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Gianluca Vialli

Del 01/04/2012 di Enrico Bonifazi


Gianluca Vialli Grande attaccante della Sampdoria anni 80/90 e della nazionale italiana. Per tutta la carriera rappresent├▓ una "spina" nel fianco per il Milan. Lui e Roberto Mancini erano definiti "Gemelli del Gol". Finale di carriera trionfale, alla Juventus e con i blues, alla conquista dell'Europa.

Capita spesso durante la diretta televisiva di un pre-partita di Champions League, di vedere giornalisti ed ex calciatori in studio, intenti a conversare tra loro a proposito dell'incontro imminente e a “sparare” i loro pronostici. C'è un uomo tra loro, capelli rasati, occhi chiari e una barbetta di pochi millimetri stampata su mento e guance, il suo nome è Gianluca Vialli. Molto prima di apparire in giacca e cravatta nei teleschermi degli italiani, è stato un grandissimo attaccante di Cremonese, Sampdoria, Juventus e Chelsea. Se gli chiedono un pronostico sul Milan, sorride sornione e magari concede un pareggio o una vittoria striminzita tra le ipotesi, così, senza troppa convinzione e lasciando trasparire un sentimento di leggera ostilità nei confronti dei rossoneri. C'è un passato dietro a tutto questo che parte proprio da un ragazzino riccioluto che al campetto di Po di Cremona, inizia a farsi conoscere per le sue qualità calcistiche. Nel 1980, a soli 16 anni, tira i suoi primi calci da professionista nella Cremonese, squadra della sua città. E' Mondonico a lanciarlo in serie B, dove trova le prime reti importanti durante il corso della stagione 1982-83. I lombardi grazie allo splendido tandem offensivo composto da Vialli e Frutti, “galleggiano” in zona promozione fino all'ultimo. Solo una sconfitta nel decisivo spareggio giocato a Roma contro il Catania, impedisce ai grigiorossi di ottenere la promozione in serie A. L'appuntamento però è solo rimandato. La squadra di Mondonico guadagna il pass per la massima serie appena dodici mesi dopo. Gianluca festeggia dopo una grande stagione ma si appresta a salutare la sua Cremona per cedere alle lusinghe della Sampdoria, giovanissima squadra ambiziosa. In attacco andrebbe ad affiancare il grande Trevor Francis e l'astro nascente Roberto Mancini, idolo del tifo doriano. Le soddisfazioni personali faticano ad arrivare. Vialli segna solamente nove reti in due stagioni ma la Sampdoria raggiunge un ottimo piazzamento in campionato e conquista la Coppa Italia in finale contro il Milan. Dopo avere vinto a San Siro per 1 a 0, i blucerchiati si impongono anche a Marassi per due a uno in un clima di festa con Vialli che mette dentro il secondo gol (quello della sicurezza). I doriani si rivelano bestia nera del Milan con quattro sconfitte e due pareggi nelle sei sfide disputate (tra campionato e Coppa Italia) nel biennio 1984-1986. La maledizione sembra proseguire nella stagione successiva. Alla nona giornata, il Milan passa in vantaggio al Ferraris grazie a Pietro Paolo Virdis. La reazione dei padroni di casa non si fa attendere e Vialli, pareggia con un bel colpo di testa. Verso la fine del primo tempo, l'arbitro D'Elia si infortuna ad una coscia ed è costretto a sospendere l'incontro. Una vera disdetta per il Milan, dal momento che nel match di recupero, una pioggia di reti piomba sugli uomini di Liedholm che vengono schiantati con un netto tre a zero. Nel ritorno la sfida è delicatissima perchè vale un piazzamento Uefa. A San Siro però la musica è sempre la stessa e la sinfonia è eseguita alla perfezione dal tandem Vialli-Cerezo. Termina 0 a 2 con il “Barone” Nils in odore di esonero. E' l'arrivo di Capello ad invertire la tendenza al fotofinish. Milan e Sampdoria, appaiate in classifica si giocano, nello spareggio di Torino, la possibilità di qualificarsi per la Coppa Uefa. E' un Milan rimaneggiatissimo e molto operaio in cui nessuno crede (visti i