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Jürgen Klinsmann

Del 25/05/2012 di Enrico Bonifazi


Jürgen Klinsmann Attaccante molto potente e dotato di buona tecnica. Fece parte del trio tedesco dell'Inter 1989-1992. Da calciatore ha vinto la Coppa del Mondo e il Campionato europeo con la Germania. Nei derby segnò solo un gol ma riuscì a ferire i rossoneri in altre maniere.

Siamo nell'indimenticabile estate del 1989. Sono trascorse poche settimane dall'epica finale di Coppa dei Campioni tra Milan e Steaua a Barcellona. Il diavolo siede sul trono d'Europa, sottraendo brillantezza all'impresa dell'Inter che si è appena laureata campione d'Italia con un cammino dai numeri record. E'il Milan dei tre olandesi destinato, per un lustro, ad incantare il mondo intero e l'Italia del calcio inizia a sognare un appetitoso derby nella massima competizione continentale. Proprio per tentare l'assalto alla coppa con le orecchie, che come un sole irradia invidia e desiderio dalla bacheca di via Turati, il presidente dal “rubinetto sempre aperto” Pellegrini decide di rafforzare il reparto offensivo. La sua mossa prevede la cessione di Ramon Diaz, argentino non più giovanissimo, per acquistare Jurgen Klinsmann, biondo attaccante dello Stoccarda che in Germania vanta la media realizzativa di un gol ogni due incontri. Dopo Brehme e Matthaus dunque, i cugini calano il tris di tedeschi per ribattere agli “orange” del Milan. Per il centravanti è la grande occasione di giocare nella serie A italiana, il sogno di tutti i grandi calciatori negli anni 90. Il padre panettiere, restio ad accettare la carriera professionistica di uno dei suoi quattro figli, viene convinto dai sempre più convincenti risultati sul campo. Partito da squadre amatoriali e approdato grazie all'impegno e al sacrificio in un grande club tedesco (lo Stoccarda), Jurgen riesce ad entrare nel giro della nazionale. La chiamata di Trapattoni all'Inter è quindi la ciliegina sulla torta di una carriera che sembra in pieno decollo. Le qualità di Klinsmann nel dribbling e nell'opportunismo sottoporta vengono presto confermate sul campo. Le strategie trapattoniane non favoriscono il gioco d'attacco e malgrado questo, il tedesco segna 13 reti nel suo primo campionato nerazzurro. Il bilancio della squadra è tuttavia negativo con il terzo posto in campionato e la clamorosa eliminazione in Coppa dei Campioni ad opera del Malmoe al primo turno. La difficile convivenza con Serena, eroe della precedente straordinaria stagione, salta agli occhi di tutti. Ramon Diaz viene spesso rimpianto per il suo gioco di sponda molto cospicuo che ormai non c'è più. Klinsmann, capace di “ferire” il Milan in svariate maniere più che con i gol, si macchia di un brutto fallo durante il suo primo derby, intervenendo in spaccata su Franco Baresi e colpendolo (involontariamente) all'avambraccio provocandogli una brutta frattura all'ulna. Il capitano resta eroicamente in campo fino al termine del match (vinto dal Milan per 0 a 3) ma rischia di saltare l'importante sfida di Tokyo contro il Medellin per la Coppa Intercontinentale. Fortunatamente un recupero lampo, permetterà al numero 6 rossonero di vincere sul campo quella coppa. Questo episodio, ovviamente, rende Jurgen meritevole di qualche fischio in più durante il derby di ritorno, benchè la stragrande maggioranza di cori biasimevoli provenienti dalla Fossa dei Leoni sia riservata (in quegli anni) a Nicola Berti. L'Inter, riesce a vincere quella partita con un 3 a 1 molto più rocambolesco di quanto si possa pensare e Klinsmann si toglie la soddisfazione di vincere la sua prima stracittadina milanese. Le basi per una grande rivalità sono gettate e proseguono durante l'estate in cui si disputano i campionati del mondo di Italia 90. Germania Ovest contro Olanda si disputa proprio al Meazza, con Van Basten, Gullit e Rijkaard costretti a sfidare i panzer tedeschi dell'Inter per tentare di soffiargli il passaggio ai quarti di finale. E' una specie di derby che vede le due sponde del naviglio scontrarsi nel tifo per obiettivi non riguardanti la fede sportiva ma semplicemente per esprimere affetto ai propri beniamini. I tedeschi si impongono per 2 a 1 con reti proprio dei nerazzurri Klinsmann e Brehme prima dell'inutile rigore della bandiera di “Rambo” Koeman. La Germania continua la sua inarrestabile marcia eliminando Cecoslovacchia e Inghilterra per poi sconfiggere anche l'Argentina nella finalissima di Roma. Durante