisti di Galliani e dello staff rossonero che nell'estate del 1996, lo portano a Milanello. Ogni tifoso non può che compiacersi del suo arrivo. Il suo ambientamento però è lentissimo e quasi tutte le attese vengono smentite. Davids, in mezzo al campo, si muove fuori dal coro e sembra in difficoltà perfino nello stoppare un semplice passaggio rasoterra. L'allenatore del Milan, Oscar Tabarez, inizia a relegarlo in panchina, causando il suo conseguente malumore. Il Pitbull s'innervosisce e inizia ad affondare i suoi tackle ben oltre il pallone. Arrivano cartellini rossi pesantissimi che, viste le difficoltà generali della squadra in quella stagione, non fanno altro che spazientire tifosi e dirigenti. Al giocatore viene negata la riconferma e appena due mesi dopo l'inizio del campionato 1997-98, viene ceduto alla Juventus. La mossa appare subito un errore imperdonabile perchè i bianconeri sono una diretta concorrente del Milan nella lotta allo scudetto. Davids, spinto da un ambiente tranquillo (grazie all'ottima classifica) e dalla grande voglia di rivalsa, diventa subito l'idolo dei tifosi juventini. Galliani passa per lo zimbello del calciomercato. Tutti rimproverano all' amministratore delegato la frettolosa cessione del Pitbull. Davids si consolida come pilastro della squadra bianconera. La sua caratteristica principale è la grinta, supportata da ottime qualità tecniche, tutte doti viste col lanternino nella parentesi milanista. Poco meno di due anni prima, proprio la Juventus sconfisse l'Ajax nella finale di Champions a Roma e l'olandese sbagliò uno dei calci di rigore nella “lotteria” finale. Il suo modo per cancellare quel ricordo è impegnarsi al massimo per ottenere una nuova occasione e riconquistare la coppa, magari con la maglia della Juve. Nelle sfide contro il Milan, l'energia del piccolo Davids sembra triplicare. Qualcuno lo chiama il “motorino” per il suo passo spedito e costante in mezzo al rettangolo di gioco. In quegli anni, spesso la Juve riesce ad infliggere pesanti batoste ai rossoneri in partite che vedono Edgar illuminare il gioco, aumentando i rimpianti dello staff di via Turati. Un'operazione all'occhio, a causa di un glaucoma, lo costringe dall'ottobre del 1999 a scendere in campo con occhiali protettivi speciali per non compromettere la vista con traumi durante lo svolgimento del gioco. Gli occhiali diventano la sua etichetta e vengono riprodotti negli stendardi dei tifosi della Juventus e della nazionale olandese. Nella primavera del 2001, arriva però la squalifica del giocatore che viene trovato positivo al nandrolone, uno steroide vietato dall'antidoping. La FIFA blocca il calciatore, impedendogli di scendere in campo con Juve e Orange. A San Siro si ironizza con lo striscione “Juve campione col nandrolone” con riferimenti alla squalifica del Pitbull e ai recenti processi affrontati dai bianconeri per il presunto utilizzo di sostanze dopanti. L'estate successiva, durante un match per il torneo triangolare TIM, Davids e il difensore del Milan Cosmin Contra, danno vita ad una “folkloristica” rissa che lascia trasparire il rancore che nutre ancora il centrocampista del Suriname verso i colori rossoneri. Nei seguenti campionati, la Juventus si aggiudica altri due scudetti consecutivi (2001/02 e 2002/03) e raggiunge la finalissima di Champions League a Manchester proprio contro un “risorto” Milan, reduce da un lustro con tante ombre e pochi raggi di sole. Contro i favori del pronostico, il diavolo domina la Juventus per tutto il primo tempo ma soltanto ai calci di rigore porta a casa un match che pian piano diventa equilibratissimo. Il duello tra Gattuso e Davids viene stravinto dal rossonero ed Edgar, che sperava di portare a casa quella coppa strappatagli di mano proprio dai bianconeri, subisce invece la vendetta del Milan che si prende la rivincita di quella famosa sconfitta viennese contro l'Ajax del Pitbull. Qualcosa si spezza, forse per la delusione, nel rapporto tra il piccolo olandese e Marcello Lippi dopo quel match e nel 2004, Davids lascia Torino per andare a giocare nel Barcellona. Il club azulgrana, con la storico marchio degli olandesi ex-Ajax, vorrebbe riscattarlo al termine del campionato visto il suo ottimo contributo alla squadra ma Massimo Moratti, mettendo sul piatto un'allettante offerta, riesce ad assicurarselo. Così Edgar diventa un nerazzurro, tanto per farsi “odiare” ancora un po' da noi milanisti. La sua metamorfosi però è inversa a quella che lo trasformò in juventino. Davids regredisce, terminando le partite con decine di falli commessi e alternando errori grossolani a prestazioni poco più che convincenti. La sua involuzione si avverte anche nel carisma. Davids sembra spesso spaesato e con pochissime “carte nel suo mazzo”. Smarrite così le chiavi del centrocampo, viene ben presto impacchettato e spedito oltremanica, al Tottenham, dove non riesce però a fare innamorare i tifosi. Dopo la riconferma iniziale, nel gennaio del 2007, il Pitbull torna ad Amsterdam, teatro dei suoi maggiori successi. Amato ed indimenticato, Davids ci mette l'anima e riesce a tornare quell'instancabile motorino ammirato nella Juventus anche se il titolo nazionale sfuma per un solo punto. L'età avanzata, i continui dissidi con allenatori e compagni di squadra, uniti probabilmente alla poca voglia di rimettersi in gioco a 38 anni, determinano il suo ritiro, dopo una brevissima esperienza con la maglia del Crystal Palace. In realtà, tirando le somme, i suoi trofei dopo il primo saluto all'Ajax, sono davvero pochi. Fatta eccezione per tre scudetti in bianconero e una Coppa Italia con l'Inter, la sua bacheca personale resta inutilizzata. Con la nazionale arancione non vince nulla, malgrado i favori dei pronostici inserissero spesso tra le "big" nelle competizioni mondiali ed europee, la sua Olanda. Poco prima del termine della sua carriera, veste anche la maglia del Suriname, per senso di appartenenza, quasi un ritorno alle radici, ovviamente senza frutti. Oggi Davids è un dirigente dell'Ajax, la squadra che lo lanciò in quel gruppo di talentuosi che si sarebbero poi sparpagliati per l'Europa in cerca di altri orizzonti calcistici. Tutto cominciò da quella sera, da cui parte anche il nostro racconto, in quella partita maledetta per i nostri colori, quando subimmo, rabbiosi, il valore di Edgar Davids. Noi tifosi ci innamorammo di lui, senza sapere che la nostra fede ci avrebbe spinto ad “odiarlo" ...sportivamente s'intende.

 

Enrico Bonifazi


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