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Stefano Salvatori

Del 17/01/2016 di Irene Benedetti


Stefano Salvatori Dall'Italia alla Scozia passando per Milano.

Romano di Roma, classe 1967, approda al Milan nel settore giovanile  dove  vi rimane per due stagioni (1985-87) per poi essere spedito a fare esperienze nelle formazioni minori.  Inizia la sua carriera agonistica nella Virescit Bocaleone, formazione di  Serie C1, per poi  trasferirsi a Parma in serie B. Mezza stagione tra i ducali con sole otto presenze all’attivo gli valgono la chiamata dalla Fiorentina. La sua prima esperienza in viola nella stagione 1988-89, termina con 23 presenze e 1 rete. Il giocatore si mette in luce per la sua duttilità tattica, Salvatori è infatti in grado di svolgere il ruolo di difensore e centrocampista. L’aspetto non passa inosservato a Sacchi che ama i giocatori in grado di adattarsi, richiedendone l’acquisto per la stagione seguente. Nell’estate del 1989, Salvatori approda al Milan con l’aria del classico ragazzo dal viso tenero e dal carattere dolce. Non ha grilli per la testa,  tipo pacato, con capelli corti, barba tagliata e cravatta sempre apposto come piace al presidente Berlusconi.  In mezzo a una riserva di campioni, riesce a debuttare in maglia rossonera nell’agosto del 1989, in coppa Italia, contro la sua ex squadra,  il Parma. In rossonero collezionerà 23 presenze complessive, così suddivise: 10 in Campionato, 1 in Coppa Campioni, 1 in Supercoppa Europea, 11 in Coppa Italia. Proprio in quest’ultima manifestazione si riserva anche un gol nel tre a zero rossonero che condanna il Lecce all’eliminazione dal torneo. Peccato che quella gara sarà l’ultima giocata in rossonero da Salvatori che nonostante le poche presenze mette nella sua bacheca personale 1 Coppa Campioni, 1 Intercontinentale e 1 Supercoppa Europea dove tra l’altro  ha occasione di partire titolare nella gara di andata terminata a Barcellona sul risultato di parità (1-1). I pochi gettoni non equivalgono alla fiducia del club quindi Salvatori ritorna alla Fiorentina, dove dopo la prima esperienza, rimane per altri due tornei realizzando complessivamente 45 presenze e 1 rete. Nel biennio riabbraccia nuovamente il suo ex compagno nel Milan Stefano Carobbi. Tuttavia, “la viola”  dopo due stagioni consecutive concluse al 12° posto decide di liberarsi di alcuni giocatori, tra i quali Salvatori per poter puntare in alto, ma nessuno sa che nonostante le esose operazioni di mercato condotte dal presidente Cecchi Gori la Fiorentina conoscerà lo spettro della B con un’amara retrocessione conseguita sul campo. Nel frattempo Salvatori scende di categoria, trasferendosi  in serie B a Ferrara tra le file della Spal. Tra gli estensi, nonostante i nomi altisonanti come quelli di Paramatti, Ciocci, Nappi e Soda conosce la prima retrocessione in carriera scendendo addirittura in terza serie. Nel 94’ a sorpresa viene chiamato dal mentore Mondonico per tentare in B, la risalita nella massima serie con l’Atalanta. L’operazione riesce dopo un solo anno  di purgatorio.  A Bergamo, Salvatori, si ferma per un’altra stagione prima di accettare il trasferimento nel campionato scozzese tra le fila dell’Hearts. In Scozia, il calciatore raccoglie il suo maggior splendore di carriera, fermandosi per tre stagioni e vincendo anche una coppa nazionale. Nel frattempo Salvatori già da anni risulta essere non più quel ragazzo dai capelli corti e dalla barba e cravatta sempre a modo ma bensì un Lorenzo Lamas in versione “Renegade”. Capelli lunghi e baffi all’inglese.  Rientra in Italia per concludere la sua carriera nelle serie minori tra le file dell’Alzano Virescit, con cui  ha modo di vivere la prima ed unica annata della propria storia del club  in serie B; in seguito Albinoleffe e Legnago. Dopo 15 presenze anche nelle nazionali italiane giovanili, Salvatori appende le scarpe al chiodo. Convinto da degli amici scopre Malindi del quale si innamora, tentando anche di eseguire un progetto beneficenza con la presenza di Roberto Baggio. Ad oggi di Salvatori non ci rimane che ricordare  la sua chioma lunga di capelli, persa definitivamente per via del tempo che passa velocemente. Per gli scozzesi invece rimarrà "l’Highlander" italiano.

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