questa partita, Klinsmann subisce un brutto fallo che costerà l'espulsione al sudamericano Monzon, pesando molto sull'esito finale del match. Al fischio finale, la gioia dei tedeschi è immensa. Dopo tanti insuccessi e sconfitte passate alla storia, la Coppa del Mondo torna in mano alla Germania e per Jurgen il “fornaio”, è il successo più importante della carriera. Dopo le “notti magiche” e il ritorno alla serie A, l'attaccante tedesco riconferma quanto di buono fatto vedere nel campionato precedente, mettendo a segno 14 reti nel torneo, propiziando con un bel cross la rete decisiva di Berti nel derby d'andata e contribuendo alla conquista della Coppa Uefa, sfuggitagli due anni prima quando il “suo” Stoccarda fu sconfitto in finale dal Napoli di Maradona. La bella conquista europea proprio nell'anno in cui i “riflettori di Marsiglia” spengono le luci della ribalta continentale al Milan di Arrigo Sacchi, fanno ben sperare il popolo nerazzurro che sembra avere trovato l'attaccante su cui puntare nel futuro. L'annata 1991-92 però guasta i progetti interisti. In campionato l'Inter di Orrico non va oltre un deludente ottavo posto. L'allenatore si trova uno spogliatoio spaccato in tante parti e i risultati sul campo confermano i tanti problemi. Klinsmann segna soltanto 7 reti (tra le quali il suo unico gol al Milan) e soltanto l'infortunio di Riedle gli fa guadagnare la convocazione agli europei del 1992. Il rapporto con l'Inter termina bruscamente dopo che molti indizi (tra cui il prolungamento del suo contratto) indicavano una sua riconferma. Klinsmann diventa un giocatore del Monaco che grazie ai suoi gol si classifica seconda nella ligue e ottiene il diritto (dopo la squalifica per illecito sportivo del Marsiglia) di partecipare alla Champions League 1993-94. La sua strada verso la finale passa proprio per San Siro che, stavolta, è tutta quanta rossonera. In semifinale il Milan schianta la squadra del principato con uno splendido e memorabile 3 a 0, ricordato anche per una simulazione dell'attaccante tedesco che porta il secondo cartellino giallo a Billy Costacurta, facendo così scattare una crudele squalifica che impedirà al milanista di disputare la finale che, per la cronaca, i rossoneri domineranno suonando 4 scampanate al Barcellona di Cruyff. Dopo l'esperienza monegasca, Klinsmann passa al Tottenham nella Premier ligue. La stampa è tutta contro di lui per la sua fama di “tuffatore”. Il Guardian, un noto giornale londinese, pubblica un articolo intitolato “Perchè odio Klinsmann”. Dopo buone prestazioni nel Mondiale di U.S.A. 1994, inizia l'avventura a Londra. L'attaccante smentisce tutti segnando con impressionante regolarità e diventando il re del merchandising. Viene pubblicato un nuovo articolo dal titolo “Perchè amo Klinsmann” e ancora oggi, i tifosi degli Spurs, ricordano le prodezze del tedesco nella stagione 1994-95. Il Bayern Monaco, acquista Klinsmann nell'estate successiva. La nuova avventura porta alla conquista di una Coppa Uefa e una Bundesliga. In entrambe le stagioni con i biancorossi (intervallate dalla conquista dell'Europeo con la Germania), Jurgen risulta il miglior realizzatore. Nell'estate del 1997 passa alla Sampdoria dove dà l'impressione di essere spremuto fino all'ultima goccia. Incredibili errori in zona gol e una condizione approssimativa, spingono i blucerchiati a sbarazzarsene a metà stagione. Il Tottenham lo accoglie a braccia aperte e il centravanti ripaga la fiducia segnando gol fondamentali per la salvezza dei londinesi. Chiude la sua carriera tra gli applausi del White Hart Lane, dopo avere conquistato il cuore dei propri tifosi. Ora, Jurgen Klinsmann è un allenatore. Ricordiamo tutti le sue sbracciate in quella splendida semifinale vinta dall'Italia contro la sua Germania durante il Campionato del Mondo del 2006. Le sue esperienze poco fruttuose al Bayern e al Toronto, sono comunque bastate a fargli guadagnare la panchina degli United States. La rivalità dunque continua a distanza, in attesa di potere incrociare nuovamente le strade. Klinsmann, che ha vinto tanto da calciatore e che conserva comunque molti rimpianti, lascia in eredità i suoi grandi numeri. Le statistiche non mentono mai. In carriera ha tenuto la media di un gol ogni due partite in tutte le sue squadre ad eccezione dell'Inter. Questo ci fa un po' sorridere e ha il potere di rendercelo un po' più simpatico.

 

Enrico Bonifazi

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