precedenti recenti contro la compagine di Boskov). I rossoneri stupiscono tutti e Vialli e compagni devono arrendersi ai supplementari. La “maledizione blucerchiata” è esorcizzata da Massaro con uno splendido e decisivo colpo di testa. Le belle prestazioni di Gianluca Vialli però, non passano inosservate agli occhi dell'esteta Silvio Berlusconi. Il presidente rossonero inizia un corteggiamento diretto e mediatico con l'obiettivo di portare il campione lombardo a Milanello. Vialli declina l'invito. Non vuole abbandonare il progetto doriano, né separarsi dal suo gemello (del gol) Roberto Mancini. Nel campionato 1987-88, Gianluca regala ai propri tifosi l'ennesimo timbro contro il Milan (che vincerà il tricolore) e la Sampdoria si conferma tra le grandi piazzandosi al quarto posto e conquistando nuovamente la Coppa Italia. Vialli, attaccante rapido e opportunista dotato di un tempismo “svizzero” in area di rigore, diventa anche un punto di forza della nazionale. La sua doppietta contro la Svezia(incontro valevole per le qualificazioni all'Europeo 1988), allo stadio San Paolo di Napoli, lo rappresenta perfettamente. Una con un sinistro spaccamuri e l'altra con un poderoso tiro al volo di destro. Immagini che fanno innamorare il mondo, due invenzioni pregevoli che lasciano sbalorditi. Durante la prima edizione della Supercoppa italiana nell'estate del 1988, la Sampdoria ospitata dal Milan campione d'Italia, passa in vantaggio con un fantastico sinistro in controbalzo di questo straordinario attaccante. I rossoneri sono molto più forti e ribaltano il match vincendo per 3 a 1 ma anche stavolta, Gianluca Vialli, è lo scomodo sassolino nella scarpa che contro i diavoli si trasforma in un vero... demonio. Al termine della stagione 1988-89 arriva una Coppa Italia speciale per Gianluca. La finale di ritorno contro il Napoli si disputa a Cremona, nel “suo” stadio. La Samp ribalta la sconfitta di misura subita all'andata con un nettissimo 4 a 0 e la prima rete la segna proprio lui, davanti al pubblico della città in cui è cresciuto. In quegli anni, l'immagine di Vialli è quella di un ragazzo magrolino con una folta chioma piena di ricci e con i calzettoni arrotolati alle caviglie che mostrano due polpaccetti snelli. Il 1989-90 è un anno speciale per Gianluca. Arriva la Supercoppa Italiana e l'ormai obsoleto quinto posto in serie A ma arriva dallla Coppa delle Coppe la soddisfazione più grande. I blucerchiati trionfano in finale, a Goteborg, contro i belgi dell'Anderlecht al termine di una “battaglia” durata 120 minuti. Entrambi i gol del 2 a 0 finale li segna Vialli che si laurea anche capocannoniere della competizione. Le basi per lo scudetto sono gettate. I gemelli del gol danno molta sicurezza al reparto offensivo e grazie a qualche ritocco in difesa, la squadra ligure inizia la cavalcata verso il primo tricolore della sua storia. Domenica 10 marzo 1991, un Milan lanciatissimo verso la rimonta sui doriani, viene affondato dalle reti di Vialli su calcio di rigore e Mancini. E' la vendetta dei due genovesi adottivi per la sconfitta nella finale di Supercoppa Europea, subita proprio contro i rossoneri, quattro mesi prima. La squadra del presidente Mantovani non vacilla mai e corona lo storico sogno a due giornate dal termine del campionato. Come è prevedibile, i blucerchiati si tuffano con entusiasmo nel mare della Coppa dei Campioni. Con un po' di fortuna raggiungono la finale contro il Barcellona “olandese” di Cruijff. IL match è una vera guerra di nervi e viene deciso solo da un calcio piazzato di "Rambo" Koeman a pochi minuti dal termine dei supplementari. Il rammarico è grande soprattutto per un paio di ghiotte occasioni divorate proprio da Vialli. In campionato, il turnover obbligato dagli impegni in coppa, penalizza la squadra che non riesce a confermarsi nelle zone alte. A San Siro, il passaggio di