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Giuseppe Meazza

Del 26/03/2013 di Enrico Bonifazi


Giuseppe Meazza In pochi hanno potuto ammirarlo sul campo ma tutti conoscono il suo nome. Lo stadio di San Siro dal 1979 (anno della sua morte) è intitolato a lui. Vinse due campionati del Mondo con l'Italia e (rammaricandosene) indossò anche la maglia del Milan.

Tutti noi appassionati di calcio abbiamo udito il suo nome almeno una volta ma quasi nessuno ha potuto ammirarne le gesta sul campo. Giuseppe Meazza, minuta e talentuosa "macchietta", nato (nel 1910) e cresciuto nella Milano di Porta Vittoria, ai tempi del pallone fatto di stracci arrotolati e calciato a piedi scalzi, inizia nella prima infanzia a praticare questo sport. Reso orfano di padre dalla Prima Guerra Mondiale, temprato dagli avvenimenti e "scartato" dalle selezioni del Milan perchè gracilino, viene tesserato dall'Internazionale quando è nel pieno dell'adolescenza, dopo avere conquistato Fulvio Bernardini e l'allenatore della prima squadra Weisz. Soprannominato Balilla (come l'omonimo organo di stampo fascista per l'istruzione e l'indottrinamento dei fanciulli) da Leopoldo Conti in occasione della sua partita di esordio, per via della sua giovinezza, mette tutti i dubbi a tacere segnando una tripletta e sbalordendo l'Italia intera con la sua personalità. Il gran passo è fatto. L'Internazionale può mettere in mostra un gioiello considerato tuttora da parecchi esperti il più forte calciatore italiano di tutti i tempi. Purtroppo i contributi filmati dell'epoca sono davvero pochi ma alla stella "Pepin" Meazza, rendono omaggio le immortali parole di giornalisti esteti come Gianni Brera o di "mister" Pozzo (il selezionatore azzurro dell'epoca). Nel 1930, arriva una doppia soddisfazione per Meazza grazie alla conquista del titolo individuale di capocannoniere della nuovissima serie A italiana con 31 reti, ognuna delle quali contribuisce alla vittoria dello scudetto da parte della squadra nerazzurra. Chi è presente in quegli anni non potrà mai dimenticare i suoi dribbling e le sue punizioni ad effetto a scavalcare la barriera. La sua personalissima tecnica nei calci di rigore (con una finta particolare durante la rincorsa) diventa leggendaria. Negli anni trenta, con il fascismo che impone l'utilizzo di nomi italiani per le squadre di calcio, l'Internazionale diventa l'Ambrosiana dopo una fusione con l'US Milanese. Nel frattempo arrivano per lui enormi soddisfazioni con la maglia della nazionale. L'Italia trionfa nel Campionato del Mondo 1934 (disputato in patria) e in quello successivo, giocato in Francia quattro anni dopo. Durante quest'ultima competizione, passa alla storia un suo penalty a causa di un episodio piuttosto singolare. Nel corso della semifinale contro il Brasile, infatti, prima di calciare un rigore, a Meazza si rompe l'elastico dei calzoncini e il tiro dagli undici metri viene da lui effettuato e trasformato reggendoseli con una mano. Nel frattempo era già arrivato un altro tricolore (l'ultimo della carriera) con la maglia interista oltre a due titoli di capocannoniere (1936 e 1938). Purtroppo, a seguire, arrivano alcuni infortuni che ne compromettono il rendimento. Meazza, dopo uno stop forzato di quasi un anno a causa di un problema di circolazione al piede, passa al Milan e poi alla Juventus ma è il periodo della guerra, di Mussolini e per il calcio non c'è troppo spazio. Viene organizzato un Campionato della Guerra che Meazza gioca con la maglia del Varese per passare poi all'Atalanta e concludere la sua storia calcistica (come è ovvio) con un ritorno all'Inter per un finale di carriera più romantico che tecnico. Dopo avere appeso le scarpe al chiodo, Pepin diviene giornalista ed in seguito allenatore (tra le altre, siede sulla panchina del Besiktas nel 1949 diventando il primo tecnico italiano ad allenare un club straniero) pur senza grossi risultati. Decide infine di dedicarsi al calcio giovanile dell'Inter. Un ancora acerbo Sandro Mazzola, ricorda il suo primo incontro con la leggenda Meazza soprattutto per la frase: "In passato ho fatto una cosa di cui mi vergogno... ho giocato anche nel Milan". Dal giorno della sua morte (21 Agosto 1979), lo stadio di San Siro ha preso il suo nome. Del calcio giocato da Meazza non resta nulla se non qualche frase estrappolata da ricordi ed interviste o qualche filmina sui mondiali, ma il suo nome, incatenato alla gloria dello stadio di Milan ed Inter, onora la memoria di un grande campione, di un grande avversario, di un "nemico" storico come "Pepin".

 

Enrico Bonifazi

(Fotografie dal Web)

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