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Livorno - Milan 2 - 2

Del 10/12/2013 di


Livorno - Milan 2 - 2 Super Balotelli salva i rossoneri contro il Livorno di Nicola. Partita divertente e ricca di colpi di scena. Un punto che non serve a nessuno e apre tante perplessità per il Milan, vista la prestazione di Zapata e Mexes. L´analisi del match.

Ci si aspettava un Milan carico dopo le ultime buone uscite: una squadra capace di portare a casa il bottino pieno sfruttando il momento delicato degli avversari, viste le voci di un possibile esonero di Nicola da parte del patron Spinelli. Come accadde col Chievo, un pareggio inutile, al termine di un match che andava vinto, senza mezzi termini, in cui rischiamo tanto e siamo anche un pelo sfortunati. Un solo uomo al comando: Mario Balotelli, determinante con la sua doppietta, che sfiora in due circostanze la rete della vittoria, trovando prima un super Bardi, poi mettendo a dura prova la tenuta della traversa con un missile scagliato da fuori area che fa tremare tutt’ora i legni dello stadio toscano. Non che Balo abbia fatto una partita perfetta, ma ancora una volta ci troviamo a commentare le gesta di un campione, un giocatore, capace come i predestinati, di poter risollevare da solo una squadra, con una sola giocata, un solo tiro.

Bravo il Livorno, che ci crede e lotta fino all’ultimo, mettendo a dura prova la nostra difesa e la sopportazione di noi tifosi costretti a vedere lo scempio che combina dietro la banda del buco. Nicola sceglie un 3-5-1-1 per affrontare i rossoneri: difesa guidata dalla sapienza tattica di Emerson, giocatore dal sinistro di seta; centrocampo folto con Duncan, Mbaye, Bigianti, Luci e Schiattarella. Siligardi dietro Paulinho.

Manovra ficcante: lanci lunghi per Paulinho che gioca perennemente sul filo del fuorigioco, Siligardi che cerca di frustrare i sogni di gloria del Milan, con partenze palla al piede, Duncan e Mbaye che sulla sinistra cercano di sfondare con il primo che ad ogni occasione lascia partire la sassata mancina. Gioco fisico, grande corsa, ordine e disciplina tattica con i padroni di casa consapevoli di come dovesse essere attaccato il nostro reparto arretrato.

Allegri continua sulla strada dell’albero di natale, visto il periodo forse e il match nella sua città, un omaggio al clima di feste: Poli ancora terzino destro, Nocerino terzo centrocampista insieme ai soliti Montolivo e De Jong; Kakà e Birsa dietro Balotelli. Gabriel, preferito ad Abbiati in vista della sfida di mercoledì contro l’Ajax, sbaglia qualcosa per una volta: non proprio irreprensibile sul tiro velenoso di Siligardi, copre male sul primo palo sulla saetta scagliata da Paulinho, ma trattasi di errori non particolarmente marchiani, alla luce di una partita condotta con la solita autoritarietà e con buoni interventi che lasciano presagire che per una volta la scommessa giovane fatta dalla dirigenza sia stata presa.

Il Milan crea poco , ma troviamo il vantaggio, fortunoso, con tap in di Balo dopo azione sulla sinistra: un tocco di tacco o di suola che indirizza il pallone in rete con Bardi uscito a vuoto e la difesa toscana immobile. Manovra masticata e lenta, che non trova sbocchi rapidi sulle corsie: troppi tocchi e il Livorno pronto a coprire. Le sbavature dei padroni di casa permettono qualche pensiero pericoloso, ma non siamo abili a sfruttare le disattenzioni della difesa, garantendo ai giocatori di Nicola, continue occasioni per riportarsi in partita. Birsa, scelta tecnica e infortunio, esce a fine primo tempo con l’ingresso del Faraone, e la squadra si assesta con il tridente tanto voluto. Inizialmente Kakà e il 92 si pestano i piedi, partendo entrambi dalla sinistra, ma col passare dei minuti il brasiliano trova spazio centralmente, andando così ad agire sulla zona della trequarti, sebbene prediliga allargarsi sulla destra per cercare di sfruttare i movimenti senza palla di Poli.