consegne tra scudettati e futuri campioni d'Italia, arriva con un 5 a 1 spettacolare in cui Vialli, trova solo la microscopica soddisfazione del gol della bandiera. Si chiude il ciclo vincente doriano. Boskov lascia la direzione tecnica a Svenn Goran Eriksson. Gianluca Vialli lascia la Sampdoria e si trasferisce (per la notevole cifra di 30 miliardi di lire) alla Juventus dove disputa una stagione anonima in serie A, compensata da ottime prove nella Coppa Uefa 1992-93, vinta proprio dai bianconeri. In campionato, ha l'occasione di fermare (a tempo scaduto), la corsa del Milan grazie ad un calcio di rigore, concesso generosissimamente da Sguizzato, con i rossoneri in vantaggio per una rete a zero. Sebastiano Rossi respinge il tiro. Nessun tifoso milanista potrà mai dimenticare quell'istante che aprì un enorme crepaccio tra la squadra di Capello e le inseguitrici. Inizia, durante il 1993-94, un breve calvario fatto di infortuni e prestazioni poco convincenti che demoralizzano Gianluca e gli ambiziosi tifosi della Juve. In molti lo danno per finito. Il posto in nazionale non gli appartiene più. Arriva l'incredibile frattura del piede sinistro (piede di appoggio), calciando un rigore all'Olimpico, contro la Roma. Il tiro termina sul palo. Oltre al danno... la beffa. Le cose cambiano incredibilmente con l'arrivo di Lippi e del suo staff. Vialli si presenta irriconoscibile. I muscoli sembrano lievitati e le spalle, sono “pompate” come quelle di un pugile. Sulla Juventus aleggiano sospetti di doping. La squadra torna a vincere lo scudetto dopo dieci anni grazie a prestazioni molto fisiche che sollevano un grosso polverone. Vialli torna a segnare un gol a San Siro contro il Milan, fedele al ruolo di “spina nel fianco dei rossoneri”. Arriva anche la Champions nel 1996. La Juventus sconfigge l'Ajax dopo i calci di rigore sotto il cielo di Roma. Vialli, girato di spalle per non guardare, scoppia in pianto dopo il penalty decisivo. Le lacrime di gioia sanno anche un po' di addio. Gianluca passa infatti nell'estate del 1996 al Chelsea dove chiude una splendida carriera a suon di gol. I blues alzano varie coppe nazionali e ottengono discreti piazzamenti in premier. Quando Gullit lascia la panchina londinese, nel febbraio 1998, a Vialli viene proposto il ruolo di allenatore-giocatore. E' una scelta vincente che porta al successo in Coppa di Lega e nella prestigiosa Coppa delle Coppe. Nel 2001, dopo l'esperienza (solo da allenatore) con il Watford di Elton John, viene licenziato per gli scarsi risultati ottenuti. Questa resta la sua ultima esperienza in panchina. Da allora la sua realtà è televisiva, in veste di commentatore nello studio di Sky. La sua rivalità con il Milan è ancora percettibile. Gli elogi ai rossoneri, anche dopo prestazioni sublimi, restano appese alle labbra. Chissà se un giorno tornerà ad allenare una squadra importante. Molte volte viene accostato alla Juventus o alla nazionale ma si rivelano sempre chiacchiere senza fondamento. Ora le “chiacchiere” sportive sono il suo mestiere, senza rinunciare allo “spadaccino verbale” con Zeman sullo scottante tasto del doping ai tempi della Juve. Meglio ricordarlo in campo Gianluca Vialli, un avversario ostico, capace di impensierire gente come Baresi, Maldini, Tassotti e Costacurta. Un calciatore che rifiutò il Milan per finire, dopo qualche anno, nell'ovile della signora Juve. E' strano vederlo “preso in trappola” da giacca e cravatta. Per chi ama il calcio giocato, resterà quello dai polpaccetti, coi calzettoni abbassati che segnava in tutte le maniere, destro, sinistro e di testa, correndo ad abbracciare Roberto Mancini dopo un gol e che quando era assente per chissà quale motivo da una sfida contro il Milan, a noi rossoneri veniva da tirare un grosso sospiro di sollievo.

 

Enrico Bonifazi

 

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