Il pareggio di Siligardi riapre i giochi e nella ripresa subiamo anche il secondo goal con Paulinho. Il resto è Balo show, con accelerazioni da pantera, tiri fulminanti e una lectio su come si battano le punizioni, con goal capolavoro che riporta il punteggio in parità. I cambi portano il Milan ad osare: l’ingresso di Niang riporta il 4-2-3-1 con il francese largo a destra, Montolivo e De Jong coppia centrale di centrocampo, Kakà trequartista e Faraone sulla sinistra, con De Sciglio al posto di Poli sulla destra. Tutto giusto, perché il Milan deve portare a casa la vittoria, ma vedendo la partita con attenzione, immagino che la domanda che tutti si siano posti è: perché viene dato ancora spazio a Niang, acerbo e presuntuoso, incapace di segnare un goal che sia uno?

Non troviamo la via della rete, sebbene le occasioni non manchino e torniamo a casa con un punticino e tanti dubbi sulla nostra difesa.

Prima dell’approfondimento sulla coppia dell’anno del reparto arretrato, vogliamo concentrarci un attimo sull’ala francese: in passato ci siamo soffermati su questo giocatore, ma dopo l’ennesima prestazione negativa la perplessità aumenta in maniera esponenziale. Leve lunghe, fisico da gazzella, discreta proprietà tecnica, ha eliminato persino quella roba sulla testa da Gallo Cedrone: terrificante ignoranza calcistica, sbaglia quasi tutte le scelte, giocatore totalmente istintivo che non riesce a sfruttare le qualità che la natura copiosamente gli ha fatto recapitare tramite corriere espresso. Sulla destra dovrebbe sfondare, ma controlli sballati o tentativi di giocata impossibile rendono vano ogni sforzo: il tutto contornato da una incredibile incapacità di metterla dentro. Kakà gli regala un gioiello, da mettere dentro con un semplice tocco di piatto, in corsa. Movimento giusto, scatto bruciante, tiro fuori di molto con peso del corpo sbilanciato e incredulità sua e di chi osserva. A gennaio verrà ceduto in prestito, ma questo giocatore, se il Milan credesse realmente nelle sue qualità, dovrebbe essere spedito per due anni almeno a farsi le ossa in provincia, per capire che il calcio non è fatto di sole magie, ma di concretezza e un minimo di furbizia. L’emblema dello stato confusionale di colui che si spacciò per Traorè in una serata milanese, è il goffo tentativo di simulazione su trattenuta di Lambrughi: roba da cinema di basso livello. Inesperto.

Chiudiamo con i nostri due centrali: corrente alternata per entrambi, tra scatti impressionanti e uscite palla al piede da vero regista, si fanno umiliare in entrambi i goal. Mexes sul tiro di Siligardi aveva un solo compito: chiudere il sinistro all’attaccante del Livorno. Bravo quest’ultimo a tirare la rasoiata, ma anche nelle partite amatoriali del calcio trash domenicale tra amici è cosa nota che il giocatore mancino vada contrastato per eludere il tiro sinistro. A Filippo questa sembra una banalità e decide di affrontare l’avversario a modo suo. Risultato: Goal subito. Zapata ha doti fisiche impressionanti, un allungo da corridore, potenza e agilità: svagato è fargli un complimento. Improvvisa un’interpretazione del fuorigioco che avrebbe fatto impallidire persino Zeman, salendo sempre in ritardo come nel goal di Paulinho. Fosse una volta, verrebbe catalogata come pecca singola e quasi giustificabile: il dramma è che il difensore colombiano ci prova in ogni modo, con tempi sbagliati di uscita, facendo eccessivo affidamento sulle sue capacità di recupero.

Adesso l’Ajax: partita che vale una stagione. I nostri due difensori riusciranno a garantirci per una volta serenità?

Andrea Frau

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